
di Fosca Tortorelli
Non solo degustazioni, ma itinerari tra ulivi secolari, visite ai frantoi storici, cene all’aperto tra i filari. L’olio extravergine di oliva diventa sempre più motivo di viaggio e leva di sviluppo per i territori rurali. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze di oleoturismo è cresciuta del 37,1%, segno di un interesse che va oltre il semplice acquisto del prodotto e punta alla conoscenza diretta dei luoghi di produzione.
Dati che emergono dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol e curato da Roberta Garibaldi. Sette italiani su dieci considerano l’olio un patrimonio culturale e paesaggistico del Paese, mentre cresce l’attenzione anche dall’estero, con Germania, Francia, Svizzera e Stati Uniti tra i mercati più sensibili al turismo del gusto.
L’Italia parte da un patrimonio unico, con oltre 619 mila imprese olivicole e più di 500 cultivar, espressione di biodiversità e tradizioni millenarie. Toscana e Puglia guidano le preferenze dei visitatori, seguite da Sicilia, Umbria e Liguria, ma aumenta l’interesse per aree meno conosciute, dove l’esperienza si lega al racconto delle comunità e alla scoperta di produzioni di qualità.
L’oleoturismo intercetta una domanda sempre più orientata alla consapevolezza. «La formazione rappresenta uno strumento essenziale per costruire una nuova cultura lungo tutta la filiera», sottolinea Nicola Di Noia, consigliere delegato della Fondazione EvooSchool Italia e direttore generale di Unaprol. Consumatori più informati chiedono oli capaci di esprimere il territorio, equilibrati nei profili di fruttato, amaro e piccante e privi di difetti, spingendo le aziende a investire in qualità e accoglienza.
«Il cibo e il vino sono il primo fattore di attrazione di un viaggio e l’olio rientra a pieno titolo tra i prodotti più riconoscibili dell’identità italiana», osserva Garibaldi. «L’oleoturismo ha grandi margini di crescita, ma è fondamentale continuare a investire in qualità, formazione e organizzazione dell’offerta per rispondere a una domanda sempre più attenta e consapevole».
L’olio extravergine, ricco di polifenoli e antiossidanti naturali, è anche un alleato del benessere e cardine della dieta mediterranea, patrimonio Unesco, unendo piacere sensoriale a benefici salutistici che i turisti sempre più apprezzano nelle esperienze dirette.
Il rapporto evidenzia anche un cambiamento nella disponibilità di spesa. In Europa la fascia più diffusa per visite e degustazioni è tra 20 e 40 euro, mentre circa il 30% dei turisti statunitensi è disposto a investire tra 60 e 100 euro per esperienze più strutturate. Un dato che conferma come l’olio extravergine, cardine della dieta mediterranea e apprezzato per le sue proprietà salutistiche, sia percepito sempre più come prodotto identitario.
«L’oleoturismo non è una moda, ma una leva strategica per lo sviluppo sostenibile delle aree rurali», afferma Michele Sonnessa, presidente dell’Associazione Città dell’Olio, annunciando la nascita di un Club di Prodotto dedicato, con l’obiettivo di mettere in rete frantoi, aziende, ristoratori e operatori dell’accoglienza e rendere l’offerta più strutturata e facilmente prenotabile.
Sull’impatto economico insiste anche David Granieri, presidente di Unaprol e vicepresidente nazionale Coldiretti. «Grazie alla multifunzionalità, dall’agriturismo alla vendita diretta, i nostri olivicoltori non vendono solo olio Evo ma offrono un’esperienza che tutela il paesaggio e contrasta lo spopolamento delle aree interne».
Il turismo dell’olio si inserisce così nel più ampio trend del turismo enogastronomico, confermando una trasformazione in atto; l’extravergine non è più soltanto una produzione agricola, ma un racconto di territorio capace di generare valore economico, culturale e sociale.