Puok Migliore paninoteca d’Italia 2026

di Emanuela Sorrentino
Egidio Cerrone, per tutti Puok, conquista il titolo di migliore paninoteca dell’anno ai Bar Giornale Awards. «Un grandissimo onore, sentivo l’energia “sferica” della mia squadra», così “capitano Puok” ricorda gli attimi che hanno preceduto la proclamazione all’Alcatraz di Milano.
Che emozione è stata?
«Quella di chi ha saputo aspettare crescendo giorno dopo giorno. Siamo maturati come gruppo, abbiamo scoperto nuovi modi di fare un panino e tutti ci hanno visto per quello che siamo e rappresentiamo oltre la popolarità, i social, oltre a essere solo dei locali takeaway. Quando un premio è così sentito dalla gente l’emozione si moltiplica. Puok credo abbia rivoluzionato il concetto di panino in Italia, lo ha reso degno di attenzione e creatività umana».
Ha pubblicato un video in cui i suoi collaboratori si passano tra le mani il premio.
«Ci tenevo, un progetto come Puok viene concepito nel cuore di una sola persona, ma senza quelle due o tre alle quali lo racconti la prima volta e senza chi lavora ogni giorno, non nasce e non cresce».
I panini aerospaziali ti hanno portato in alto. La prossima idea creativa?
«Sarà il terzo gemello dopo Genovese Astrospaziale e Braciola Supernova, ed è un panino pazzesco. Astrospaziale e Supernova sono stati panini sognati e progettati con gruppi di lavoro eccezionali e appassionati. Oggi sono amatissimi, la rivista Cultura Partenopea li ha definiti “la marenna del futuro”. Un panino, per strada, a un prezzo popolare con un gusto così ricercato».
Dalla laurea in biotecnologie ai panini. Cosa l’ha spinta verso questo mondo?
«Durante la tesi ho aperto il mio blog “Le avventure culinarie di Puok e Med” dove raccontavo le mie scorribande nei miei posti preferiti e parlavo per la prima volta anche di panini. Ero ricercatore in biologia molecolare ma ho capito che avrei voluto fare altro, la mia vocazione era il cibo e ho lasciato tutto per dedicarmi al blog. Puok arriverà quasi due anni dopo».
Prima il laboratorio al Vomero, poi a Spaccanapoli. E in futuro?
«A Sant’Antimo abbiamo trovato uno stabile strategicamente perfetto per il grande laboratorio ma anche dal punto di vista commerciale per un terzo punto vendita di Puok».
Ha avuto qualcuno a cui si è ispirato?
«Ciro Mazzella, il mio posto preferito al mondo, il primo articolo del blog. Per me è un mentore, un padre lavorativo. Al lancio di Braciola Supernova ho fatto un video ispirato al film Oppenheimer e Ciro ha recitato la parte di Einstein. Abbiamo vinto il premio Plateia come video dell’anno. Oggi il suo chiosco street food non esiste più ma vado a trovarlo nel pub dove lavora la sua famiglia».
La cucina italiana patrimonio Unesco. Ci sarà più attenzione per onorare questo riconoscimento?
«Spero non vi sia sciacallaggio e appropriazione culturale, ma che venga onorata nel modo giusto. Allo stesso modo spero non venga troppo generalizzata, perché la cucina italiana è un universo fatto di cucine regionali, di cucine di città
e di quartiere».
Puok fa opinione. Sente questa responsabilità verso i consumatori?
«Certo, e sono molto rigido con me stesso. Ho sempre sentito il contrappeso della notorietà e una grandissima responsabilità nei confronti di chi mi segue. Raccontando parte del mio vissuto cerco di sensibilizzare sulla salute mentale parlando di terapia, accettazione, amor proprio, bambino interiore, tenerezza».
Dal blog all’imprenditoria. Cosa h conservato del primo periodo della sua vita?
«L’urgenza emotiva di esprimermi. Nel blog raccontavo di posti e nel farlo raccontavo me. In Puokracconto e servo panini, e nel farlo racconto me. Con la Oink, la mia azienda, spero di raggiungere il grande sogno di realizzare altri format di ristorazione uniti da un unico fil rouge. E nel farlo, ancora una volta, racconterò me, le mie idee e il mio rapporto col cibo nato più di 30 anni fa nelle case della mia infanzia a Pianura, il mio quartiere. Perché ho tante altre cose, ancora, da raccontare».
Come concilia impegno lavorativo e vita privata?
«Ho la fortuna di avere mia moglie come socia. Sa tenere l’equilibrio e negli anni ho imparato anche io. Spingiamo entrambi sia per il lavoro che per la famiglia e, credetemi, quello che ci ritorna dai nostri figli è anche superiore a quello che ci ritorna dal lavoro».