Capri in cucina dalla triglia di Tiberio alle limonaie della dolce vita caprese

Pubblicato in: Curiosità
Capri in cucina

di Marco Milano

“Capri in cucina” di Maria Simeoli è un prezioso volume presentato di recente al Centro Caprense “Ignazio Cerio” a pochi passi dalla piazzetta di Capri. Un’opera inedita e originale che è stata “raccontata” dall’autrice, dinanzi ad un parterre di esperti ed appassionati, insieme ad una “guida” d’eccezione come Claudio Novelli caprese d’adozione e “pezzo” pregiato dell’Accademia Italiana della Cucina. Maria Simeoli è persona straordinaria, di rara bravura e che nei suoi studi è arrivata sino all’apice della conservazione dei beni culturali e dell’archivistica ed oggi è impegnata come ricercatrice presso l’Archivio Segreto Vaticano.

Un approccio quello della ricerca e dell’approfondimento che uniti al suo personale talento nel trovare e scoprire aneddoti e testimonianze hanno fatto da colonne portanti alla sua narrazione di “cose a tavola”. E leggere il suo “Capri in cucina dalla Triglia di Tiberio alle Limonaie della Dolce Vita” è salire a bordo una macchina del tempo e viaggiare nella storia e nel mito dell’isola azzurra attraverso una sapiente e minuziosa presentazione della gastronomia di Capri. La dimostrazione concreta di come un piatto, una pietanza sia un percorso, un’esperienza, un oblò attraverso il quale ci si immerge nella cultura. E così sfogliando “Capri in cucina” si scoprono le triglie all’acqua pazza ma anche i gamberoni alla griglia con salsa “Ciumma Ciumma”.

Sull’acqua pazza l’autrice si chiede se non sia stato un particolare episodio che vide protagonisti Tiberio ed un pescatore ad ispirare le massaie capresi nella scelta di definire “pazza” l’acqua con la quale “cucinare” le triglie. Tiberio, infatti, come raccontato da Svetonio qualche giorno dopo il suo arrivo a Capri, dove era in solitudine per scelta, venne avvicinato da un pescatore che gli offrì qualche triglia. Sorpreso di vedere infranto il suo buen retiro difeso da rocce che credeva inaccessibili e che erano state valicate, l’imperatore ordinò al pescatore di strofinarsi la faccia con le sue stesse triglie.

Non da meno è l’originalità con la quale si scopre che la “Ciumma Ciumma” è una salsa “che accompagna – spiega Maria Simeoli – ogni pesce crudo o ogni grigliata anacaprese che si rispetti”. Una miscela di olio extravergine di oliva, limone, peperoncino, pepe, aglio, succo di limone, prezzemolo, maggiorana, salvia, erba cipollina, origano, rosmarino, menta, menta piperita da preparare tassativamente la sera prima, mettere a riposo tutto la notte e utilizzare l’indomani, aggiungendo il succo di limone.

Raccomandazione: il peperoncino, come ha sottolineato Maria, deve essere a pezzi o al massimo quello secco ma mai quello in polvere. Lungo e dettagliato è l’elenco delle ricette che fanno compagnia in questo raro viaggio tra la storia e il mito dello scoglio amato da imperatori e divinità l’altro-ieri, scrittori ed artisti ieri, vip e volti noti del mondo dello spettacolo oggi. Dalla Pizza Monacone ai ravioli capresi, dal coniglio del cacciatore ai totani e patate, dalla cassata di Oplontis alla scamorza con foglie di limone e ancora il panino alla caprese, le pizzelle di “sciurilli”, senza dimenticare gnocchi alla Faragliona, torta caprese e limoncello. Una passeggiata a tavola raccontata tra il Pizzolungo, il sentiero dei fortini, “le saittelle”, via Krupp e la “Scala Fenicia”, tutto tradotto pagina per pagina anche in lingua inglese, che non può mancare nell’ideale libreria di ogni cultural-gastronomo che si rispetti.


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