50 Top Pizza 2020: le migliori dieci catene di pizzerie artigianali da non perdere in Italia e in Europa

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Il Teatro Mercadante di Napoli in occasione della serata finale di 50 Top Pizza 2018

Il Teatro Mercadante di Napoli in occasione della serata finale di 50 Top Pizza 2018

 

Le migliori catene di pizzerie artigianali. Può una pizzeria replicarsi? Si può parlare di pizza artigianale quando entriamo in una catena? E’ proprio questo il fenomeno che ha avuto il maggiore boom degli ultimi cinque anni in Italia e in Europa. Ecco perchè 50 Top Pizza ha deciso di creare una categoria a parte selezionando attraverso il voto degli ispettori le prime dieci catene per la edizione 2020.
Ovunque grande attenzione alla materia prima, al servizio, ma soprattutto alla lavorazione che avviene proprio come nelle autentiche pizzerie, senza impasti precongelati e ingredienti di scarsa qualità come ci hanno abituato le grandi catene delle multinazionali. Ecco allora le dieci catene sul podio 2020.

 

Berberè
Una storia di successo familiare, partito con una pizzeria aperta dai fratelli Matteo e Salvatore Aloe a Castel Maggiore in provincia di Bologna e che adesso vanta tredici sedi di cui una a Londra. Un successo che ha alla base la capacità di creare un proprio stile di pizza, riconoscibile, tutto giocato sulla qualità dell’impasto, ben lievitato, e sulla selezione di grandi materie prime senza compromesso. Attenzione al gusto e alla salute, dunque con una replicabilità del modello che, a questi livelli, ha pochi eguali nel mondo. Questo perché si investe moltissimo in formazione e i 160 dipendenti sentono come propria questa grande avventura.

Big Mamma
Mettete insieme due imprenditori parigini Victor Lugger e Tigrane Seydouxe e uno chef napoletano, Ciro Cristiano. Questo strano mix ha prodotto una delle “macchine da guerra” più grandi della pizza di qualità. Il gruppo infatti conta più di 1400 dipendenti e dodici sedi, al momento, tra Parigi, Lille, Lione e Londra. Pasta fresca, dolci, gelati, un’ottima parmigiana di melanzane ma soprattutto pizza. Ogni locale è diverso da un altro con una propria identità e un proprio stile. A Parigi ad esempio, da Ober Mamma al 107 di Boulevard Richard-Lenoir, ci si ritrova piacevolmente immersi nel verde, mentre da Pizzeria Popolare al 111 di Rue Réaumur, famosa per le sue file e i prezzi popolari, proprio come a Napoli, Troverete un locale dove le pareti sono delle bottiglie di alcolici e bibite italiane. Dal 2019 anche pizza a taglio per il gruppo, all’interno de “La Felicità”, un immenso food market di 4.500 metri nel cuore di Parigi. Il filo conduttore di tutti i locali è l’amore per l’Italia, i suoi prodotti e le pizze.

Da Michele
Da Michele a Forcella è sicuramente il locale italiano più conosciuto al Mondo. Dal mito della margherita e della marinara, niente altro se non una fila per godere il sapore ancestrale della pizza napoletana, nasce il progetto Michele In The World che vede impegnati i cugini Daniela e Alessandro Condurro. Al momento sono ben 17 i locali aperti in Italia (Milano, Roma, Palermo oltre che Napoli) e all’estero. Da Londra a Los Angeles, da Dubai al Giappone, primo paese a replicare la formula. Altre aperture sono già nel programma ovviamente rallentato dalla emergenza sanitaria. Ovunque gli stessi fornitori, dalle farine, ai pomodori, al vino e la stessa formula giocata sulla semplicità, appena arricchita da qualche variante rimodulata sulle abitudini del posto. Una catena fortemente identitaria, insomma, che gioca le sue carte nel futuro poggiando sulla propria storia.

Da Zero
Inizia nel 2014 a Vallo della Lucania, nel proprio paese, l’avventura di Paolo De Simone, Giuseppe Boccia e Carmine Mainenti: l’idea è quella di portare su una pizza di stile napoletano l’incredibile biodiversità del 
Cilento, la sub regione meridionale della Campania dove il dottor Ancel Key soggiornò per oltre 40 anni definendo il concetto di Dieta Mediterranea. Da allora il modello è stato replicato a Milano, in una delle tre sedi anche con un po’ di cucina tipica, a Torino e a Matera, con molto successo grazie alla capacità di formare il personale e al gran lavoro di relazione con i produttori locali, dall’olio ai vini, dai latticini agli ortaggi. Pizza ben lievitata e scioglievole, molte scelte di stagione, un livello qualitativo sempre molto alto sono gli ingredienti di un successo di critica e di pubblico in cui nulla dell’anima artigianale di questo lavoro viene sacrificato all’altare della velocità e della omologazione. Insomma, pizza e territorio sì, ma cuoncio cuoncio (piano piano).

Fra Diavolo
Il gruppo nasce nel maggio 2018 per iniziativa di Mauro D’Errico, Gianlucalberto Lotta, Paolo Tranchida e Luciano Monosilio. La prima operazione è stata quella di prendere in capo lo sviluppo del marchio di pizzerie “Fra Diavolo”, fondato da Paolo Tranchida 5 anni prima che aveva aperto 3 pizzerie a Diano, Alassio e Alba. Il gruppo ne acquisisce il marchio e apre la prima pizzeria a Genova nell’agosto 2018. Da quel momento è una crescita continua da Torino a Milano sino a circa undici
pizzerie di stile napoletano classico. Oltre alle classiche, c’è un’ampia scelta di proposte stagionali mentre sui condimenti collabora lo chef Luciano Monosilio che è responsabile del settore cucina per gli altri locali del gruppo. Ampia scelta di birre e buona di vini, attenzione maniacale ai prodotti, i fondamentali provengono dalla Campania, servizio attento e professionale.

Grosso Napoletano
Base madrilena per i locali di questa catena, ma anche Valencia, per un totale di otto locali che parlano italiano, anzi napoletano. L’arredamento potremmo definirlo “post industriale”, design, mattoni rossi a vista, tavoli in legno senza la tovaglia.  L’impasto è realizzato con farine italiane, 48 le ore di lievitazione. Al centro la pizza è sottile, morbida ed elastica, con bordi spessi e soffici. Gli ingredienti per le farciture sono importati direttamente dall’Italia, dal pomodoro San Marzano fino al Parmigiano Reggiano. Tra le proposte troverete anche il “Calzone”, nella farcitura classica con mozzarella, pomodoro, salame, ricotta e peperoncino, una vera chicca. Molto buona anche la proposta dei dolci tra cui l’immancabile e ben fatto Tiramisù. La carta del bere, più birre che vino, è un mix tra Italia e Spagna. Cortesia e garbo per un servizio giovanile e informale.  Prezzi sotto la media delle grandi capitali europee, tenendo conto anche della grande qualità della materia prima utilizzata.

Luigia
Luigi Guarnaccia ed Enrico Coppola sono i due fondatori di questa catena. Innamorati del cibo italiano, hanno deciso di trasmettere questa loro passione per lavoro. Gli ambienti dei locali hanno linee moderne e di design. L’impasto riposa tra le 56 e le 72 ore prima di diventare pizza. Untuoso e leggero, grazie ad una farina 100% da grano italiano. Le farciture sono una selezione del meglio dei prodotti del Bel Paese, dal prosciutto di Parma DOP al fior di latte di Agerola, fino al pomodorino del Piennolo DOP. Imponente la scelta dei dolci, molto ben fornita anche la proposta del bere, con la chicca della carta per gli aperitivi. Plus per il menu rivolto ai bambini, ed in generale all’attenzione verso i più piccoli. Oltre alle pizze e ai deliziosi fritti, troverete anche ottimi primi e secondi, sempre con materie prime super selezionate.

Pizza Pilgrims
Dodici sedi a Londra ed una ad Oxford. Non male per Thom e James Elliot che erano partiti vendendo le pizze sulla loro Ape. Proprio per ritirare il loro tre ruote in Calabria, hanno fatto un viaggio a ritroso, che li ha poi riportati a Londra, attraverso l’Italia della pizza. Hanno appreso tecnica, conosciuto prodotti, stretto relazioni con pizzaioli. L’idea, poi realizzata, era quella di avere una pizzeria su ruote. Grande successo, grazie ad un prodotto ottimo, che da lì a poco, li ha portati ad aprire la loro prima pizzeria non mobile. Da quel momento un’ascesa inarrestabile e un’apertura dietro l’altra. Pizza di stampo napoletano e prodotti italiani di qualità. Un servizio giovanile, informale e sempre molto veloce, accompagnerà la vostra pizza dai “Pilgrims”. Anche Birra e vino (servizio al calice per i vini, di solito 4 o 5 in carta) parlano Made in Italy. Ottima la proposta dei cocktails, con l’immancabile Spritz, sempre in carta.

Saporè
Renato Bosco è uno dei protagonisti della rivoluzione della pizza italiana. Da San Martino Buon’Albergo alle porte di Verona alla città scaligera e poi, via via, con nuove aperture. Il re del Crunch, ottenuto con raffinate tecniche di lavorazione, si è affermato anche grazie alla incredibile capacità di abbinare i condimenti sulla pizza partendo da una pignola ricerca della qualità, senza compromessi, ad un senso innato per i sapori. Fare la degustazione in uno dei suoi locali è sempre una bella esperienza. Grande impegno nella formazione, che sia semplice asporto o pizza al tavolo, il personale è ovunque gentile, preparato e motivato. Ampia la scelta del beverage. Una formula dunque replicabile ad alto livello proprio per le caratteristiche stesse con cui è stato impostato il locale madre. Da non trascurare, quando sono disponibili, gli altri lievitati che sono la grande passione di Renato Bosco.

Sorbillo
A Napoli, il viaggio da via dei Tribunali al Lungomare è stato lungo, non si replica facilmente in una città ricca di storia e di personalità come Napoli. Ma da Napoli a Milano e poi a Roma, New York e Miami è stato tutto più facile e veloce.
Sono attualmente sette le pizzerie che portano il nome del giovane pizzaiolo dei Tribunali che ha avuto il merito di fare simpatia grazie ai social e alla tv della pizza tradizionale napoletana a ruota di carro.
La formula è giocata sul numero sette, le pizze, le birre, i vini, anche se non mancano le varianti a seconda della realtà in cui si trova ad operare. Una cosa è certa, il fenomeno della fila, ovviamente prima dell’emergenza sanitaria, è sempre una costante anche in città abituate alla prenotazione. La pizza è semplice, a impasto diretto e ben lievitata, con fornitori di qualità. Una storia di successo che, mantenendo il carattere artigianale del prodotto, si replica per il piacere degli appassionati.

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