Cantine Federiciane e Vigna Cigliano | Quando il passaggio generazionale diventa valore e identità

Pubblicato in: Cantine e Produttori di Vino

di Tonia Credendino
Da Gragnano ai Campi Flegrei, la famiglia Palumbo trasforma un’eredità lunga quattro generazioni in un progetto di valorizzazione del territorio tra vino, paesaggio ed enoturismo
Dalla collina di Cigliano il mare entra negli occhi prima ancora che nel bicchiere. Capri si staglia all’orizzonte, i filari seguono il disegno delle terrazze vulcaniche e il vento porta con sé l’anima più autentica dei Campi Flegrei. È qui che oggi si comprende la direzione intrapresa da Cantine Federiciane 1951, un’azienda che ha scelto di affidare il proprio futuro a una vigna e a un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto paure, incertezze e le conseguenze del fenomeno bradisismico senza perdere la propria identità. Vigna Cigliano è il simbolo di questa scelta: una collina recuperata, valorizzata e restituita al paesaggio attraverso un lavoro che va ben oltre la produzione del vino.

La storia che conduce fin qui inizia molto prima. Inizia negli anni Cinquanta e attraversa oltre settant’anni di trasformazioni del vino campano.

Le vecchie bottiglie marchiate Palvin, ancora custodite in azienda, raccontano una fase in cui l’attività era legata all’imbottigliamento e alla commercializzazione di vini provenienti da altre regioni italiane. Erano anni diversi, in cui il mercato seguiva logiche differenti e il vino veniva raccontato più come prodotto che come espressione di un territorio. La svolta arriva quando Paolo Palumbo decide di investire sulla Campania e sulle sue denominazioni, contribuendo alla valorizzazione di aree che oggi sembrano consolidate ma che per lungo tempo hanno avuto bisogno di imprenditori disposti a credere nelle loro potenzialità.

Tra queste c’è il Gragnano, una delle produzioni che più hanno contribuito a costruire l’identità aziendale. Dietro un vino spesso percepito come semplice e immediato si nasconde in realtà una materia prima delicata, che richiede esperienza, attenzione e una gestione rigorosa sia in vigneto che in cantina. Da oltre mezzo secolo la famiglia Palumbo lavora su questa tipologia contribuendo a mantenerne viva la personalità e a conservarne il legame con la tradizione gastronomica napoletana.
La misura della crescita aziendale diventa evidente entrando in cantina. Le grandi vasche di vinificazione, gli spazi produttivi e l’organizzazione della struttura raccontano una realtà che negli anni ha raggiunto dimensioni importanti senza perdere il carattere familiare delle proprie origini. È però attorno a un tavolo, durante la degustazione, che il racconto cambia profondamente prospettiva.

Tra bottiglie storiche, fotografie e ricordi incontro Giuseppina Zamparelli, per tutti Pina. Le domande sul vino lasciano presto spazio alle persone. Mi parla dei sacrifici affrontati insieme a Paolo, degli investimenti, delle rinunce e delle difficoltà che accompagnano ogni impresa familiare. Quando il discorso si sposta sui figli la sua voce cambia. Gli occhi si illuminano e a tratti diventano lucidi. Non racconta soltanto un’azienda. Racconta una vita.

In quel momento si comprende il significato più autentico del passaggio generazionale. Oggi Marco Palumbo, ingegnere meccanico, segue gli aspetti tecnici e impiantistici dell’azienda. Antonio Palumbo cura lo sviluppo commerciale e le relazioni con il mercato. Luca Palumbo, viticoltore ed enologo, rappresenta il collegamento più diretto con la terra e con il vino. Pina sorride quando ricorda che già a dieci anni aveva deciso quale sarebbe stato il suo futuro. Mentre altri bambini cambiavano sogni ogni settimana, lui parlava già di vigneti e vinificazione. Oggi è proprio Luca uno dei principali interpreti del progetto Vigna Cigliano, la sintesi più evidente della nuova fase aziendale. Accanto a loro operano anche Gabriella, moglie di Antonio, e Claudia, moglie di Luca, contribuendo a mantenere vivo quello spirito familiare che continua a essere una delle caratteristiche più riconoscibili delle Cantine Federiciane.

Camminando tra i filari di Cigliano si percepisce immediatamente quanto lavoro sia stato necessario per arrivare fin qui. Sei ettari di terreno, tre dei quali vitati, recuperati attraverso anni di interventi, autorizzazioni e investimenti. Durante le operazioni di recupero sono emerse tracce di vecchie vigne già presenti sul terreno, confermando una vocazione agricola che il tempo non era riuscito a cancellare. Oggi tra questi filari convivono Falanghina, Piedirosso, Greco, Bombino, Montonico, Verdeca, Aglianico e il raro Marsigliese Flegreo, varietà che raccontano la straordinaria biodiversità del territorio flegreo. Coltivare qui significa confrontarsi quotidianamente con pendenze, frammentazione fondiaria, difficoltà burocratiche e con le fragilità di un territorio spesso raccontato più per le sue criticità che per le sue eccellenze. Per questo Vigna Cigliano assume un valore che va oltre il vino: rappresenta una scelta concreta di fiducia nei confronti dei Campi Flegrei.

Da questa collina nascono il Vigna Cigliano Solfatara Bianco e il Vigna Cigliano Solfatara Rosso, vini che esprimono il carattere vulcanico e marino del territorio senza inseguire mode o scorciatoie stilistiche. La stessa attenzione al territorio emerge nelle attività dedicate all’accoglienza, nei percorsi di visita, nella fattoria didattica e nella vigna pensata per avvicinare bambini e ragazzi al mondo agricolo. Qui il vino non viene presentato soltanto come prodotto finale, ma come strumento per raccontare paesaggio, cultura e tradizioni.

Lo stesso approccio si ritrova nel progetto Flegreo Art, una collezione di magnum dipinte a mano che celebra Napoli attraverso i suoi simboli più iconici. Pulcinella, il Vesuvio, il mare, il corno portafortuna e gli elementi della cultura partenopea trasformano ogni bottiglia in un’opera unica, capace di unire vino, arte e appartenenza territoriale. È una scelta che racconta perfettamente la filosofia aziendale: custodire la memoria senza rinunciare all’innovazione.

Lo sguardo della famiglia continua intanto a spingersi oltre i confini flegrei. A Sessa Aurunca, alle pendici del vulcano di Roccamonfina, prende forma il progetto Roccia Madre, nato da un piccolo appezzamento acquistato circa quarant’anni fa e custodito nel tempo come un vero e proprio pezzetto di cuore. Qui il Primitivo diventa un ulteriore tassello di una visione che continua a crescere mantenendo saldo il legame con le proprie radici.

Lasciando Cigliano resta la sensazione di aver visitato molto più di una cantina. Le Cantine Federiciane raccontano una storia fatta di lavoro, intuizioni e continuità, ma soprattutto raccontano la capacità di una famiglia di attraversare il tempo senza smarrire la propria identità. Da una parte ci sono Paolo e Pina, custodi della memoria e dei valori che hanno reso possibile tutto questo. Dall’altra ci sono Marco, Antonio e Luca, chiamati a interpretare il futuro. In mezzo ci sono il mare, il vulcano, le vigne e una convinzione che continua a guidare ogni scelta: il valore più importante da tramandare non è una bottiglia, ma una visione.

Cantine Federiciane 1951

Via Antica Consolare Campana, 34, 80016 Marano di Napoli NA
Telefono: 081 576 5294
Wine Experience, visite guidate e attività didattiche su prenotazione.

 

Scheda del 19 ottobre 2014

Cantine Federiciane Monteleone della famiglia Palumbo a Marano di Napoli

Cantine Federiciane Monteleone
via Antica Consolare Campana, 34
Marano di Napoli
Tel. 081.5763726
www.federiciane.it
federiciane@virgilio.it

Ettari Vitati: 20
Enologo: Luca Palumbo
Agronomo: Luca Palumbo
Allevamento e densità di impianto: guyot; 4.500 ceppi per ettaro
Composizione chimico-fisica del terreno: vulcanico sabbioso
Produzione kg/pianta:
4 – 5  kg. per pianta
Esposizione vigne: Camaldoli nord – sud; tutti gli altri vigneti est – ovest
Epoca di impianto delle vigne: mediamente 1995
Altezza media: per la produzione dello spumante di falanghina 300 mt; per le altre produzioni 150 mt.
Lavorazione del terreno:  trinciatura
Concimi: organici
Trattamenti: rame e zolfo
Conduzione:
Lieviti: selezionati
Mercati di riferimento: Campania, Italia, Giappone, Stati Uniti.
Bottiglie totali prodotte: 200.000
Percentuale di uve acquistate: 80%
Uve coltivate: falanghina, piedirosso, aglianico, primitivo

Clicca qui per leggere gli articoli relativi a Cantine Federiciane Monteleone in questo blog.

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LA STORIA

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La famiglia Palumbo è alla quarta generazione di produttori a Marano di Napoli. Si è partiti con spontaneità e semplicità ai primi del novecento con Paolo che a Bacoli vendeva vino sfuso e faceva accoglienza nel casolare di campagna. I vini erano quelli dei Campi Flegrei, quindi falanghina e piedirosso, ma anche Gragnano che nelle trattorie e pizzerie napoletane è andato sempre forte. Oggi molte cose sono cambiate, l’azienda di famiglia è cresciuta moltissimo e la nuova generazione composta dai giovani fratelli Luca, Marco ed Antonio ha portato una vivace energia di innovazione e sviluppo. In cantina si è investito con decisione sulla produzione dello spumante da falanghina il cui intero ciclo viene completato in azienda.

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LE VIGNE
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I vigneti sono dislocati in più corpi. Parte di questi è compresa nel territorio all’interno delle mura di Napoli e precisamente sulla Collina dei Camaldoli dove in conduzione da molti anni curano un bellissimo vigneto di falanghina destinata allo spumante Flegreo. Così pure a Coste di Cuma dove le vigne su suolo vulcanico sabbioso guardano il mare.

Tra Cuma e Monteruscello gli altri vigneti destinati alla produzione di bianco e rosso Campi Flegrei doc.

Anche i vigneti destinati alla produzione del Gragnano sono in conduzione da più di 25 anni nelle zone di Pimonte, Castello, Belvedere, Casola, Canali di Lettere.

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I VINI

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Spumante Campi Flegrei bianco Flaegreo

Uva: falanghina
Bottiglie: 30.000
Prezzo: 6-7 euro
Vinificazione: acciaio

L’azienda ha puntato molto sullo spumante Flaegreo prodotto da vigneti compresi nel territorio di Napoli, ai Camaldoli ed a Coste di Cuma. Per migliorarne la qualità Luca, l’enologo di famiglia, sta conducendo uno studio specializzato in collaborazione con l’Università di Milano. Lo spumante completa il suo ciclo di produzione nelle autoclavi delle Cantine Federiciane a Marano. Ha profumi agrumati e di erbe mediterranee, semplice il sorso citrino e sapido.

Falanghina dei Campi Flegrei 2013

Uva: falanghina
Bottiglie: 50.000
Prezzo: 7 – 7,50 euro
Vinificazione: acciaio

Semplice e diretto nei profumi, sottile il sorso piacevole nella freschezza e nella sapidità spinta.

Piedirosso dei Campi Flegrei 2013

Uva: piedirosso
Bottiglie: 20.000
Prezzo: 7 – 7,50
Vinificazione: acciaio e barrique

Vino sottile, fragrante, dal linguaggio semplice e beverino.

 

Gragnano 2013

Uva: piedirosso, aglianico, sciascinoso
Bottiglie: 70.000
Prezzo: 6,50
Vinificazione: acciaio

La famiglia Palumbo continua a mantenere questo legame affettivo con il Gragnano, vino molto richiesto negli Stati Uniti.

Ha i profumi di un vino giovane: mosto, violetta e fragole. Cremoso e fresco il sorso appena mosso e delicato nel residuo zuccherino.

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CONCLUSIONI

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Il grande apporto della nuova generazione dei giovani Palumbo consente all’azienda di famiglia di poter continuare il proprio lavoro dedicato ai vini di Napoli in un territorio non proprio facile. I ragazzi si sono specializzati in diversi ruoli fondamentali per il lavoro: Luca è enologo, Antonio responsabile marketing e Marco tecnico di cantina. Le idee in cantiere sono tante e vibrano come solo i giovani sanno fare. Il loro impegno accende l’attenzione sui giovani che investono ogni energia economica e personale a Napoli, in un momento di crisi difficile.

 

 

 


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