di Tonia Credendino
C’è un vitigno che non ti viene incontro. Non addolcisce, non cerca scorciatoie, non si piega alle aspettative. Sta lì, fermo, e aspetta che tu lo capisca. Si chiama Durella e nasce tra le pieghe scure dei Monti Lessini, tra Verona e Vicenza, su una terra antica, vulcanica, fatta di rocce porose e affilate. Qui la vite non cresce facile. Qui resiste. E da questa resistenza nasce un vino che non concede nulla, ma restituisce tutto.
La Durella porta nel nome la sua natura. È una varietà a bacca bianca dal grappolo compatto, con una buccia spessa e ricca di polifenoli, che la protegge e ne definisce il carattere. Il suo tratto più evidente è un’acidità viva, verticale, che attraversa il sorso con precisione e lo sostiene nel tempo. Per questo, un tempo, veniva considerato quasi un “vino medicina”. Non un’immagine poetica, ma una funzione concreta: un vino che si conservava, che accompagnava la tavola quotidiana, che puliva e sosteneva. L’acidità non era un difetto, ma una risorsa.
Già in epoca romana si parlava di questa uva. Plinio il Vecchio la descriveva come “duràcinus”, dalla buccia dura. I Monti Lessini, sollevati dal mare circa cinquanta milioni di anni fa, conservano una matrice vulcanica, in particolare basaltica, che conferisce ai vini una traccia minerale netta, sapida, quasi tattile. Oggi la zonazione ha individuato diverse aree, tra cui Chiampo e Agugliana, capaci di restituire sfumature diverse dello stesso vitigno.
In questo paesaggio si inserisce Tonello, a Montorso Vicentino, una realtà che ha costruito nel tempo un’identità precisa, senza mai cedere alla tentazione di semplificare. La storia è familiare, ma concreta. Tutto comincia con Giuseppe Tonello, nato nel 1928 a Sovizzo, che si trasferisce a Montorso per amore della nonna Adele e prende in mano un’azienda agricola dove già negli anni Trenta si produceva vino. Il passaggio decisivo arriva nel 1985, quando il figlio Antonio sceglie di dedicare l’intera attività alla viticoltura, iniziando a vinificare e a vendere direttamente.
Antonio è ancora oggi una presenza centrale, diviso tra vigne e territorio, con una visione chiara: difendere e valorizzare i vitigni locali. Tra i primi a credere nella Durella come base per il Metodo Classico, produce le prime bottiglie già nei primi anni Duemila, mantenendo al tempo stesso viva la tradizione dei passiti da uve Garganega.
Accanto a lui, oggi, c’è sua figlia Diletta Tonello, che rappresenta il passaggio generazionale e uno sguardo contemporaneo lucido e consapevole. Cresciuta in azienda, tra vigne e cantina, ha costruito il suo percorso con metodo: diploma agrario all’Istituto “Trentin” di Lonigo, laurea in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche all’Università di Padova, esperienze in Italia e all’estero. Dal 2014 è entrata ufficialmente in azienda, trovando il suo spazio tra tecnica e interpretazione. Dal 2022 è anche Presidente del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello, con l’obiettivo di portare questo vitigno e questo territorio oltre i confini locali.
Ma Tonello non è solo padre e figlia. È una famiglia allargata, dove il vino è il vero legame. Giustina, presenza fondamentale, e poi Elisabetta, Bruno, Anna, Sofia, Silvia, Giovanni, Giulia, Emanuele, Ulisse e Giuseppe. Un gruppo che lavora tra vigneto, cantina e accoglienza. Qui la differenza la fanno le persone.
Oggi l’azienda conta circa 10 ettari coltivati in biologico e una produzione di circa 45.000 bottiglie all’anno, distribuite in Italia e all’estero. La scelta dei vitigni è coerente: Durella e Garganega come espressione diretta del territorio, affiancate da Merlot, Cabernet e Chardonnay. Ma è nella Durella che si concentra la ricerca più profonda.
Il Metodo Classico rappresenta la sua espressione più compiuta. La rifermentazione in bottiglia e gli affinamenti lunghi, dai 3 ai 5 anni sui lieviti, permettono all’acidità di evolvere, di trasformarsi in una trama più ampia, quasi cremosa, senza perdere energia. Un vino che cambia nel tempo, che cresce, che sorprende.
Accanto a questo, la gamma si sviluppa con coerenza e identità. E c’è un dettaglio che racconta molto: quel “io” davanti ai nomi dei vini. “io Cloe”, “io Eos”, “io Flora”. Non è solo una scelta estetica, è una dichiarazione. Ogni vino diventa una voce, un punto di vista.
“io Cloe”, Durello fermo, è forse la scelta più esposta: senza la protezione della bollicina, il vitigno si mostra per quello che è, teso, essenziale, diretto. “io Eos”, da Garganega, introduce una dimensione più morbida e accessibile, mentre “io Flora” lavora sulla freschezza e sulla bevibilità. “Marachelle”, frizzante biologico, rappresenta invece il lato più libero, meno costruito, più immediato.
Chiude il percorso il “Passito del Conte”, Recioto di Gambellara DOCG, legato alla figura storica di Luigi Da Porto. Un vino che guarda alla tradizione dell’appassimento della Garganega, con profumi di frutta matura, fichi, uva passa e una chiusura elegante di mandorla.
Alla fine, però, tutto torna lì. Alla terra. A quelle rocce vulcaniche che non concedono nulla e chiedono tutto. Tonello non cerca di addolcire questa realtà, non la semplifica. La attraversa, la interpreta, la mette in ordine.
E in un tempo in cui il vino rischia spesso di uniformarsi, questo gesto – silenzioso ma preciso – diventa qualcosa di raro. E necessario.
Cantina Tonello
Via Corcironda, 6 – 36050 Montorso Vicentino (VI)
+39 0444 686205
www.tonello.it
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