“CastelGiocondo” tra vigneti storia ed arte

Pubblicato in: I vini da non perdere

di Monica Bianciardi

CastelGiocondo è situato a Montalcino tra i 300 e i 450 metri s.l.m. la zona è composta da lunghi tratti boschivi e dolci colline, dove soffiano costantemente venti marini che da sud ovest rinfrescano la zona. A nord est con i suoi 1700 metri di altitudine il Monte Amiata crea correnti fresche, con sbalzi termici tra giorno e notte, anche di 18 gradi. Il fiume Ombrone, inoltre contribuisce a creare un’azione mitigatrice del clima anche nei periodi più caldi. I primi impianti sono dei primi anni 90 con un densità d’impianto di 5500 ceppi per ettaro. Nei vari appezzamenti si trovano sottosuoli diversi; argille sabbiose intorno ai 300 metri, argille blu sul fondo intorno ai 200 metri ed in alto un misto di arenarie e galestro. La diversità dei sottosuoli e delle esposizioni dona tratti distintivi nelle uve che andranno poi a comporre come in puzzle i vari vini prodotti. Per il Sangiovese negli ultimi anni c’è stato un cambio di allevamento e dal cordone speronato degli anni 90 si è passati al Guyot. Oggi la parte boschiva insieme ai vigneti hanno una superficie complessiva di 815 ettari, di cui 235 ettari a blocco unico totalmente di vigneti. I vigneti si alternano alla macchia boschiva che un tempo prendeva gran parte delle colline con ampi spazi ordinati in file pettinati come giardini rinascimentali.

Le piante hanno ritrovato un maggiore equilibrio anche grazie a pratiche agronomiche tese a conservare le biodiversità in vigna. I cambiamenti climatici hanno portato a dover adottare nuovi accorgimenti così mentre un tempo sla potatura avveniva in una sola volta adesso viene effettuata in due tempi nel tentativo di offrire maggior protezione nelle ormai frequenti gelate primaverili. L’azienda è certificata biologica dal 2015. Raccolte manuali, fermentazioni solo acciaio con lieviti indigeni a temperatura controllata. Una agricoltura volta a ridurre  al minimo l’uso di prodotti di sintesi ed una cantina tecnologica che abbraccia con convinzione una filosofia virtuosa a basso impatto ambientale. A CastelGiocondo il territorio forgia vini profondi e strutturati di cui il più rappresentativo è il Brunello di Montalcino CastelGiocondo.

Quando nel 1972 il marchese Vittorio Frescobaldi arriva a Castelgiocondo in qualità di direttore prendendo le redini aziendali, la proprietà era di una società Italo-Francese. La famiglia Frescobaldi acquista la tenuta negli anni successivi, assorbendo così anche la proprietà del castello antica roccaforte costruita nel 1100 a difesa della via che dal mare portava a Siena. Nel 1989 dopo il rinnovamento dei vecchi vigneti e l’impianto di nuove barbatelle inizia la vera produzione dei vini di Frescobaldi ed è una delle poche realtà che, agli inizi del 1800, diede vita alla produzione dei primi Brunello di Montalcino . Nel 2003 a famiglia acquista anche la tenuta Luce che tuttavia rimane separata con gestioni agronomiche ed enologiche diverse.La vocazione vinicola della zona è molto più antica, tant’è che già verso la metà del 1800 quando ancora Castelgiocondo apparteneva alle famiglie Angelini, Costanti, Santi e Padelletti si producevano piccolissime quantità di vino per uso familare. Un primo dato storico si trova in un documento del 1875 dove il vino viene definito Brunello, e che inseguito dette vita alla produzione dei primi Brunello di Montalcino.

La famiglia fiorentina Frescobaldi ricca di antenati illustri dove letterati, esploratori, musicisti, banchieri, vescovi ed uomini politici è da sempre legata a doppio filo con la produzione vinicola. Nella storia scritta già nel 1308 si parlava della produzione di vino; un documento dell’epoca attesta l’esistenza di un registro dove venivano appuntati tutti gli scambi di opere d’arte in cambio di vino con Michelangelo Buonarroti, e nel XV e nel XVI secolo, la casata fiorentina forniva i vini alla Corte d’Inghilterra.

E’ inoltre noto che la trisavola Leonia Degli Albizi e moglie di Angiolo, la quale visse per lungo tempo in Francia nelle zone della Champagne e della Borgogna, portò alcune barbatelle di vitigni internazionali come Chardonnay e Pinot Noir a Pomino, con tutte le intenzioni di farne un buon Metodo Classico. Durante le sue sperimentazioni con i vitigni Francesi a Pomino riesce nel 1878 a conquistare un ambito riconoscimento con la medaglia d’oro all’Expo di Parigi.

L’obiettivo è il raggiungimento del più alto livello di qualità nell’assoluto rispetto della tipicità delle nostre uve, che sono l’espressione del territorio. Questo impegno è la nostra sfida quotidiana.”

Ed è proprio dedicata a lei Leonia l’apertura del Tasting Notes 

Millesimato 2018 Leonia raffinato Metodo Classico che sosta per 36 mesi sui lieviti a base di Chardonnay e Pinot Nero le cui uve provengono dalla Tenuta di Pomino. .

Pomino Bianco Castello di Pomino  2020 Chardonnay e Pinot Bianco solo acciaio, profumi delicati, palato fragrante e croccante dove si trovano cenni dolci e speziati ma prevale la pesca bianca e con finale citrino.

Un cambio di rotta nelle gestioni in cantina negli ultimi anni ed un notevole alleggerimento del legno ha dato i suoi frutti facendo ritrovare al Sangiovese il suo lato varietale più vero. Finalmente liberi da sovrastrutture che ne offuscavano il carattere i vini adesso risultano nitidi e ben definiti, cesellati nei particolari pur nelle differenti espressioni date dalle diverse annate.

Montesodi Chianti Rufina Riserva 2020 –Terre Electe 

Montesodi prende il nome per la natura sassosa del terreno, nacque nel 1974, primo Cru della Tenuta. Trasparente rubino un Sangiovese che parla di bevibiltà con fiori viola e frutti rossi che accompagnano un palato succoso vivace e leggiadro, i tannini rimangono idratati e ben contenuti nella vena fruttata, finale sapido.

Tenuta di Perano Rialzi Chianti Classico Gran Selezione 2019 vino 100% Sangiovese Cru proveniente da un unico vigneto. 

Un Chianti Classico che ha stoffa da vendere elegante e profondo, il bouquet è articolato ed ampio nei profumi di fiori con arancia e cedro balsamici di resina e erbe, palato profondo mosso da tensione acida scattante e infiltrante, tessitura tannica fitta e spessa ma fine e ben distesa sul sorso. Vino giovanissimo da dimenticare in cantina per alcuni anni.

In cantina oltre alle botti grandi per il Brunello e le barrique francesi si trova un’esposizione di opere d’arte. Un percorso di istallazioni quadri e oggetti che culmina in una piramide di anfore, nei cui strati a partire dal basso rappresentano il viaggio esoterico del degustatore che assaggiando i vini della tenuta nel salire arriva in ultimo passaggio ad entrare in Paradiso. 

Campo ai Sassi 2022 Rosso di Montalcino DOC Sangiovese 100%

I profumi di frutto polposo con lampone e cassis, succoso, dissentate, note tropicali con papaia, spezie leggere ed una componente di bacche aromatiche nocciola tostata e mentolo. Il palato è accattivante con ingresso dolce e prontezza di beva, spronata da molta acidità e tannini saldi, finale salino.

CastelGiocondo Brunello di Montalcino  Docg 2018 

Intensità e nitore agrumato, molti floreali con lavanda, viola, glicine, susina, pesca gialla, arancia rossa, bacche selvatiche, balsamico, componente speziata leggerissima con tratti piccanti, in bocca ha tessitura tannica compatta e giovanile ben inserita nella componente fruttata, data da polpa e freschezza, benchè in estrema gioventù ha un finale piacevolmente lungo ed appagante.

Ripe al Convento 2017 di CastelGiocondo Brunello di Montalcino Riserva Docg  nato nell’omonimo vigneto, a un’altitudine tra 350 e 450 metri, le cui uve Sangiovese vengono scrupolosamente selezionate a mano. Annata molto calda frutto di una selezione ferrea, vendemmia iniziata il metà settembre, materia e frutto nero in primo piano con cassis, mirtillo, frutti neri, speziato e mentolato, potente avvolgente, ha tannini ben definiti e non invadenti ed lunghissimo finale.

Una mostra d’arte è presente nel Castello con varie istallazioni.
Le opere presenti fanno parte della Collezione di Artisti per Frescobaldi, che attesta l’antica tradizione di famiglia da sempre mecenati con i giovani artisti e l’arte contemporanea.
Nel parco il vento soffia con energia e costanza tra gli alberi.  La struttura benchè ristrutturata ha conservato le caratteristiche originali, con i muri di sasso e la Cappella di famiglia. Nella parte superiore le stanze hanno conservato i disegni originali nelle quali varie opere d’arte sono state installate. Qui il racconto storico ed artistico del luogo, prende improvvisamente una piega inaspettata, quando insieme alle vicende della casata si narra anche dell’esistenza di un fantasma che si aggira per il castello, mostrandosi nei posti più impensati.

(un brivido freddo mi attraversa la schiena

Gli apparizioni riguardano la torre del Castello, il giardino, ed anche una stanza in fase di ristrutturazione dove sopra una sedia lo spettro se ne sarebbe stato seduto ed apparentemente compiaciuto per i lavori svolti, ma dove gli operai hanno poi rifiutato per giorni di rientrare…

chissà penso, alla fin fine, forse da buon pensionato predilige i cantieri.


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