Cucunci, la leggenda dei capperi di Pantelleria

Pubblicato in: I miei prodotti preferiti
Rosario Cappadona

di Francesca Marino

Pantelleria. La pianta di cappero è perenne, selvaggia, affonda le radici, sfidando la natura, in rocce desolate, scogliere, crepe di muri abbandonati in cerca dell’ umidità necessaria alla sua crescita. Il cappero è un germoglio di una pianta i cui frutti sono bacche dette cucunci; l’utilizzo del bocciolo risale a migliaia di fa, ne apprezzavano l’aroma greci e romani e poi gli arabi e tutti i popoli che si sono affacciati sul Mediterraneo.

Ed infatti proprio a Pantelleria che, grazie al suolo di origine vulcanica ed al clima caldo e ventoso, la Capparis spinosa, trova la sua massima espressione a tal punto da ottenere, nel 1996, il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta). I capperi sono diffusi un po’ ovunque, coltivati da secoli nella varietà Inermis, senza spine, e cultivar Nocellara, denominata così perchè il bottone fiorale pieno di stami è tondo, sodo e consistente alla manipolazione. Le varietà in commercio rappresentano la selezione nel tempo delle migliori qualità.

Sull’isola ci sono capperi spontanei ma quelli che vengono raccolti sono coltivati. La Cooperativa Agricola dei Produttori di Capperi di Pantelleria conta 200 soci produttori, ciascuno dei quali possiede un proprio piccolo pezzo di terra in cui coltiva i capperi e ne provvede alla lavorazione del terreno, all’impianto, alla raccolta ed al processo di maturazione.

La raccolta, fatta a mano, lenta e faticosissima, si svolge nel periodo estivo, dai primi di giugno fino a metà agosto e nelle zone più tardive fino ai primi di settembre, in cui si effettuano oltre dieci raccolti su ciascuna pianta. La maturazione, passaggio necessario a contrastare l’amaro del germoglio appena raccolto, avviene in appositi tini in cui bottoni fiorali vengono ricoperti di abbondante sale marino, circa il quaranta per cento del loro peso, e mescolati e rimescolati ogni giorno per circa dieci giorni. Una volta scolati vengono messi nuovamente sotto sale al venti per cento del loro peso per altri dieci giorni per poi essere pronti per il consumo.

Il cappero pantesco si differenzia dagli altri non solo perchè privo di spine e con un bottone più sodo e tondeggiante, ma anche per la qualità ed aromaticità che si sviluppano dopo la maturazione e che conferiscono al prodotto un sapore unico e molto intenso. La produzione a Pantelleria è di 100 tonnellate che vengono esportate per il 90% al nord Italia, dalla Toscana in su, il 5% all’estero ed il resto verso il sud Italia. Il costo medio è 11-12 euro al chilo.

Questi piccoli germogli, chicca gastronomica italiana, non sono soltanto buoni ma anche salutari. Contengono, infatti, vitamine e minerali, in particolare sodio, potassio, fosforo e magnesio, e posseggono proprietà tonico-digestive e diuretiche in quanto costituiti per l’80% da acqua. Ricchi di fibre, hanno poche calorie (23 per 100 grammi) e non contengono colesterolo.

L’apporto calorico dei capperi dipende molto anche dal metodo di conservazione tra i quali il migliore risulta quello in salamoia, avendo cura, prima del consumo di lavarli una mezz’oretta in acqua fredda per rimuovere il sale in eccesso. I capperi contengono flavonoidi (quercetina e rutina), antiossidanti dall’azione antibatterica, anticancerogena ed antinfiammatoria.

Impiegati in abbinamento a pasta, carne e pesce, insalate e pizza, regalano ai nostri piatti un aroma inconfondibile dal sapore unico: quello del Mediterraneo.

 

 

 

 

 

 

 

Cooperativa Agricola Produttori Capperi
Contrada Scauri Basso, 11
91017 Pantelleria (Tp)

 

Foto di Francesca Marino

 


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