Aurelio Settimo e i profumi del Barolo di La Morra

Pubblicato in: I vini da non perdere

di Simona Paparatto

La Morra è posta su una collina di 531 m di altitudine. Qui vi è il Belvedere di Piazza Castello, un fiabesco punto panoramico che stringe a sé tutto il territorio delle Langhe.

È “la parte meridionale del Piemonte, a ridosso delle Alpi Marittime e dell’Appennino Ligure”, con formazioni geologiche complesse. Le favolose distese collinari, derivano dall’epoca recente del Messiniano, tra 7 e 5 mln di anni fa, quando dai profondi fondali marini esistenti, il cosiddetto mare delle langhe, iniziarono a formarsi le Marne di Sant’ Agata Fossili (qui tipiche e sabbiose), rocce sedimentarie calcareo-argillose con importanti presenze di sabbia e limo, “che hanno avuto origine da una lunga e tranquilla decantazione.”
Patrimonio mondiale dell’umanità, La Morra è parte integrante della zona del Barolo ed occupa una posizione di primaria importanza, sia per l’estesa superficie vitata, che per “il prestigio di cui godono molte delle sue vigne: Brunate, Cerequio, Rocche dell’Annunziata, furono classificate di prima categoria nella Carta del Barolo di Renato Ratti”.
Appena prima di entrare in La Morra, ecco la frazione Annunziata. L’intera sua area ricopre una superficie di circa 30 ha. Vi si erge il complesso romanico-barocco dell’ex- Abbazia benedettina di San Martino di Marcenasco e poco distante, ha sede l’azienda vitivinicola Aurelio Settimo, a cui ho fatto visita nel febbraio 2020.
Quella mattina, l’atmosfera densa di una suggestiva nebbiolina, impreziosiva le onde morbide dei vigneti. Mi accolse Francesca Destefanis, nipote di Tiziana Settimo, produttrice dell’azienda e figlia del fondatore Aurelio, scomparso nel Marzo 2007. “La
nostra famiglia iniziò l’attività agricola con il mio bis nonno Domenico, nel 1943. Inizialmente ci si dedicò ad una agricoltura mista quindi, non solo vigneti, ma anche alberi da frutto e nocciole, con allevamento di animali da cortile. Quando egli venne a mancare, mio nonno Aurelio, realizzando che i terreni e l’intera zona erano dotati di grande potenziale, decise di dedicarsi solo alla vigna, vendendo le uve alle cantine limitrofe e tenendo solo una piccola parte per il consumo familiare. Lavorando con grande dedizione, capì che la vitivinicoltura era il suo mestiere “. Fu così che, nel 1962 nacque ufficialmente la prima etichetta di Aurelio Settimo con la parziale vinificazione delle proprie uve.

A partire dall’annata 1974, le uve vennero vinificate totalmente. Si continuò a lavorare in modo tradizionale, con l’impiego di botti grandi e con una costante attenzione verso la materia prima e nella continua ricerca della qualità. Rispetto a quegli anni le tecnologie si sono evolute, ma sostanzialmente, il sistema di vinificazione è rimasto il medesimo, essendo stato tramandato di generazione in generazione. Tutto, dunque, ha avuto inizio dal pioniere Aurelio!
Quando arrivai in azienda, erano da poco terminate le operazioni di potatura e torcitura e Francesca mi spiegava come la zona fosse ottimamente ventilata e quanto l’alta umidità che vi era in quel periodo, favorisse la piegatura del tralcio. “Il Dolcetto è quello più semplice da lavorare in fase di torcitura, poiché il suo tralcio è più morbido rispetto a quello del Nebbiolo “.

Le viti non vengono mai bagnate: ci pensa il terreno a dare il giusto apporto d’acqua, attraverso le piogge e con l’aiuto della neve che, penetrandovi poco per volta, permette alla pianta, che ha le radici profonde, di avere una risorsa d’acqua anche durante l’estate.
Inoltre, per dare protezione dal forte calore estivo, in quel periodo si esegue la trinciatura, lasciando in avanzo un poco d’erba. In Bassa Langa, quando gela è sempre in misura minore rispetto alla zona più alta, quindi la vite non subisce traumi particolari. Si diserba meccanicamente ed i concimi sono organici minerali (letame naturale). Vengono utilizzati fitofarmaci chimici quali rame e zolfo. Si lavora, dunque, secondo le regole della Lotta Guidata ed Integrata. La vendemmia avviene manualmente e le uve sono raccolte in cassette.
In cantina la vinificazione è tradizionale con macerazioni medio-lunghe che vanno dagli 8- 10 giorni per il Langhe Nebbiolo, ai 18-20 giorni per il Barolo Rocche. Tutto avviene a cappello sommerso con rimontaggi e follature frequenti. Vengono utilizzati lieviti selezionati. “Le vasche di cemento vetrificato si utilizzano dai tempi di nonno Aurelio, in quanto egli stesso decise di continuarne l’uso, anche nel pieno avvento dell’acciaio”.
All’interno di queste il vino rimane sempre ben protetto, fungendo da culla ideale per la fermentazione malolattica. Le botti sono grandi, di rovere francese di Allier e Never, mai nuove, ma di età minima di 10 anni.
I vini prodotti sono: Dolcetto d’Alba; Rosato SETT (50% dolcetto e 50% nebbiolo), fresco dagli ampi profumi di ciliegia e piccoli frutti rossi, che vede solo acciaio; Langhe nebbiolo; Barolo DOCG; Barolo DOCG Rocche dell’Annunziata; Barolo DOCG Riserva Rocche dell’Annunziata (nelle annate speciali); una grappa di Barolo (non prodotta in azienda, ma con vinacce proprie) ed un vino da uve stramature, il TUT A MAN: “abbiamo deciso di fare anche un vino da uve stramature, poiché siamo, sì, un’azienda di tipo tradizionalista, ma siamo anche particolarmente curiosi di sperimentare!”. Il Dolcetto ed il Langhe Nebbiolo affinano esclusivamente in cemento vetrificato. Aurelio Settimo è il secondo produttore per estensione con 5,67 ettari totali coltivati a
Dolcetto d’Alba (0,9 ha) e la restante parte a Nebbiolo da Barolo, di cui “3,42 nel cru Rocche dell’Annunziata, a 270 metri di altitudine, i cui vigneti di proprietà, si trovano nella valletta di fronte alla borgata Torriglione, con esposizione SUD-SUD OVEST, particolarmente soleggiata e riparata dalla collina di San Martino”. L’esposizione è SUD- EST per i vigneti di Nebbiolo atto alla produzione del Langhe Nebbiolo e del Barolo classico, la cui vigna è stata totalmente reimpiantata. Questi vigneti hanno un’età compresa tra 18 e 40 anni.

La Morra concede vini di grande espressione di profumi grazie, soprattutto, alla conformazione geologica dei terreni. Aurelio Settimo produce vini austeri e corposi, ma al contempo gentili, aggraziati, di ineguagliabile finezza ed eleganza. Ciò è possibile
anche grazie al particolare microclima ed all’esposizione delle vigne che sono baciate dal sole dall’alba al tramonto!
Oltre alla capacità, alla conoscenza ed alla costanza, il fattore discriminante, che ha permesso a questa, come a diverse altre meravigliose realtà langhiane, di tramandare nel tempo lo spirito produttivo tradizionalista, è la grande e radicata passione per questa terra, per il lavoro che dona, per la famiglia, “nel rispetto di tutto ciò che è stato fatto prima!”
Di seguito brevi note degustative di due dei vini in assaggio in cantina:

Barolo DOCG 2010 (Nebbiolo in purezza)
Esposizione Sud-Est dei vigneti. Vinificazione tradizionale con lunghe macerazioni di 15- 20 gg. Malolattica svolta in cemento. Affina 12 mesi in cemento vetrificato e 24 mesi in botti grandi di rovere di Allier e Never (età 10-15 anni). Riposa almeno 6 mesi in bottiglia. Rosso granato intenso. Profumi sensuali ed accattivanti, evocano fiori rossi appassiti ed una vena fruttata, integra e matura. Le note di radice di liquirizia si fanno largo tra quelle di terriccio di bosco e humus. Evidente il profilo balsamico. Suadente al palato, dal tocco voluttuoso. I tannini aggraziati si rivelano in pieno equilibrio con la freschezza gustativa. Di buona sapidità con riverberi speziati e fruttati. Armonico, dal finale lungo e seducente. Coda brasata e salsa di mostarda.

Barolo DOCG 2012 Riserva Rocche dell’Annunziata
Le uve provengono dalla selezione dai vigneti più vecchi, con oltre 40 anni di età, nell’MGA Rocche dell’Annunziata, con esposizione SUD-SUD OVEST. Dopo una macerazione lunga di 15-20 giorni, con malolattica svolta in cemento, affina 36 mesi in
cemento vetrificato ed altri 36 mesi in grandi botti di rovere di Allier e Never (età 15-18 anni). Riposa 6 mesi in bottiglia.
Granato luminoso. All’olfatto esordisce complesso, denso di profumi di rose e viole essiccate, frutta macerata ed in composta, tra cui si distinguono: prugne sotto spirito, lampone maturo e mora di gelso. Sensazioni tostate e di torrefazione; fragranze speziate di pepe e radice di liquirizia, insieme a chiare note di menta, tabacco, cacao, cuoio e tartufo.
In bocca conferma la ricchezza e la struttura dell’eccezionale annata. Incalza l’incisiva nota di liquirizia, accompagnata da fresche e dinamiche sensazioni balsamiche che rendono mansueta l’elevata nota alcolica. I tannini, possenti e vigorosi, ma decisamente eleganti, sono ben integrati, e fiancheggiano la grande freschezza, donando equilibrio e finezza ad un vino che è generoso, ampio e capace di donare una lunga persistenza gustativa. Faraona in salsa di mirtilli.

Fonti: CONSORZIO BAROLO BARBARESCO ALBA LANGHE DOGLIANI; MGA-BAROLO ENOGEA

Azienda Vinicola Aurelio Settimo
Frazione Annunziata, 30 – 12064 La Morra CN
Tel. 0173-50803 www.aureliosettimo.com e-mail: aureliosettimo@aureliosettimo.com


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