
di Valentina Ruzza
Venezia non ha mai avuto bisogno di inventare la bellezza. Le appartiene da sempre, custodita nei riflessi della Laguna, negli interni di palazzi secolari, nei piccoli rituali che scandiscono la vita tra calli e campielli. Eppure esiste una Venezia che continua a sorprendere, lontana dagli itinerari più prevedibili, capace di rinnovare il proprio fascino attraverso linguaggi contemporanei. Uno di questi è quello della mixology, diventata negli ultimi anni una delle espressioni più interessanti della nuova ospitalità veneziana. È proprio questa città, sospesa tra memoria e sperimentazione, a fare da cornice alla quinta edizione della Venice Cocktail Week, in programma dal 21 al 25 ottobre 2026. Cinque giorni per scoprire come l’arte del bere miscelato possa trasformarsi in un’esperienza culturale, sensoriale e profondamente legata all’identità di un territorio. Ideata e diretta da Paola Mencarelli, la manifestazione torna con un percorso diffuso che coinvolge 30 indirizzi selezionati, tra cocktail bar, insegne storiche e prestigiosi hotel. Una geografia dell’ospitalità che invita a conoscere Venezia attraverso i suoi banconi, le storie dei professionisti e la ricerca che si cela dietro ogni creazione. Perché un cocktail, quando nasce da un’idea precisa, può raccontare molto più dei suoi ingredienti.
Può evocare un luogo, interpretare una stagione, restituire una sensazione. Può persino diventare una forma di racconto. Nella città in cui l’aperitivo è da sempre parte della quotidianità, la Venice Cocktail Week sceglie di andare oltre il gesto abituale del brindisi, proponendo una visione del bere che intreccia creatività, consapevolezza e cultura gastronomica. Il fascino dell’edizione 2026 risiede anche nella varietà dei luoghi coinvolti. Accanto a nomi che rappresentano ormai punti di riferimento della scena veneziana, come Caffè Florian, Arts Bar, Experimental Cocktail Club, Il Mercante, Skyline Rooftop Bar e The Bar at Aman Venice, trovano spazio nuovi protagonisti pronti a offrire interpretazioni personali dell’ospitalità contemporanea. È soprattutto il mondo dell’hôtellerie di alta gamma a rivelare una trasformazione significativa. I bar dei grandi alberghi non sono più soltanto eleganti luoghi di passaggio per una clientela internazionale, ma destinazioni con una propria identità, capaci di attrarre appassionati e professionisti alla ricerca di esperienze sempre più ricercate. Tra i nuovi ingressi figurano Herbarium, all’NH Collection Venezia Grand Hotel Palazzo dei Dogi, Heureka Chic Bar dell’Hotel Heureka, K Lounge Bar e Terrazza Gabrielli dello Starhotels Collezione, e Palladio Venice, all’interno dell’Airelles Palladio Venice. A questi si aggiungono The Mask Lounge & Garden del Carnival Palace e Wagon Bar dell’Orient Express Venezia. Indirizzi che interpretano il lusso secondo sensibilità differenti, accomunati da un’idea di accoglienza nella quale il dettaglio non è mai secondario. L’atmosfera, la scelta del bicchiere, la presentazione e il servizio contribuiscono a costruire un’esperienza che comincia ben prima del primo sorso. A fare da filo conduttore sarà la Drink List VCW26, concepita come un piccolo itinerario nel mondo della miscelazione. Ogni locale proporrà tre cocktail: un Signature Cocktail, espressione della creatività del bartender; un Aperitivo di Mezzogiorno, a bassa gradazione alcolica oppure analcolico; e un Classic Cocktail, omaggio ai grandi riferimenti della tradizione internazionale. Una formula che riflette anche il cambiamento delle abitudini contemporanee. Il piacere di bere bene si accompagna sempre più spesso alla ricerca dell’equilibrio, alla curiosità verso ingredienti insoliti e a un approccio più consapevole al consumo di alcol. In questo contesto, l’Aperitivo di Mezzogiorno assume un significato particolare. A Venezia, dove il rito dell’ombra e del cicchetto appartiene da generazioni alla cultura cittadina, proporre una nuova interpretazione del momento conviviale significa stabilire un dialogo tra passato e presente, senza rinunciare all’autenticità. Ma la Venice Cocktail Week non si esaurisce nei drink. Attorno ai 30 locali selezionati prende forma un calendario di masterclass, guest shift, degustazioni, pop-up bar, appuntamenti culturali ed esperienze che aprono le porte a un universo spesso conosciuto soltanto attraverso il prodotto finale. Particolare attenzione è dedicata ai professionisti che lavorano quotidianamente dietro il bancone, protagonisti di Barkeeper, l’iniziativa che valorizza il talento dei bartender veneziani, la loro formazione e il rapporto con il territorio. Sono loro, del resto, a custodire una parte essenziale dell’esperienza. Perché la differenza tra un cocktail ben eseguito e un momento davvero memorabile risiede spesso nella capacità di accogliere, interpretare i desideri dell’ospite e trasformare il servizio in una relazione. La manifestazione si apre inoltre al confronto con altre realtà italiane del bere miscelato, attraverso la presenza delle Italian Cocktail Weeks, da Firenze alla Toscana, da Cortina alla Costiera Amalfitana. Un intreccio di professionalità e culture che permette di osservare quanto la mixology sia diventata un linguaggio dinamico, influenzato dalle identità regionali, dalle materie prime e dalle nuove sensibilità gastronomiche. C’è poi un elemento che rende la Venice Cocktail Week particolarmente affascinante: la possibilità di vivere la città con uno sguardo differente. Entrare in un palazzo storico per scoprire un bar nascosto, concedersi un aperitivo affacciati sull’acqua, attraversare Venezia al tramonto alla ricerca di un nuovo indirizzo. Sono esperienze che restituiscono valore al tempo, invitando ad abbandonare per qualche ora la fretta e a riscoprire il piacere della curiosità. In un panorama dell’ospitalità sempre più orientato verso l’esperienza, la manifestazione dimostra come il mondo del cocktail possa diventare un interessante punto d’incontro tra gastronomia, design, architettura e cultura del territorio. La quinta edizione della Venice Cocktail Week si annuncia così come un appuntamento capace di parlare non soltanto agli appassionati del bere miscelato, ma anche a chi ama viaggiare, scoprire nuovi luoghi e lasciarsi sorprendere da forme diverse di bellezza. Perché Venezia, forse più di qualsiasi altra città, insegna che il fascino non risiede soltanto in ciò che si guarda, ma anche in ciò che si sceglie di vivere. E talvolta, per scoprire una Venezia inaspettata, basta attraversare la soglia di un bar, accomodarsi al bancone e lasciare che sia un cocktail a raccontare il resto.
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