Don Anselmo 2004 Aglianico del Vulture doc

Pubblicato in: in Basilicata

PATERNOSTER

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Elogio dell’invecchiamento

Il valore dell’invecchiamento, il rispetto per le cose e le persone che hanno un’età è delle società rurali nelle quali l’apprendimento all’uso della vita è strettamente legato allo scorrere del tempo, ché non potrebbe essere altrimenti. E’ diventato una cifra generalmente negativa, intendo diffusa nel senso comune e non solo a livello letterario (Menandro, Lorenzo il Magnifico) con l’avvento della cultura urbana di cui in Italia il Fascismo è stato il collante ideologico. Oggi è considerato bravo chi si mantiene giovane e riesce ad offrire questa immagine di se a dispetto del passare degli anni e tutto è lecito per raggiungere questo scopo, soprattutto la finzione. Con internet, poi, basta un clic e si ha la sensazione di poter accedere a tutte le nozioni necessarie in un secondo, senza aver avuto il bisogno di digerirle attraverso la lettura e lo studio lungo e intenso, senza <inutile> perdita di tempo, appunto. Dare la sensazione di aver girato e bluffare è diventato molto facile se si sa operare bene con la cucina del copia e incolla ma il lettore percepisce ancora la moneta vera da quella falsa, almeno sino a quando anche il copia e incolla non sarà divenuto un valore positivo, cosa che è già considerata un pregio nello stilare le tesi universitarie. Anche nel vino è in corso una battaglia culturale sul problema dell’invecchiamento, ma qui, curiosamente, le parti sono assolutamente rovesciate perché si cercano modi e trucchi per fare sembrare i vini più vecchi di quelli che in realtà non siano attraverso varie pratiche enologiche non sempre consentite dalla legge. Oppure, di converso, si cerca di sfidare le proprietà della buccia ammorbidendo e facendo vini sempre più pronti, da consumare subito, evitando l’attesa e, soprattutto, l’esposizione finanziaria delle aziende. Il motivo è che i vini di fascia medio-bassa non hanno bisogno di sembrare vecchi, mentre quelli di fascia alta lo devono perché soggiacionoappunto all’obbedienza rurale dell’importanza del tempo e sono dunque per questo apprezzati dal commercio che sa aspettare per ben vendere. Ogni cosa ha il suo stile e la sua ragione d’essere purché, a mio modo di vedere, sia autentica e reale sino in fondo con chiarezza in etichetta e verso i consumatori. Come Paternoster: al Don Anselmo ha affiancato vini di nuova generazione, che ovviamente sono stati premiati, e ciò nonostante, resta questo il simbolo verso dell’Aglianico del Vulture. Perché Sergio e Vito non hanno mai voluto cambiarne lo stile, hanno solo migliorato le tecniche di vinificazione, con una attenzione maggiore rispetto ai primi anni, alla pulizia in cantina e alla selezione delle uve. Stop. Un vino protagonista del bel libro di Andrea Scanzi, l’Elogio dell’Invecchiamento che abbiamo presentato venerdì a Barile in una cornice magnifica, nella nuova azienda di Paternoter appena fuori il paese, proprio all’uscita Barile della superstrada Potenza Melfi, in una proprietà nella quale anni fa Vito mi accompagnò appena dopo averla comprata indicandomi un dosso: <lì verrà la nuova cantina>. Ed eccolo, allora, uno dei tanti miracoli del vino, la sua forza di mantenere i giovani attaccati alla terra, e che terra: il cielo stellato del Vulture era meraviglioso, noi eravamo protetti dai castelli di Melfi e di Lagopesole e la serata è volata via in un lampo. E, sì, il Don Anselmo 2004, conferma il suo stile austero, non urlato, in bocca la freschezza regale dell’Aglianico ribadisce la sua vocazione all’invecchiamento, la sua voglia di raccontare una storia lunga. Senza questi vini, chi scriverebbe di vino? Poi vi lascio con le parole usate per l’invito che avevo fatto per venire a trascorrere questa serata, maagnifica fra tanti amici, tra cui Pasquale Porcelli, Andrea De Palma, Donato Rondinella, numerosi produttori (Antonio De Palma, Franco Allegretti, Rino Botte, Michele La Luce, Michele Cutolo di Basilisco, Elena e Salvatore Fucci di Titolo, Michele Giannattasio, Giovanni Montrone di Regio Cantina, Teodoro Palermo presidente della Cantina di Venosa) ove si dimostra quanto sia importante per un’azienda interpretare bene il suo essere storica in un territorio: non restare l’unica e sola, ma avere la capacità di aprire con piacere le porte a tutti gli altri, ché nel mondo globale quale mai potrà essere la concorrenzza quanto in tutto l’Aglianico del Vulture non supera i tre milioni di bottiglie? Ecco allora, il mio invito fatto su questo sito.

In realtà nella mia vita non ho mai fatto vacanza come viene intesa oggi, intendo negli ultimi vent’anni, cioé non ho mai tagliato con il quotidiano, semmai mi ci sono avvinghiato ancora di più godendo la città vuota, prima i telefoni ora i cellulari pigri, l’esaurimento di spam, tutto meravigliosamente a disposizione, le strade senza traffico, l’intimità speciale che si crea fra chi resta nel posto di lavoro. Non assenza (vacatio), dunque, ma più presenza con le persone e le cose che mi piacciono. Per questo vi invito a questo appuntamento, voglio che vediate quanto è bello e austero il Vulture, la nuova cantina della famiglia Paternoster, il sapore della Locanda del Palazzo di Rino e Lucia Botte, scoprire i formaggi fatti con le vacche al pascolo, la signorilità dell’Aglianico, la stupefacente bellezza di Venosa e dei castelli di Federico II dalla cui sconfitta sono nati i secolari problemi del nostro paese, la cattedrale di Acerenza affacciata sull’infinito. Ecco, qui dove lavoro e studio è vacanza, sommerso dal verde sotto il cielo azzurro della Lucania. Per disquisire di invecchiamento, del valore accumulato dall’esperienza, della misura acquisita grazie ai torti subiti come alle scelte indovinate, della possibilità di sferrare un colpo a sorpresa imparato durante la lunghissima gavetta, per restare sempre giovani. Perché cedendo il passo si arriva prima. Perché tanti vini sono più freschi con il passare del tempo mentre le loro caricature sono flaccide dopo un’ora a tappo aperto. Venite qui.

Sede a Barile, contrada Valle del Titolo. www.paternostervini.it  Tel. 0972.770224, fax 0972.770658. Enologo: Sergio Paternoster. Ettari: 10 di proprietà e 10 in affitto. Bottiglie prodotte: 150.000. Vitigni: aglianico, fiano


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