
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Angelo Gaja
Gentile direttore,
desidero fare un commento in merito agli interventi dei presidenti nazionali di categoria apparsi sul Corriere
Vinicolo n.49/50 del 2010.
LAMBERTO VALLARINO GANCIA, presidente Federvini, sostiene che “il consumo del vino, degli aperitivi, dei liquori, dei distillati è parte di quel patrimonio di conoscenza, cultura, tradizione, collegabile allo stile mediterraneo”.
Si corre il rischio di fare confusione: non soltanto tra dieta mediterranea e stile mediterraneo, ma anche tra alcool ed alcool. Solamente il vino ha profonda valenza culturale ed è parte integrante della dieta mediterranea. L’alcol contenuto nel vino, da 9.000 anni ininterrottamente e con le stesse precise identiche modalità, si forma ad opera dei fermenti secondo processo biologico e naturale. Non vale altrettanto per l’alcol degli aperitivi, distillati, liquori, soft drink. E’ una differenza profonda e sostanziale che non si può continuare ad ignorare.
MAURIZIO GARDINI, presidente Fedagri-Cofcooperative, sostiene che “non vogliamo la riduzione delle tasse ma il miglioramento dei servizi che paghiamo”. La richiesta è doppiamente di buon senso. Gli imprenditori che non ricevono sussidi e pagano per intero le tasse facciano anch’essi le loro richieste. Sostiene che “diffidiamo invece da quelle che definiamo politiche di sussistenza come la vendemmia verde che premia chi distrugge la produzione già in campo e che può portare i produttori a distruggere i vigneti”. La vendemmia verde, attuata per la prima volta nel 2010, ha reso consapevoli i viticoltori della destinazione dell’uva. Produrre per distruggere offende la loro dignità. E’ il segno positivo di una ritrovata moralità dopo che per oltre 30 anni gli amministratori di una parte delle cantine sociali italiane avevano mandato alla distillazione/ distruzione centinaia di milioni di ettolitri di vino senza che la loro dignità ne fosse offesa.
SERGIO MARINI, presidente Coldiretti, sostiene che “si debba riaprire il negoziato al fine di rimettere in discussione la pratica dello zuccheraggio”. L’OCM vino, dopo lungo negoziato, ha introdotto misure atte a riequilibrare il mercato del vino. Non fu possibile allora eliminare la pratica dell’arricchimento (zuccheraggio, mosto concentrato rettificato) che costituisce la causa prima della sovrapproduzione di uva, incoraggiandola, esasperandola, dando la certezza che sarà poi possibile correggere in cantina le carenze imputabili ad una viticoltura di rapina. Aveva visto giusto Bruxelles nel volere contrastare la sovrapproduzione perché questa costituisce la piaga che deprime il prezzo dell’uva ed abbatte il reddito dei viticoltori. Riaprire il negoziato in favore del MCR è una causa persa, nasconde sicuramente altri obiettivi. L’Italia si faccia invece paladina di un atteggiamento virtuoso: riconosca senza esitazioni la praticità e la bontà della pratica dello zuccheraggio, ma chieda che in Europa essa venga tassata e che i proventi vengano destinati all’educazione ed alla diffusione del corretto consumo del vino presso le nuove generazioni.
Lettera pubblicata sul Corriere Vinicolo n.1/2 (10 gennaio 2011)
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