
di Brigida Mannara
Se vi chiedessero di immaginare la vigna più bella del mondo?
Vista sul mare, il sole che gli riflette sulla superficie perdendosi all’orizzonte, le colline verdi acceso e una distesa di fiori gialli che illuminano i filari.
Questo è quello che si vede da Mario Corrado, nella sua Azienda Agricola San Giovanni, a Punta Tresino, un promontorio incontaminato del Parco Nazionale del Cilento, tra Agropoli e la frazione Lago di Castellabate. Il nome dell’azienda è una memoria ad una antica chiesa, la chiesa di San Giovanni i cui resti si trovano sulle montagne alle spalle dell’azienda stessa.
Dal momento in cui si lascia l’asfalto per una facile strada strerrata, si ha la sensazione di passare attraverso una porta dimensionale, in un luogo fatto di calma, pace, natura. Tutti i colori diventano più nitidi, l’aria è ricca, ricca di profumi e di ossigeno, gli occhi si spalancano, incantati per la meraviglia che si trovano a guardare.
Circa venti ettari di proprietà, mezzo ettaro di uliveto e tre ettari destinati ai vigneti, coltivati in regime biologico, in modo da rispettare e preservare il frutto e la terra, con l’idea di donare benessere al luogo e alle persone che bevono i vini che si fanno.
In vigna nessuna lavorazione del terreno se non la trinciatura e il taglio dell’erba manuale sotto le file, si usa solo zolfo, il resto serve a poco: c’è il mare vicino e il vento tiene lontano il problema peronospora.
Ci troviamo in un luogo del tutto naturale, con una biodiversità incredibile, in cui ogni elemento dona equilibrio e completezza ad ogni appezzamento di vigna.
Qui esiste una connessione tra l’uomo e la natura, una connessione tangibile, percepita da ogni senso: la vista è mozzafiato, gli odori della terra, del sale che si alza dal mare, persino il legno dei tralci e il verde delle piante, se si chiudono gli occhi si riescono a sentire, il calore del sole, il tocco dell’erba sotto i piedi – perchè si sta scalzi! – il suono della natura che accompagna le giornate e poi il sapore del vino.
Le persone, in questo posto, restano inebriate.
Il vino, altro grande protagonista che si muove con destrezza in tavola, da una mano all’altra, senza fermarsi, le bevute non stancano, anzi si richiamano l’un l’altra. È un movimento che inizia e finisce solo quando le bottiglie sono vuote.
I vini di Mario sono il prodotto del suo concetto di vita, una vita libera e scorrevole, pacifica e armoniosa. Nei rapporti con le persone e nel rapporto con la natura Mario preserva la bellezza, la sensibilità, l’autenticità.
Architetto di origine e vignaiolo per scelta. Mario ha trasformato un rudere in un bellissimo luogo da vivere. Attentissimo alla ricerca di materiali e colori che fossero lo specchio di un’epoca passata da non dimenticare. Quindi la pietra, il legno, e quel celeste delle pareti di una seconda piccola casetta per gli ospiti. Il forno per le pizze e gli spazi estremamente curati nella loro naturalità. Il suo spirito eclettico è palese quando si entra in casa sua: materassi a pavimento (in legno), finestrella tattica da cui guardare mare e vigne appena si aprono gli occhi al mattino, grande camino in muratura e una bellissima ed enorme console da dj con un impianto da fare invidia anche a chi lo fa per mestiere.
Nell’azienda agricola San Giovanni si producono vini solo con le uve di proprietà e su ogni bottiglia vengono dichiarate le coordinate geografiche dell’appezzamento di vigna dal quale provengono. Questo perchè “ogni vino è figlio di un singolo appezzamento e, questo fatto, insieme all’annata, contribuisce puntualmente ad identificare l’espressione di quel particolare vino”.
Sette sono essenzialmente le etichette che si producono.
La produzione inizia nel 1993 -prima vendemmia- con la nascita di tre progetti: Paestum (Fiano da un vigneto di circa 45 anni con una piccola percentuale di Trebbiano e Greco), Tresinus (Fiano da un vigneto di circa 50 anni) e Ficonera (Aglianico da un vigneto di circa 50 anni), ai quali seguiranno Aureus (Fiano), Castellabate (Aglianico con una percentuale di Piedirosso dal vigneto più alto sul promontorio di Punta Tresino), Maroccia (Aglianico) e solo nelle annate più ricche di aglianico Tyrrhenus (Aglianico da prevendemmia) uno spumante rosato metodo classico che sosta tre anni sui lieviti, tutti ad oggi classificati nella denominazione di Paestum IGT. A rinforzare il legame con il territorio, anche i nomi dei vini sono un omaggio al territorio, tutti toponimi. In cantina si usa solo acciaio, tranne per il Maroccia che invece fa tre anni in tonneaux (con al momento anche sperimentazioni di affinamenti più lunghi). Per il Castellabate invece si prevedono lunghi affinamenti in bottiglia per mitigare l’effetto tannico dell’Aglianico.
La caratteristica comune di tutti questi vini è sicuramente la presenza. Non sono vini banali o “delicati”, hanno carattere, la vicinanza al mare è tale da conferirgli tanta salinità, sono pieni e persistenti. Nonostante l’attenzione alla artigianalità della produzione, sono vini senza estremizzazioni, vini salubri.
Insomma, bere i vini prodotti dall’Azienda Agricola San Giovanni significa accogliere la visione di Mario: “il nostro modo di fare i viticoltori è essere connessi con questo luogo”.
Un luogo che guarisce l’anima.
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