I frutti irpini dimenticati de Il Poggio del Picchio, conserve e biodiversità

Pubblicato in: Le conserve
Il Poggio del Picchio

di Rosa De Angelis

Poggio del Picchio: quando si dice “andare in brodo di giuggiole”. Può accadere che succeda veramente. Siamo nel cuore dell’Irpinia, ad Aiello del Sabato, dove Fiorenza Giselico e sua figlia Francesca hanno deciso di abbandonare tutto per dedicarsi al recupero di frutti dimenticati, tra cui appunto le giuggiole, tra le ultime arrivate, con cui fanno marmellate, confetture, gelatine e succhi di frutta. E così può accadere di assaggiare veramente il brodo di giuggiole per scoprirne l’infinita dolcezza. 3 ettari e circa 1.500 piante in un orto che ha fatto del recupero della memoria la propria missione.

Mele cotogne, mele limoncelle, mele chianelle, mele zitelle, la poco nota mela “capo di ciuccio”, la cassanese e la mela bianca di Grottolella: tra le tipicità irpine ma anche mela annurca, cotogna, pera mastantuono, corbezzoli, sorbe, nespole germaniche, azzeruoli, gelsi neri e bianchi e appunto le giuggiole. Molte di queste specie già presenti nel podere acquistato dal padre di Francesca nel 2005, a pochi mesi della pensione.

 

 

 

 

“Inizialmente mio padre lo acquistò pensando di impiantare un vigneto – racconta Francesca – nel podere c’era un albero secolare di pere mastantuono, bucherellato da un picchio. Così mio padre decise di fare 50 innesti. Era ancora vivo il ricordo di quando sua nonna gli preparava la marmellata di pere mastantuono. Gli innesti hanno preso tutti e qualche anno dopo è nato Il Poggio del Picchio, quando ci siamo resi conto che avevamo, senza saperlo, una miniera d’oro di biodiversità. Avevamo il terreno, la frutta, mia mamma aveva sempre fatto marmellate in casa e così ho deciso nel 2009 di abbandonare il mio lavoro di ingegnere per lavorare insieme a lei a questa nuova attività”.

Ma il lavoro al Poggio non si ferma nell’orto perché è in cucina che Fiorenza e Francesca danno spazio alla fantasia, sperimentando ricette e accostamenti sempre nuovi, attraverso il sapiente uso di spezie come cardamomo, anice stellato, cumino, zenzero, cannella, ginepro e altro ancora. “La nostra filosofia è quella di sperimentare e poi la fantasia di trovare ricette nuove – spiega Fiorenza – alla ricerca di sapori, abbinamenti e accostamenti anche originali”.

 

Dal 2010 l’azienda ha già ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, partecipando anche a Expo lo scorso anno con uno show cooking sulle confetture di frutti dimenticati. Ma la missione resta quella originaria, quasi ancestrale, tra tradizione e innovazione, di conservare la biodiversità intrinseca nel proprio territorio.

Prodotti a km 0, tipici irpini, stagionali, bio nella sostanza più che nella forma. Nessun trattamento è ammesso nel podere se non quelli più strettamente naturali e poi la fantasia in cucina, la lavorazione artigianale, che trasforma i frutti e gli ortaggi in confetture, marmellate, succhi e gelatine, deliziosi al palato e accompagnatori discreti anche di piatti di carni e formaggi.

 

Azienda agricola Il Poggio del Picchio

Contrada Salice, 11

Aiello del Sabato (Av)

Tel. 0825 667238/ 327 8561237

www.ilpoggiodelpicchio.com


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