
Uno dei mantra che gira tra noi che collaboriamo, o che siamo semplicemente amici, di Enzo Vizzari, è che per lui in Italia serve l’accredito STAMPA ESTERA.
Lo sfottiamo per la sua smodata francofilia che in realtà ci ha trasmesso abbondantemente a tutti, chi più e chi meno.
Beh, lo scherzo non è più così lontano dalla realtà: venerdì sarà in audizione ufficiale al Conseil de promotion du tourisme con Alain Ducasse, Joël Robuchon et Guy Savoy.
Vizzari è uno dei pochi italiani che gode di prestigio in Francia nel settore dell’enogastronomia, ma quello che ci colpisce in questo episodio sono solo cose.
Primo, il fatto che i grandi cuochi francesi siano considerati dallo Stato primi ambasciatori del sistema turistico.
In Italia, paese piccolo piccolo, li si guarda in tv e la cosa finisce così e sono i primi a finire nelle grinfie della burocrazia e dei controlli. Basti pensare alla impossibilità di avere stagisti, e dunque di creare un vero sistema formativo perché è considerato lavoro nero ed evasione contributiva mentre in tutti i paesi europei è una opportunità.
Secondo, il fatto che dietro la difesa a oltranza delle proprie tradizioni nessuno come i francesi ha una mentalità commerciale così evoluta da chiamare uno straniero per avere consigli.
Ben fatto Monsieur Vizzarì!
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