Anteprima Benvenuto Brunello 2023: impressioni ed assaggi dell’annata 2019

Pubblicato in: I vini da non perdere
Benvenuto Brunello - Annata 2019

di Raffaele Mosca

Ritorno alla normalità dopo due annate anomale: con la 2019 si apre per il Brunello di Montalcino un triennio felice, forse non eclatante come il biennio 2015-2016, ma di grande regolarità.

Il responso su questa edizione di Benvenuto Brunello è abbastanza semplice: il 2019 non è l’annata delle meraviglie come la 2016, ma quella delle certezze. Un millesimo figlio di questa nuova era in cui le temperature medie sono inevitabilmente aumentate, ma che, a differenza di altri, non ha fatto registrare grandi picchi di calore o periodi particolarmente siccitosi. Un po’ di pioggia agli inizi di settembre ha ritardato la vendemmia di alcuni giorni, promuovendo un ritorno ad un andamento  “classico”, seppur con tutte le differenze derivanti dai vari versanti della denominazione.

Ecco, forse il dato più importante di quest’anno è che le divergenze tra i vari territori che compongono l’areale di Montalcino sono emerse in maniera più chiara del solito, il che ci rammenta quanto utile sarebbe la creazione di U.G.A. sullo stile del Chianti Classico. A brillare particolarmente è tutto il settore nord: Montosoli, Canalicchio, ma anche i crinali subito ad ovest del paese. Tutte zone dove il Brunello perde parte della sua terrositá e si arricchisce di frutto croccante, acidità sanguigna, finezza silvana e floreale. Forse sono gli unici ‘19 che mostrano davvero affinità con le controparti dell’acclamata ‘16, mettendo insieme piacevolezza immediata e materiale per i lunghi invecchiamenti.

Meno omogeneo, invece, il comportamento nei quadranti sud: qualche naso un po’ cupo e alcol non sempre integrato alla perfezione in zona Castelnuovo dell’Abate e Sant’Angelo in Colle. Qui ci sono più somiglianze con annate calde come la 2015, anche se, poi, i veri fuoriclasse riescono  a smarcarsi dallo stile precoce e potente.  Poggio di Sotto porta a casa un Brunello annata da lunghe maratone; Da Giodo, Bianca Ferrini e consorte plasmano un Brunello d’eleganza quasi ineffabile: più Borgogna che Montalcino per finezza aromatica e leggerezza del tratto, forse il migliore prodotto in questo quinquennio in cui l’azienda ha scalato la piramide qualitativa, posizionandosi a un passo dai mostri sacri.

Bene anche La Casaccia di Franceschi, piccola realtà emergente nata da un progetto della nuova generazione della famiglia de Il Poggione. La zona è quella boscosa e ancora quasi vergine al di sotto del Passo del Lume Spento, il punto più alto del comune, situato poco a sud del paese e prima di Castelnuovo e Sant’Angelo.  Pendii boscosi e altitudine significativa – 450-480 metri –  rendono la zona particolarmente promettente per gli anni a venire, e non è un caso che nomi come Gaja e Antinori abbiano rilevato vigne nelle vicinanze.

Più ad ovest, il calore del versante che guarda la Maremma si fa sentire. Alcuni produttori riescono a convogliarlo in vini immediati, di pronta beva, come quelli di Camigliano o Elia Palazzesi. Una piccola sottozona, però, emerge su tutte: è quella di Tavernelle / Santa Restituta, nota soprattutto per i tenimenti di Soldera e Gaja (che chiaramente non partecipano a Benvenuto Brunello). Caprili ha tirato fuori un vino stupendo dalle vigne assolate ma abbastanza alte di questa enclave: suadente, mediterraneo, ma anche tonico, equilibrato, adatto al riposo in bottiglia.

Il quadro generale, insomma, è molto allettante e, per quanto non tutte le etichette abbiano lo stoffa della grande annata, la qualità media è nettamente superiore rispetto ai due millesimi precedenti. La buona notizia c’è anche sul fronte della quantita: è stata un’annata abbondante – a tratti un po’ troppo – e permetterà di compensare perlomeno in parte la scarsità di alcuni millesimi più “magri” che sono seguiti.

Detto questo, ecco i migliori Brunello di Montalcino 2019:

 

Patrizia Cencioni – Ofelio

Cominciamo con un vino che mette in evidenza la materia dell’annata senza, però, apparire troppo muscoloso. Attraente già dal naso, con sentori di caffè e humus alternati  a more, liquirizia e anice. Imponente, ma rinfrescato da acidità pimpante, con tannini ben estratti e ritorni balsamici nel finale equilibrato.

 

 Uccelliera

Si prosegue con un must della zona di Sant’Angelo in Colle: Uccelliera esibisce un profilo abbastanza canonico, con ciliegia croccante e tabacco, erbe disidratate e qualche accenno selvatico nelle retrovie. Tannini ben estratti sostengono la struttura solida e allentano la presa nel finale al sapore di arancia sanguinella. Apprezzabile da subito in accoppiata con una bella bistecca al sangue, ma anche promettente a lunga gittata.

 

Sanlorenzo

Vino con stoffa da annata classica quello di Luciano Ciolfi, uno dei migliori vigneron ilcinesi.  Da parcella a 500 metri sul mare, gioca su toni accattivanti di lampone, liquirizia ed anice, con sottofondo silvano. Raffinato e slanciato – per quanto giovanilmente contratto – sfuma su erbe balsamiche e violette.

 

Mastrojanni – Vigna Loreto

Lamponi e creme de cassis cedono il passo a legno arso, erbe aromatiche e cenni ematici, dando forma a un naso tipico della zona sud-est. Coerente al palato, con un tocco di arancia amara che smorza la struttura e tannini ben estratti a contrasto, sfuma lungo e aggraziato.

 

Talenti – Piero

Fascino classico di un vino che gioca su tonalità di bosco e macchia più che sul frutto, emanando la potenza della zona della zona di Sant’Angelo in Colle, ma con grande nerbo a sostegno della struttura solida. Tannini giovanili e pimpanti accompagnano la progressione fino al finale in bilico tra frutto scuro e ritorni silvani.

 

San Polino – Helichrysum

Solare ma non eccessivo: erbe balsamiche, spezie e un filo di tostatura incorniciano ciliegie mature e pot-pourri. Concessivo, espansivo, con giusto pizzico di tostatura da rovere sul fondo, ma anche il giusto tenore acido e tannini ben amalgamati, sembra già pronto, ma non c’è motivo di affrettarsi a stapparlo. Insomma, un gran bel conseguimento per una delle prime aziende biologiche della denominazione.

 

San Filippo – Le Lucere

Un’etichetta abbastanza rara, assaggiata fuori salone. Siamo nella zona “clou” del versante Nord-est e il vino, per quanto moderno in termini di stile di vinificazione, con passaggio in barrique e tonneaux, convince per purezza e finezza molto “nordica”. Legno e arso e ferro incorniciano fragole, gelsi e liquirizia, preannunciando un sorso suadente, succoso, con giusto un pizzico di spezie da rovere che s’intreccia con fruttini rossi e arancia amara. Tannini decisi ma già ben fusi nel corpo, finale lungo e suadente.

 

La Casaccia di Franceschi

Una new-entry di tutto rispetto: in bilico tra classicismo e “new wave”, con profumi di frutti neri alternati a humus, legno arso, qualche accenno balsamico. Notevole per equilibrio tra frutto, terrosità e acidità tonica derivante dall’altitudine non indifferente del vigneto (più di 450 metri). Molto espressivo adesso, ma ha ulteriori margini di miglioramento.

 

Ridolfi

Sempre Nord-est, ma con uno stile assai diverso rispetto a San Filippo. Gianni Maccari, attuale enologo, ha lavorato per tanti anni da due icone come Poggio di Sotto e Salicutti. Macerazioni lunghe e affinamento in botte grande plasmano un vino di grande trasparenza, con profumi di arancia amara, mentolo, pot-pourri e giusto un accenno terroso. A un tempo aggraziato e profondo, con tannini tonici a supporto della progressione, sfuma lungo su arancia rossa, erbe balsamiche e accenni terragni.

 

Pietroso

Sul versante ovest della collina del paese, la famiglia Pignattai coltiva pochi ettari su un pendio alto e molto scosceso. Insieme ad altre parcelle dal versante Est, danno vita ad un Brunello dal piglio quasi “nordico”: ematico e selvatico sulle prime; poi soave di frutti rossi e fiori. Agrumato, salino, con tannino di moderato peso – ma incalzante – che accompagna la progressione fino alla chiusura di rara finezza.

 

Capanna

Ancora Nord-est con una vecchia gloria ilcinese, che sfodera un vino classico, terragno in apertura e poi fresco di ciliegie scure, anice e liquirizia, con un soffio di caffè a completare. Ampio ma tonico, l’ acidità guizzante che sostiene la progressione fino alla chiusura salina e balsamica, di grande raffinatezza.

 

Canalicchio di Sopra – Vigna Montosoli

L’anno scorso era stato il vino preferito in assoluto dal sottoscritto: quest’anno paga solo lo scotto dell’annata più materica e non ha avuto il tempo di distendersi del tutto. In ogni caso gli aromi sono inebrianti: legno di sandalo, spezie orientali, caffè, frutti rossi e fiori in sottofondo. Il palato, invece, è giovanilmente contratto, con un tannino che, andando ad assestarsi, lascerà emergere l’anima suadente di Montosoli. Abbiate pazienza.

 

Fuligni

Assaggiato da botte l’anno scorso, lo ritrovo in forma smagliante, con un naso ammaliante di viole, marasche, erbe officinali e arancia amara. Aromi allettanti che preannunciano un sorso falso-morbido, con il frutto che ingloba i tannini cesellati e rimandi all’ arancia rossa in sottofondo. Meraviglioso da subito.

 

Caparzo – La Casa

Tutto il fascino di Montosoli in un vino di grande eleganza : lamponi, melagrana, liquirizia, legno di sandalo e fiori a volontà. Gentile e profondo allo stesso tempo, giocato sul frutto scuro e puro, con accenni balsamici a dare finezza alla progressione suadente e di lunga gittata. Irresistibile adesso e ancora meglio in prospettiva.

 

Franco Pacenti – Rosildo

Un’altra star del versante che dal paese scende verso est. Profumatissimo: gelatina di ribes, fiori rossi, anice e giusto un accenno di sottobosco. Di facile comprensione da subito, ma con energia sufficiente a garantire lunga vita. Tannini magistralmente estratti e guizzi agrumati prolungano un sorso di splendida souplesse.

 

Salvioni

Cantina nel cuore di Montalcino, vigneto ad est del paese ( e che ve lo dico a fare!). Produzione molto limitata per un fine wine parecchio ambito dagli intenditori, che presenta un profilo classico, con profumi terrestri alternati a melagrana ed erbe balsamiche. Tannico, mordente, austero al punto giusto, con bel frutto croccante nelle retrovie e acidità guizzante. Da comprare adesso – ammesso che riusciate a trovarlo – e stappare tra un decennio.

 

Poggio di Sotto

Erbe aromatiche, cuoio e fumo s’intersecano con amarena e pot-pourri. Il tannino arrembante si fonde con la splendida materia fruttata tipica di questo vino-icona, che è sempre austero e gentile allo stesso tempo. Arancia sanguinella e qualche cenno terroso definiscono la chiusura lunga ed energica. Fuoriclasse in fase adolescenziale.

 

Caprili

La zona è quella di Santa Restituta: un’enclave nel cuore del versante sudovest dove altitudine e suoli ricchi di alberesi forgiano vini solari e allo stesso tempo tonici e longevi. Caprili è un po’ l’archetipo del Brunello di zona: freschissimo di fragola, arancia rossa e melograno, con giusto un accenno di sottobosco ed erbe aromatiche. Puro, sinuoso, con tanta materia avvolgente e solare, ma anche acidità guizzante e tannino incalzante che dà profondità al sorso di straordinario equilibrio.

 

Giodo

Montalcino o Gevrey-Chambertin? Me lo domando davanti a questo spiazzante: un condensato di lamponi, more, rose rosse, lavanda e spezie orientali. Setoso e snello, morbido senza essere cedevole, con freschezza di arancia sanguinella a sostegno, tannini filigranati e una chiusura lunghissima tra spezie, frutto rosso e pot-pourri. Moderno si, ma di finezza strabiliante.

 

Gianni Brunelli 

L’azienda è poco più a sud del Greppo di Biondi-Santi, sui crinali che discendono dal nord verso il sud. La zona è una sorta di cerniera tra due quadranti e, per questo, il vino combina potenza e freschezza come pochi altri. Il frutto è nitido, pieno: emerge sempre più chiaro con l’ossigenazione nel bicchiere, ma non sovrasta mai la parte raffinata di terra bagnata, legno arso, erbe balsamiche, violetta e spezie scure. Pieno si, potente si, ma con splendida freschezza e tannini pressappoco perfetti a sostegno della progressione comunque fluida ed armoniosa. Perfetto da bere ora in accoppiata con una bistecca o della selvaggina, ma anche adatto ai lunghi invecchiamenti.

 


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