
L’Italia ha davvero tanti problemi, ma anche tante cose belle. Per esempio i vini valdostani che sono così pochi da essere quasi sconosciuti fuori regione. Un peccato, perché si tratta di un bel bere con prezzi di grande vantaggio per i consumatori.
Ci è capitato qualche sera fa all’enoteca Guerrini a Roma, bel locale con più di mezzo secolo dove si mangiano piatti di sfizio per sostenere un buon numero di bottiglie (anche se mancano del tutto Fiano e Greco campani): per 20 euro ci siamo goduti un grande Nebbiolo 2009 della Cooperativa di Donnas, una doc quasi sconosciuta al grande pubblico.
Si tratta di una struttura con 78 soci che hanno 30 ettari dai quali si producono circa 140mila bottiglie. Il Donnas, quasi tutto nebbiolo (con un 10% tra freisa e neyret), è invecchiato per un anno in botti da 25 ettolitri di rovere.
Certamente non raggiunge la profondità dei Barolo e del Barbaresco, ma si tratta comunque di un grande rosso da elevamento come ha dimostrato una verticale tenuta dall’Ais ad Aosta lo scorso gennaio nel corso della quale il 1986 si è presentato in ottima forma. E lo si capisce anche dalla struttura della 2009, ultima annata in commercio: tannini sottili e ben risolti, grande freschezza e finezza, quella sensazione di eleganza intima che solo il nebbiolo e il gaglioppo riescono a dare in Italia. Un vino sottile ma solido, che ci ha accompagnato su tutti i piatti, compresi i tonnarelli cacio e pepe, di ottima compagnia. Sono queste piccole perle che si trovano in Italia che fanno grande la viticultura: ricorda il Barbaresco dell’omonima coooperativa o all’Aglianico della Cantina del Taburno quando aveva la famosa etichetta blu.
Se lo trovate provate, vale sicuramente la pena: tra una chiacchiera e l’altra la bottiglia finisce subito ed è peccato non ordinarne subito un’altra. Un vino di compagnia, un vino amico.
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