
di Marco Galetti
Bischerate d’Estate 007, ovvero, la speranza d’imparare da qualcuna più grande.
In leggera differita sull’onda col turbo provocata dalle potenti bracciate di Federico Paltrinieri sui 1500, oggi in spiaggia ho assistito al primo approccio, in terraferma, al corso di nuoto:
Suo figlio sa nuotare…nemmeno un po’…
Allora niente corso.
Semplicemente geniale.
Incuriosito, l’ho seguito in acqua, tutti i bambini che imparano sono già bravi, devono solo perfezionare un po’ lo stile che, se pur libero, deve rispettare dei canoni.
Dopo un po’ di esercizi, il maestro di nuoto ha chiamato tutti a raccolta e testualmente ha detto: “adesso fate quello che volete, in acqua sentitevi liberi”, giudicandolo inarrivabile me ne sono andato a nuotare al largo.
La speranza d’imparare da qualcuna più grande mi colse liceale, carenze in Latino e carenze affettive avrebbero potuto portarmi in Paradiso, lei abitava in una bella casa in Via Civitali, prima di San Siro, non solo per i suoi occhi avrei fatto pazzie.
Per un periodo andai da lei a ripetizione, ma l’unica lezione che imparai è che spesso la speranza muta in delusione.
Rugiada sui petali, avrei voluto abbeverarmi, sete adolescenziale, mi persi nel bicchier d’acqua che mi offrì e nel suo accenno di scollatura che provocava turbamento promettendo due notevolissime pere mature al punto giusto.
Ma della quarantenne col vizio del latino, (lingua morta, avrei dovuto capirlo) mi rimase solo un accenno di amore platonico tinto di rosa.
Continuai a sperare fino all’ultima lezione, inutilmente, mi stese a colpi di genitivo declinando petali profumati e inarrivabili.
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