
di Ornella Buzzone
Oggi il viaggio non è più soltanto spostamento, ma ricerca di senso, di tempo lento e di esperienze autentiche. L’ospitalità si è trasformata in racconto e il vino è diventato uno dei linguaggi più potenti per entrare in contatto con un territorio. Il wine tourism non è più una tendenza, ma un modo consapevole di viaggiare, fatto di degustazioni, incontri, paesaggi e storie che si intrecciano tra filari e cantine. In questo scenario la Campania si rivela una delle regioni più affascinanti d’Italia per l’enoturismo, una terra ricca di identità, di vitigni autoctoni e di aziende che hanno saputo unire produzione, accoglienza e cultura del territorio. Qui il vino diventa esperienza completa, capace di accogliere, emozionare e lasciare un segno profondo in chi sceglie di fermarsi, ascoltare e vivere davvero il luogo che lo ospita.
Oggi questa eredità è custodita e portata avanti dalla terza generazione della famiglia. A guidare l’azienda sono i fratelli Sorrentino, Giuseppe, Benny e Maria Paola, che hanno raccolto il testimone dei genitori continuando un lavoro fatto di rispetto, studio e profonda connessione con il territorio vesuviano.
Maria Paola, in particolare, è l’anima enologica dell’azienda, mentre i fratelli contribuiscono allo sviluppo agricolo, produttivo e progettuale della tenuta, in un equilibrio familiare che si riflette chiaramente anche nei vini.
Ci sono esperienze che non si possono semplicemente raccontare: vanno sentite, attraversate, vissute con tutti i sensi. La mia esperienza da Tenuta Sorrentino, ai piedi del Vesuvio, è stata questo. Non una semplice visita in cantina, ma un’immersione totale in un territorio vivo, ancestrale, che parla attraverso la terra, il vento e il vino.
Qui il Vesuvio non è uno sfondo scenografico, ma una presenza costante, potente, quasi vigile. È lui a dettare le regole e la famiglia Sorrentino ha scelto, da generazioni, di rispettarle, custodendo questa terra senza mai snaturarla.
La storia di Sorrentino nasce da una donna, nonna Benigna. Una donna che pensava di lasciare la vita contadina e che invece alla terra ha restituito dignità, forza e futuro. Tutto comincia da un piccolo appezzamento, il famoso mozzo di vigna ereditato da nonno Giuseppe, nascosto per amore e poi rivelato dopo il matrimonio. Quella vigna diventa il punto di inizio di tutto. Benigna manda via gli operai, prende in mano il lavoro e ricomincia. Da lì nasce un DNA familiare forte, femminile, autentico, che ancora oggi si percepisce camminando tra i filari. Nel 1989 Paolo Sorrentino, il figlio, fonda ufficialmente l’azienda.
Decide di dare identità, valore e riconoscibilità ai vini del Vesuvio. È l’inizio di un lavoro lungo più di trentacinque anni fatto di tutela, resistenza e valorizzazione di vini unici al mondo, capaci di raccontarsi dopo uno o due sorsi. La tenuta oggi si estende per circa quaranta ettari sul versante sud-ovest del Vesuvio, disegnando una grande mezzaluna, quasi un anfiteatro naturale sospeso tra Capri, Pompei e il vulcano alle spalle. Qui il vento crea un corridoio naturale che asciuga le vigne. Il suolo sabbioso e vulcanico drena completamente l’acqua, impedendo ristagni e malattie. Le foglie sono sempre asciutte, l’ecosistema è perfettamente bilanciato e la natura fa il suo lavoro senza bisogno di forzature.
Tutte le viti sono a piede franco, non innestate, libere di crescere in modo autonomo. Un caso rarissimo che rende questa viticoltura unica. Qui si pratica ancora la propagine vesuviana, un’antica tecnica di moltiplicazione che permette a una radice di generare nuove viti. Alcune piante superano i centocinquant’anni di età. Non sono solo viti, sono veri e propri antenati di famiglia.
Oltre venticinque varietà di uva convivono nella tenuta, tra Caprettone, Falanghina, Greco, Catalanesca, Aglianico, Piedirosso e numerosi biotipi nati proprio dalla propagine. Ogni parcella ha una composizione diversa, ogni altitudine regala un’espressione unica. Lo stesso vitigno cambia volto a pochi metri di distanza. È il terreno a decidere, non l’uomo. Per questo nascono circa venti etichette differenti, tutte espressione pura del luogo. Il Frupa Piedirosso IGT Pompeiano è un vino che ho amato fin dal primo assaggio, perché riesce a racchiudere in modo autentico l’anima più profonda del Vesuvio e della filosofia di Sorrentino Vini. Nasce da Piedirosso in purezza, coltivato su terreni vulcanici e sabbiosi a circa 600 metri sul livello del mare, con rese bassissime, appena 4.500 kg per ettaro, e una vendemmia manuale a metà ottobre che richiede attenzione, pazienza e grande sensibilità. La vinificazione avviene in acciaio, con affinamento in tini, per preservare l’identità del vitigno e lasciar parlare il territorio senza mediazioni. Il Piedirosso viene spesso definito “croce e delizia” per le sue difficoltà produttive fino all’affinamento, ma è proprio questa complessità a rendere il Frupa un vino intenso, profondo e affascinante. Al palato è elegante, vibrante, con una trama fine che unisce freschezza, frutto e una chiara impronta minerale. Il nome Frupa, dal latino fructus papilionis, richiama la farfalla presente in etichetta, simbolo di amore e passione, gli stessi sentimenti che hanno guidato la nascita di questo vino, oggi vero emblema aziendale. Con i suoi 13,5% vol., il Frupa è un rosso che non cerca effetti, ma resta impresso per equilibrio, identità e profondità. Un vino da ricordare, da aspettare, da ascoltare sorso dopo sorso. La nuova cantina è progettata per assecondare la natura. I livelli seguono il principio di gravità, riducendo al minimo l’uso della meccanica. Le fermentazioni dei bianchi e dei rosati avvengono in acciaio, i piccoli lotti vengono vinificati separatamente per preservare ogni identità. Le pressature sono manuali, delicate, mai aggressive. Le vinacce nobili vengono selezionate con cura. Anche gli scarti tornano alla terra, diventando concime organico e chiudendo un ciclo virtuoso. I vini di Tenuta Sorrentino raccontano il Vesuvio in modo diretto e sincero. Il Caprettone è verticale, salino, attraversato dal vento. Il Lacryma Christi, bianco e rosso, è equilibrio tra mineralità e profondità. L’Aglianico ha struttura e longevità senza perdere eleganza. Il Piedirosso è fine, territoriale, autentico. Sono vini biologici, sostenibili e vegani, oggi certificati, ma prodotti così da sempre, come faceva nonna Benigna senza bisogno di definizioni. L’esperienza non si ferma al vino. Grazie al Vesuvio Inn, l’azienda offre un’ospitalità che permette di vivere il territorio in modo completo.
Il Vesuvio Inn è uno di quei luoghi che non si limitano a offrire ospitalità, ma ti fanno sentire davvero parte del territorio che stai vivendo. Soggiornare qui significa dormire tra i vigneti, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, circondati dai quaranta ettari di vigna di Sorrentino Vini, a pochi minuti da Pompei, Napoli e dalla Costiera Amalfitana. Non si prenota semplicemente una camera, ma un’esperienza autentica dentro una vera azienda vitivinicola vesuviana. Le camere sono luminose, contemporanee, curate nei dettagli, con legno e richiami alla cantina che rendono l’atmosfera calda e accogliente. Alcune hanno balcone, altre un patio privato, tutte pensate per unire comfort e senso di campagna. Per chi cerca ancora più intimità, ci sono le Dimore di Vigna, La Locanda dei Nobili e Il Rifugio Wine Lovers, antiche case coloniche immerse tra i filari, perfette per un soggiorno riservato e silenzioso.
Qui l’esperienza è profondamente legata al territorio. La giornata può iniziare con una colazione che diventa una passeggiata tra le vigne fino alla cantina, proseguire con degustazioni guidate, pranzi in azienda, tour tra i filari, trekking fino alla colata lavica del 79 d.C., lezioni di cucina o passeggiate a cavallo. Dalla reception è facile organizzare anche visite a Pompei, al Vesuvio, a Ercolano, a Napoli o escursioni in barca verso Capri e la Costiera. E poi c’è la piscina panoramica sul tetto, aperta nella bella stagione, con solarium, idromassaggio e wine bar. Un luogo perfetto per fermarsi, guardare il Vesuvio, Capri e il Golfo di Napoli, con un calice di vino vulcanico in mano.
Il Vesuvio Inn è questo: un rifugio dove natura, vino e storia si incontrano, e dove il soggiorno diventa parte integrante del racconto del territorio. La cucina, semplice e sincera, porta la firma della mamma, con pranzi autentici perfetti in abbinamento ai vini della casa.
Accanto al vino e all’ospitalità, Sorrentino Vini mi ha colpito anche per il progetto legato alla cosmetica, che nasce come naturale estensione della loro filosofia agricola e umana. Qui nulla viene sprecato e tutto viene restituito alla terra sotto nuove forme. Dalle bucce d’uva del Piedirosso, recuperate dopo la vinificazione, prendono vita estratti preziosi, ricchi di resveratrolo e principi attivi antiossidanti, trasformati in prodotti dedicati alla cura della pelle. È un’idea che parla di economia circolare, di rispetto e di memoria antica, perché già in epoca romana la vite veniva utilizzata per la preparazione di unguenti e rimedi naturali.
Frupa Piedirosso Siero d’uva, un siero viso e occhi ad effetto lifting che ho trovato coerente e sorprendente quanto i vini della tenuta. La sua formula combinata aiuta a ridurre immediatamente le rughe d’espressione e, grazie alla presenza di acido ialuronico, rende la pelle più tonica e compatta, offrendo un’azione antietà efficace e duratura. L’estratto di vinaccia svolge un ruolo fondamentale nel contrastare i radicali liberi, principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo. Mi è piaciuto pensare che qui, ai piedi del Vesuvio, il racconto del vino continui anche oltre il bicchiere, diventando bellezza, gesto quotidiano e cura di sé, in perfetta continuità con l’anima di questa azienda. Sorrentino è molto più di un’azienda vitivinicola. È un luogo dove il tempo rallenta, dove si ritrova un contatto vero con la terra e con se stessi. In un mondo frenetico, qui si impara di nuovo a respirare, a camminare piano, a vivere un’esperienza profonda e completa. Un invito sincero a staccare dalla quotidianità e a rifugiarsi, anche solo per un po’, nella bellezza autentica della campagna ai piedi del Vesuvio.
Vesuvio Inn– Wine Resort- Tenuta Sorrentino
Indirizzo: Via Panoramica 6, 80042 Boscotrecase (NA)
Recapiti: 0818581117- 3381354415
Prezzo medio: da circa 70 a 150 euro a notte, in base alla stagione e alla tipologia di camera.
Scheda del 17 luglio 2025
The Floor is Lava, Sorrentino Vesuvio Vite Vulcaniche – Wine Experience. Dove la lava è memoria e la vigna è poesia
Un’esperienza multisensoriale tra i filari del Vesuvio: una cena, un gioco, un viaggio emozionale nel cuore della terra che brucia e nutre. Scegli il tuo filare, ascolta le storie, vivi il vino.
di Tonia Credendino
Questa volta vi porto con me tra le pieghe di una terra che ha l’odore delle origini e il silenzio delle promesse. Siamo a Boscotrecase, sul versante sud-ovest del Vesuvio, all’interno del Parco Nazionale. A circa 500 metri di altitudine, lo sguardo abbraccia l’intero golfo di Napoli, da Torre Annunziata a Castellammare, fino a Vico Equense, là dove comincia la penisola sorrentina. Alle spalle, Pompei, memoria stratificata di un vulcano che ancora respira. È qui che la lava si fa suolo, e il suolo si fa vino.
“’O Vesuvio t’ha ‘mparà a campà co’ ’o core annanz e ’a valigia pronta.” Il Vesuvio ti insegna a vivere col cuore davanti e la valigia pronta. Non per fuggire, ma per sapere che niente ti appartiene davvero. Nemmeno la casa. Nemmeno il domani. (dalla poesia “Attaccamento al suolo”)
Qui si conserva, si pota, si vinifica, ma si vive l’oggi come se fosse il giorno del raccolto – anche quando è solo giovedì. Ogni tramonto è un sipario, ogni mattina una prima volta.
In questo scenario mozzafiato ha luogo un evento che non è solo cena, ma rito collettivo: The Floor Is Lava. Un’esperienza ideata da Maria Paola Sorrentino, donna carismatica e visionaria, innamorata del suo territorio, delle sue vigne e della sua storia. Ci vorrebbe una Maria Paola per ogni vigna. È lei ad accoglierci con un sorriso che sembra disegnato dalla luce del tramonto, e a raccontarci le sue radici, quelle che affondano in un moggio di terra che la nonna Benigna, nel dopoguerra, decise di coltivare con amore e tenacia.
Oggi quella vigna è diventata un’azienda, una famiglia, una visione. A portare avanti il sogno ci sono i figli e i nipoti: Giuseppe, Maria Paola e Benigna. E il racconto di famiglia ci raggiunge, dolce e potente, sotto il pergolato che affaccia su Capri, tra filari centenari che parlano ancora di chi li ha voluti, piantati, curati.
Camminare tra le vigne di Sorrentino significa immergersi in un paesaggio vivo, dove le viti raccontano storie antiche, radici profonde e rispetto per la natura. Il terreno, sabbioso e vulcanico, è immune alla fillossera – quel minuscolo afide che ancora oggi minaccia i vigneti del mondo – e consente alle piante di affondare fino a 25 metri alla ricerca dell’acqua. Qui ogni gesto è pensato: la coltivazione è 100% biologica, con l’uso esclusivo di rame e zolfo, mentre piccoli lacci rossi legati ai tralci rilasciano feromoni per confondere i maschi della tignoletta della vite, proteggendo i grappoli. I filari si alternano tra pergola e guyot, mantenendo tra le viti lo spazio giusto per convivere in armonia. Nulla è lasciato al caso: ogni scelta racconta una visione.
È Maria Paola a presentarci Mara Gherardelli, sua amica e ricercatrice in etnobotanica, che collabora con l’Università Federico II. La incontriamo sul ciglio della vigna, dove al posto delle rose troviamo un’altra sentinella di fertilità: le piante spontanee del Vesuvio. Mara ci racconta che l’erba selvatica è un sapere, una medicina, un alimento. Raccoglie per noi un ciuffo di rucola vesuviana e ci invita ad assaggiarla. Ha il sapore della terra e della memoria. Pungente, viva. Risveglia ricordi che forse non sono neanche i nostri, ma che ci appartengono comunque.
The Floor Is Lava prosegue attraverso un percorso tra salite e discese che decido di affrontare con fiducia, lasciandomi condurre a bordo di un rimorchio, legato al trattore, che ci trasporta tra le viscere di questo territorio. A guidarci Carmelo Sichinolfi, il nostro cantastorie, la voce narrante, la guida emozionale. Con lui attraversiamo un paesaggio lunare, fatto di polvere nera, leucite e storia. Un luogo dove il suolo racconta gli strati della memoria geologica: sei livelli visibili a occhio nudo, dalla cenere bianca al paleosuolo.
In questo anfiteatro naturale, nel vigneto Frupa ’79 AC, Carmelo ci racconta della potenza del Vesuvio. Le sue parole ci scivolano addosso come lava silenziosa, lenta e profonda. Non è solo un racconto, ma un richiamo alla natura ciclica di questa terra. «Napoli è una Pompei che non è stata sepolta», ci dice. E poi ancora: «Il Vesuvio è il vulcano che ha fatto più danni, ma anche quello che ha lasciato più poesia». Le sue parole non descrivono, evocano. Cita Goethe, che sul Vesuvio venne alla ricerca del sublime, e forse lo trovò: “Qui, dove la natura distrugge per creare, ho imparato il significato della bellezza terribile.” Lo sguardo si perde, come ipnotizzato dal respiro del vulcano, tra i filari che sembrano onde pietrificate di una marea antica.
E mentre ascolto, penso che questa montagna – così viva, così segnata – ha trasformato la distruzione in fertilità. Il fuoco del 79 d.C., quello che ha sepolto Pompei, oggi nutre queste viti. È come se la cenere fosse diventata carne. Il terreno che ci sostiene sotto i piedi non è solo storia: è possibilità, abbondanza, rinascita. È anche per questo che i vini del Vesuvio hanno una voce propria, una nota profonda che parla di resilienza e rivelazione.
Il nostro viaggio prosegue attraverso il buio delle vigne, guidati solo dalla luce delle torce. Camminiamo in silenzio, tra le viti, fino a raggiungere una terrazza nascosta, dove un tempo veniva servita “’A Marenna” ai contadini. Lì ci aspetta la prima degustazione: Dòrè, bollicina fine di caprettone, briosa, dorata come l’oro del Vesuvio. Un vino che è metafora e promessa. Un brindisi al re, e al tempo. Ed è proprio Carmelo, durante questo momento sospeso, a declamare i versi della poesia:
“Il pavimento è lava. E allora per esercitazione posso solo ballare. / Io sono nato qui, dove la terra fuma anche quando sembra dormire. / … / Se il pavimento è lava… allora balliamo.”
La cena è apparecchiata tra i filari, sotto un cielo di stelle e una pioggia di luci calde. Scegliamo il nostro filare – vento, acqua, fuoco – e ci accomodiamo. Il menù parla di lapilli, lava, terra. Inizio con Lapilli del Vesuvio: polpetta di melanzane su fonduta di provolone, sformato di verdure, parmigiana, gateaux di patate. Proseguo con Due Vulcani, un piatto intenso di rigatoni al pesto di pistacchio, pomodoro secco, mandorle e noci. Chiudo con Cuore di Lava: marmellata di melograno e cioccolato, crema che avvolge e consola.
The Floor Is Lava è un’esperienza multisensoriale, sì. Ma anche un viaggio dentro se stessi, dentro il tempo. Un gioco che ti chiede di saltare da un’emozione all’altra, come se davvero il pavimento fosse lava. Un rito laico di ascolto, di accoglienza, di radici. È anche il racconto di un’accoglienza che sa di casa, di un territorio straordinariamente unico al mondo, e di un team familiare che rende ogni dettaglio semplice e perfetto. A ognuno di loro va il mio grazie.
E Napoli è sempre più di ciò che si vede, è quello che senti sotto i piedi, è il battito della precarietà viva, attuale, eterna. Un luogo dove nemmeno il futuro esiste davvero, dove il tempo si pronuncia con un desiderio: “io vurria.”
E io vurria tornarci.
Per vivere questa esperienza:
The Floor Is Lava – Tenuta Sorrentino
Prossime date 2025: 25 luglio, 23 agosto, 30 agosto
45 € a persona
eventi@sorrentinovesuvio.it
Via Fruscio 2, Boscotrecase (NA)
0818581117 – 3381354415
info@sorrentinovini.com
Scarpe comode, cuore aperto.
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