
di Tonia Credendino
Il primo incontro con i vini Benazzoli è stato quasi casuale, durante una serata dedicata ai rosati, uno di quegli assaggi che non cercano di imporsi ma che restano, un Chiaretto preciso, pulito, senza concessioni facili, capace di distinguersi per equilibrio e nitidezza più che per immediatezza, e proprio da lì è nato un primo interesse che si è poi trasformato in qualcosa di più concreto.
Poi Vinitaly, e l’incontro diretto con Claudia e Giulia Benazzoli, ed è in quel momento che il quadro si completa davvero, perché alla qualità percepita nel bicchiere si affianca finalmente la comprensione del progetto, della visione e soprattutto delle persone che lo rendono possibile.
La mappa aperta sul tavolo racconta subito dove siamo, Pastrengo, tra Lago di Garda e Valpolicella, una zona di confine non solo geografico ma anche stilistico, dove la luce e la freschezza del Garda incontrano la struttura dell’entroterra, ed è proprio su questo equilibrio che si costruisce il lavoro delle sorelle Benazzoli, un equilibrio che richiede attenzione, conoscenza e capacità di lettura del territorio.
La storia dell’azienda è familiare, ma la direzione attuale porta chiaramente la loro firma, non tanto per una questione anagrafica quanto per un approccio che unisce formazione e visione, perché Claudia ha studiato enologia e Giulia agraria, due percorsi distinti e complementari che si riflettono in una gestione consapevole della vigna e della cantina, rendendo ogni scelta parte di un sistema coerente.
Quando hanno iniziato a prendere in mano l’azienda erano giovanissime, insieme non arrivavano nemmeno a cinquant’anni, e oggi conducono circa 30 ettari di vigneto distribuiti tra Bardolino, Valpolicella e le aree più vocate del Garda, muovendosi su più denominazioni ma mantenendo una linea stilistica chiara e riconoscibile.
Anche la comunicazione riflette questo approccio, perché lo stand, le mappe e le bottiglie restituiscono un’immagine essenziale, pulita, priva di sovrastrutture, con un’identità visiva contemporanea che non invade mai il contenuto ma lo accompagna con coerenza.
Nel calice si ritrova la stessa impostazione, a partire dal Metodo Classico Trento DOC Riserva dosaggio zero, una scelta precisa e consapevole che lavora su tensione, verticalità e controllo, senza concessioni a elementi che possano semplificare la lettura del vino, mantenendo una linea rigorosa e definita, e in questa bottiglia emerge con chiarezza il legame con l’origine del progetto, una traccia che riconduce alla visione iniziale costruita dal padre, figura centrale e primo interlocutore con cui il confronto resta vivo e quotidiano.
I bianchi si muovono sulla stessa traiettoria, lavorando sulla freschezza e sulla dinamica più che sull’intensità aromatica, con una bevuta sempre agile, mai ridondante, capace di restituire il carattere del territorio senza eccessi.
I rossi entrano su un registro più profondo ma sempre misurato, e il Valpolicella Ripasso rappresenta probabilmente il punto di equilibrio più evidente, con una struttura presente ma mai dominante e una gestione della materia che privilegia la precisione rispetto all’impatto.
Anche nelle versioni più strutturate, tra Valpolicella Superiore e Amarone, emerge una linea chiara fatta di controllo, rispetto del tempo e misura, elementi che in un contesto spesso orientato verso concentrazione e potenza diventano una scelta distintiva.
Il progetto “Made by Women” non viene mai esplicitato in modo didascalico, ma si legge nelle scelte quotidiane e nella direzione presa, diventando un dato concreto più che un messaggio.
Il territorio resta il punto di riferimento, con il Garda che porta luce ed equilibrio e la Valpolicella che aggiunge struttura, due identità diverse che qui non vengono semplificate ma tenute insieme attraverso un lavoro attento.
Non è tanto la giovane età con cui Claudia e Giulia hanno iniziato a colpire, né la crescita dell’azienda, quanto la lucidità con cui stanno costruendo un percorso coerente, senza rincorrere modelli esterni e senza cedere a scorciatoie stilistiche.
Il vino, in questo caso, diventa una conseguenza naturale di studio, osservazione e scelte consapevoli, un risultato che nasce da un equilibrio tra passato e presente e che si traduce in una linea definita e riconoscibile.
In un momento in cui il racconto del vino tende spesso a semplificare o a estremizzare, Benazzoli si muove in uno spazio diverso, più misurato e solido, dove identità e competenza coincidono e dove il vino riesce a essere non solo buono, ma chiaramente leggibile.
Benazzoli
Località Costiere, 25
37010 Pastrengo (VR)
Tel. +39 045 7170395
info@benazzoli.com
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