Cà du Ferrà, la Liguria che resta. Vino, paesaggio e una filosofia agricola che sceglie il tempo

Pubblicato in: I vini da non perdere

di Tonia Credendino

Parlare di viticoltura in Liguria significa accettare una grammatica diversa. Qui la terra non si stende, si arrampica. Il mare non consola, osserva. Il tempo non accelera, pretende attenzione. È con questa grammatica che ho letto il progetto di Cà du Ferrà, e mi è stato subito chiaro che non si tratta solo di vino, ma di una scelta di vita.

Bonassola non è un luogo da raccontare in superficie. È un luogo che si comprende solo restando, misurando il passo, accettando che ogni metro conquistato abbia un costo. Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta hanno scelto di restare davvero: recuperando filari dimenticati, rimettendo in funzione terrazze che il tempo aveva allentato, riportando il gesto agricolo al centro di una quotidianità esigente. Qui il lavoro non è mai invisibile, e proprio per questo diventa forma di bellezza.

La loro filosofia è chiara e rigorosa: custodire la memoria senza trasformarla in nostalgia. Non c’è alcuna idealizzazione del passato, ma una volontà precisa di farlo dialogare con il presente. L’innovazione, in questo contesto, non è rottura: è continuità consapevole. Ogni scelta produttiva nasce dall’ascolto del luogo, dalla conoscenza dei limiti, dalla convinzione che la qualità sia una conseguenza e non un obiettivo da dichiarare.

Questa visione attraversa anche il modo in cui Cà du Ferrà si presenta. Le etichette non cercano seduzione immediata: preparano lo sguardo. Superfici materiche, segni netti, fotografie che sembrano trattenere il respiro. Raccontano una Liguria verticale, aspra e luminosa insieme. Sono etichette che non spiegano, ma chiedono tempo, proprio come il paesaggio da cui nascono.

Nel calice ritrovo la stessa coerenza. I bianchi parlano una lingua fatta di tensione e luce, di sapidità che arriva senza rumore. C’è un Vermentino che restituisce con precisione la brezza marina, non come cartolina ma come presenza fisica; un bianco che tiene insieme energia e profondità, senza cedere alla facilità. Il rosato porta con sé una leggerezza pensata, mai frivola, mentre i rossi, rari e meditati, raccontano una Liguria meno scontata, capace di esprimere struttura senza perdere verticalità.

Poi c’è un nome che funziona come dichiarazione di intenti: Zero Tolleranza per il Silenzio. Un’etichetta che non cerca provocazione, ma prende posizione. Qui il silenzio non è assenza, è ascolto attivo. È la scelta di parlare attraverso il vino, di affidare al tempo la maturazione delle cose, di trasformare l’attesa in valore. Una postura etica prima ancora che estetica.

Quello che mi colpisce, tornando con la mente a Cà du Ferrà, è la continuità del racconto. Non esiste una bottiglia che viva da sola: ogni vino è parte di un discorso più ampio, di una narrazione che tiene insieme paesaggio, lavoro e visione. È un progetto che non cerca scorciatoie comunicative, che non usa il biologico come bandiera, ma come conseguenza naturale di un territorio fragile e potente.

Cà du Ferrà sceglie il tempo lungo. Sceglie la fedeltà al luogo come atto contemporaneo. E in un mondo che chiede velocità e semplificazione, questa scelta appare radicale. Forse è proprio qui che sta la forza del progetto: nel credere che il vino possa ancora essere atto culturale, prima che prodotto; gesto agricolo, prima che racconto. A Bonassola, tra mare e colline, questa convinzione prende forma ogni giorno. E si riconosce, senza bisogno di spiegazioni.

Cà du Ferrà
Via Nuova per San Giorgio, 27/Bis
19011 Bonassola (SP) – Liguria, Italy

+39 348 1033648
+39 328 0369500
info@caduferra.wine
www.caduferra.wine

 


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