di Pasquale Carlo
Quella salita sul palco allestito nel Palazzo della Borsa di piazza Bovio a Napoli è una Campania “che non fa rumore”, che non insegue scorciatoie e che continua duramente a lavorare su ciò che ha. È la Campania dell’olio extravergine di oliva, frutto di quelle piante che ne disegnano il volto mediterraneo. È la Campania premiata dall’edizione 2026 del Premio Extrabio dedicato agli oli biologici, organizzata dalla Regione Campania in collaborazione con la CCIAA di Napoli, SI Impresa.
Ad aggiudicarsi il primo premio per la categoria fruttato medio l’olio extravergine di oliva Elaios – Ortice in purezza, prodotto dalla Cooperativa agricola Terre di Molinara (Tenute Ragozzino De Marco, di Pontelatone, ha conquistato la categoria fruttato leggero; Torretta, di Battipaglia, quella fruttato intenso; Premio Biolabel per la migliore etichetta all’Oleificio Dell’Orto di Salerno). Elaios è prodotto nelle aree interne, lontano dalle rotte più battute, in territori difficili come Molinara, dove l’agricoltura non è mai stata semplice e dove restare è già una scelta controcorrente.
Da qui partirono in tanti, quella mattina del 14 aprile del 1957, per unirsi alla Marcia della Fame che prese il via da San Bartolomeo in Galdo. Da qui arriva una delle storie più interessanti dell’olivicoltura campana degli ultimi anni.
Elaios nasce da ulivi ultracentenari, da una varietà identitaria come l’Ortice, e soprattutto da un lavoro collettivo. Il presidente della cooperativa, Rocco Cirocco, ha voluto sottolineare come questo risultato appartenga prima di tutto alla comunità: una comunità che, anche in un’annata segnata da due violente grandinate, non si è arresa. Il raccolto ridotto non ha compromesso la qualità, segno di un lavoro agronomico e di frantoio ormai consolidato.
Terre di Molinara è una cooperativa giovane – nata nel 2016 – ma costruita su radici antiche. Quattordici soci conferitori, un patrimonio di uliveti secolari recuperati dall’abbandono e una scelta precisa: partire da ciò che esiste, non da ciò che manca. È una filosofia che ribalta il racconto tradizionale delle aree interne, troppo spesso descritte solo per sottrazione. Qui, invece, il punto di partenza è un paesaggio costruito nei secoli, dove l’oliveto non è solo produzione agricola ma identità, storia e forma del territorio.
Il lavoro fatto in questi anni ha avuto un valore che va oltre l’economia. Rimettere in produzione gli ulivi ha significato difendere il paesaggio e riattivare una comunità. Sempre più piccoli produttori hanno scelto di conferire le olive alla cooperativa, anche solo per la quota eccedente il consumo familiare. Un passaggio culturale prima ancora che economico, che ha dato continuità alla produzione e forza al progetto collettivo.
Non mancano, naturalmente, le difficoltà. L’età avanzata di molti soci e la carenza di manodopera sono problemi concreti, comuni a gran parte dell’entroterra italiano. L’ultima annata, segnata da eventi climatici estremi, ha ricordato quanto l’agricoltura resti un’attività esposta e fragile. Eppure, proprio in queste condizioni, arrivano le conferme più significative: le principali guide di settore continuano a premiare l’olio di Molinara, dimostrando che la qualità non è un fatto episodico.
Oggi Terre di Molinara è una realtà piccola ma già proiettata oltre i confini nazionali: circa il 40% del fatturato arriva dall’estero, soprattutto tra Nord Europa e Asia. Una crescita costruita senza forzature, rinunciando anche a mercati potenzialmente grandi ma poco sostenibili, come quello statunitense negli ultimi anni. Una scelta che racconta bene la linea della cooperativa: crescere sì, ma restando fedeli alla propria dimensione e alla trasparenza del lavoro.
C’è poi un tema che diventerà sempre più centrale: l’accoglienza. Non turismo di massa, ma esperienze legate al territorio. Camminare negli uliveti secolari, capire come nasce un olio, leggere il paesaggio. È qui che si gioca una parte importante del futuro delle aree interne, nella capacità di trasformare un patrimonio agricolo in racconto condiviso, coinvolgendo tutta la comunità.
In questa direzione va anche il progetto, ormai prossimo, del nuovo magazzino e della sede della cooperativa: uno spazio pensato non solo per migliorare l’organizzazione del lavoro, ma per accogliere visitatori sempre più interessati a conoscere da vicino questa realtà.
A rendere ancora più interessante il caso Molinara contribuisce anche la ricerca scientifica. Uno studio sul microbioma degli uliveti locali ha evidenziato come i sistemi agricoli meno intensivi conservino una maggiore ricchezza biologica nel suolo. Batteri e funghi che aiutano le piante a nutrirsi, resistere alla siccità e difendersi dalle malattie. In altre parole, ciò che spesso viene considerato “arretrato” può rappresentare una risorsa preziosa. Non si tratta di intensificare, ma di capire e gestire meglio ciò che già funziona.
Il premio Extrabio arriva così a dieci anni esatti dalla nascita della cooperativa. Un passaggio simbolico che segna la fine di una prima fase – fatta di investimenti e consolidamento – e l’inizio di una nuova. Le sfide restano molte, ma una cosa è chiara: anche in una terra difficile come Molinara è possibile fare impresa agricola, innovare e costruire economia partendo dalla cooperazione e dalla valorizzazione della biodiversità.
È una storia che parla di olio, certo, ma soprattutto di comunità e di futuro possibile nelle aree interne. Ed è forse questo il risultato più importante.
Terre di Molinara – Via Regina Margherita 138 – Molinara (Bn) – www.terredimolinara.it – info@terredimolinara.it