
di Raffaele Mosca
Un Barolo puro, schietto, fluido, scorrevole e facilmente abbinabile già in questa fase, perché libero dalla gabbia dei legni d’affinamento – molto marcanti in alcuni Baroli giovani – e nel contempo privo delle imprecisioni tipiche di altre referenze prodotte seguendo lo stesso approccio non interventista.
È figlio del Cru Bricco Boschis di Castiglione Falletto, che sta più meno al centro della Docg Barolo, e mette insieme la finezza, l’immediatezza fruttata e floreale del settore di Barolo e La Morra – anche detto “tortoniano, dalla matrice geologica dei suoli – con l’austerità boschiva e sanguigna di Monforte e Serralunga. Non è altro che uno splendido succo di mirtilli e giuggiole con un pizzico di pastiglia alla viola e qualche refolo di liquirizia, humus e ghisa; sfodera un tannino sontuoso, infiltrante, ma senza macchia, che dà sostegno a una progressione d’ineccepibile equilibrio ed universale piacevolezza.
L’abbiamo bevuto con il controfiletto di manzo con lardo di cinta senese di Taverna Volpetti a Roma, un’insegna “fuori dai soliti giri” sulla quale mi riprometto di scrivere qualcosa a breve.
Prezzo: sui 70 euro
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