C’è troppo Lacryma Christi a basso prezzo in giro: le considerazioni di un produttore

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista

Riceviano e volentieri pubblichiamo

di Vincenzo Oliviero*

HO INIZIATO QUESTA fantastica  AVVENTURA nel mondo del vino dopo una vacanza di fine anno 2003 sulle colline chiantigiane tra meravigliosi paesaggi e lunghi filari di vigneti e visita a stupende cantine.

Sono stato folgorato da questi posti , poi mia moglie ha fatto il resto, facendomi  notare che la nostra cantina, all’epoca era una grotta naturale che  se opportunamente recuperata non avrebbe avuto niente da invidiare a quelle  cantine toscane che avevamo  visitato.

E così fu.

Nel 2004, impiantammo il primo vigneto di caprettone e piedi rosso , nel 2005 iniziammo i lavori di scavo della grotta/cantina, nel 2007 sistemammo il locale di vinificazione ed a fine 2007 la prima vinificazione del LACRYMA CHRISTI DEL VESUVIO.

In pratica ho iniziato questa attività appena all’inizio del periodo di crisi economica che ha sconvolto la vita di molte persone , negli ultimi 6/7 anni , compresa la mia , avendo perso nel 2009 la carica di Direttore generale del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop.

SONO PASSATI 6 ANNI, NON SONO affatto pentito della strada che ho intrapreso. I risultati già ci sono e sono certo che miglioreranno ancora nei prossimi anni.

Basta crederci.

Ho pagato nei primi tre anni lo scotto dell’inesperienza nel settore, con rimanenze di vino, soprattutto bianco, che i ristoratori e gli enotecari  già febbraio/marzo non comprano più perché aspettano  di acquistare la nuova annata e, tu sei costretto a svendere al prezzo di costo.

Anche su questo aspetto credo che ci vorrebbe un po’ di informazioni e  conoscenza  in più da parte di chi acquista i nostri vini bianchi perché non credo che tutti  i bianchi devono essere necessariamente di annata.

Non avendo alternative, cosa ho fatto?

Ho ridotto la quantità delle bottiglie alla sola produzione di uve aziendali e ho aumentato il prezzo della singola bottiglia di 0.50/1 €

Risultato: sono tre anni che per Capodanno finisco il vino.

Per me questa è la strada , poche bottiglie, uve realmente coltivate sul Vesuvio e soprattutto qualità.

Se diamo uno sguardo all’universo mondo del vino del Vesuvio, notiamo che ci sono delle eccellenze incredibili, sia piccole, sia medie che grandi cantine che valorizzano nel migliore dei modi questo vino.

Senza fare nomi chi è del settore sa di chi parlo.

Purtroppo c’è anche l’altra faccia della medaglia e mi riferisco ad un numero cospicuo di cantine, pseudo cantine e pseudo imbottigliatori che mettono in vendita sotto il nome di Lacryma christi del Vesuvio  doc  dei liquidi più o meno colorati difficile da interpretare.

Questi vini te li ritrovi dappertutto e nei posti più impensabili,non solo sulle bancarelle del Vesuvio o negli scavi di Pompei, ma a Capri , Sorrento, non parliamo poi di Ischia.

Io ho provato a comprarli ed ad assaggiarli. Fatto salvo un caso il resto No comment sulla qualità.

Proviamo ad immaginare che un turista compra queste bottiglie di Lacryma Christi in uno di questi posti e quando ritorna a casa la apre la bottiglia per gustarla, magari in compagnia di qualche amico per raccontare la sua visita in CAMPANIA. Che figura ci facciamo, che pubblicità negativa che si genera , vendendo queste “ciofeche di vino” che riportano un nome così prestigioso.  Provate a calcolare il danno di immagine che ciò produce, avvalorando sempre  di più il luogo comune che chi viene in Campania/Napoli, in qualche modo un  “PACCO”  lo deve pur sempre portare a casa.

COSì NON Può E NON DEVE  CONTINUARE.

Qualcuno mi sa dire quanti ettari (intendo quelli reali) di vigneti esistono sul territorio  del DOC  Vesuvio?

Quante bottiglie di vino doc del Vesuvio si producono?

Senza essere un mago scommetto che le bottiglie di vino Vesuvio immesse in commercio sono almeno il triplo rispetto alle uve prodotte sul Vesuvio.

Chi ha i dati  smentisca questa mia affermazione e gli offrono una cena nel  ristorante più prestigioso. Parola.

Da una mia breve indagine ho calcolato che il prezzo medio ponderato franco cantina dei vini del Vesuvio doc si aggira tra i 2.20/2.50€/bottiglia. Chiaramente la media del prezzo si abbassa notevolmente quando nel calcolo si mettono i prezzi di quelle cantine che fanno dell’imbroglio il loro core business.

Qualcuno mi deve spiegare come si fa a mettere in commercio una bottiglia di vino doc a questo prezzo , considerando: prezzo bottiglia, tappo, etichetta e retro, capsula, vino da uve (presumo), locale di vinificazione,macchinari e relativi ammortamenti, energia elettrica, manodopera, enologo, prodotti enologici, confezioni, scatole, balzelli vari  etc  etc .

Io non l’ho capito.

Forse sono un inesperto del settore, un ingenuo o un illuso? Non lo so, ma di certo so di stare dalla parte giusta, perché  sto dalla parte della qualità e la prova del nove mi è data dal fatto che per Natale finisco i vini da ormai tre anni, i miei clienti aumentano, acquistando  i miei vini e pagandoli ad un prezzo ottimo ma onesto nel rapporto alla qualità.

In merito alla qualità devo dare atto all’enologo Antonio Pesce che mi consiglia e mi ha preso per mano in questa meravigliosa avventura.

In merito alle problematiche che ci sono e che screditano questo vino, famoso in tutto il mondo,  chi istituzionalmente competente, dovrebbe  pesantemente intervenire a colpi di scure per fare pulizia.

Le cantine  che operano sul Vesuvio rappresentano una tutela insostituibile per il territorio, dobbiamo fare in modo di annullare chi mette in commercio dei vini come se fossero dei”gadgets” per turisti/polli a cui dare il “pacco”.

Noi tutti dobbiamo produrre i vini del Vesuvio come “christo” comanda , per fare un aforisma e poi nulla questio  che vengano venduti anche ai turisti come ricordo del loro passaggio sul nostro territorio.

Questo è il mio augurio a tutti coloro che fanno della qualità e della serietà aziendale il loro core business.

*Produttore della Cantina Fuocomuorto di Ercolano

 

 

 

 

 

 


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