
di Marco Galetti
Ho avuto un incontro ravvicinato in hotel con Annalisa, ma il sogno di gran parte della popolazione maschile è solo virtuale, certo, siamo stati per qualche secondo vicini, il tempo di una foto, di fermare un ricordo, ma non di alimentare una speranza.
Quando le distanze sono incolmabili e le barriere insuperabili, poter dire che il sorriso che non ha rivali si è fermato per un istante così vicino a me non può che essere motivo di gioia.
Proprio recentemente ho realizzato che la spensieratezza è come una coppa panna e cioccolato che ci viene consegnata all’alba, i raggi infuocati accendono gli ormoni, si sciolgono i freni inibitori ma il gelato si scioglie, c’è un tempo per tutto, rimane quello per sognare, lo faccio.
Parcheggio nello stesso albergo, ho una macchina diversa e non penso minimamente che fra trent’anni, in questo stesso luogo, guarderò con dolce malinconia il mio viso invecchiato vicino a quello di una ragazza bellissima, la stessa che sta sorseggiando il suo drink a bordo piscina.
Nonostante il cappello e gli occhiali scuri la riconosco, lei canta e incanta, è stata recentemente eletta Miss Sorriso 1989, mi sorride.
“Ti faccio fare un viaggio dentro di me” canta la mia speranza che per una notte potrebbe diventare realtà, “mi spiace ma un domani non ci sarà” sembra dirmi con gli occhi la mattina dopo.
“C’è una canzone che parla di te,
l’aria che soffia dal mare fin qua,
un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero, c’è il tuo sorriso e Riccione in un film…”
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