Facciamo le “cofecchie”, la ricetta di famiglia

Pubblicato in: Pane, Pizza, Lievitati
Cofecchie

di Fabiola Quaranta

La cucina è una fucina di idee che si traducono in piatti, un piccolo laboratorio dove avvengono magie. Così la farina con acqua e lievito si trasforma in pane, pizze e dolci, il grano in farina, in cucina avviene il miracolo della pasta, lo zucchero con la frutta si tramuta in confetture colorate o gelati e via così. Un tempo neanche troppo lontano si conosceva ben poco della gastronomia degli altri paesi, solo i più fortunati, i viaggiatori o coloro che disponevano di denaro a sufficienza per frequentare ristoranti internazionali, potevano entrare in contatto con un diverso modo di interpretare il cibo.
In pochi anni tutto è cambiato, la globalizzazione in un certo senso ha eliminato i confini, rimescolando razze e culture, aprendo i battenti ad uno scambio che ha avvicinato tutti dando la possibilità di mangiare dietro l’angolo di casa propria qualsiasi ben di Dio.
L’offerta è vasta e varia ed incontenibile la curiosità di spaziare con le papille gustative tra i molteplici sapori che ciascun paese predilige, la mente si apre e inevitabilmente la conoscenza si amplia. Milano in tal senso, come città multietnica ed accogliente, si presta ad essere scoperta ogni giorno sempre più, e traduce la sua multiculturalità in centinaia di locali colorati e ammiccanti di ogni parte del mondo.
I pentoloni di rame appesi alla parete della cucina delle nonne o delle vecchie case di campagna rappresentano nell’immaginario di ciascuno di noi un ritorno malinconico e dolce al passato, che come una calda coperta di lana ci abbraccia scaldandoci il cuore.

Fa specie che tutto ciò che ci lega al ricordo del tempo che fu ci conforti, anche e soprattutto, per chi ha avuto la fortuna, la cucina della mamma, la migliore fucina di confort food, oggi diremmo assecondando la moda, la sperimentazione del cibo semplice che dona piacere senza necessariamente farci fare il giro del mondo.
Tutto questo “papiello (per chi viaggia fuori dai confini campani: lungo preambolo)” per raccontarvi di una ricetta della tradizione di casa mia, tramandata dalle zie zitelle di mio papà a mia madre, novella sposa, che fu introdotta alla preparazione delle “coficchielle”, simpaticissimi calzoncini di pasta frolla ripieni di latticino e salame e poi fritti, fatti tra una chiacchiera e l’altra (fare le cofecchie: sparlare).
La giovane fanciulla alle prese con acqua, farina ed inciuci delle zie, presto divenne esperta dei piccoli bocconcini di gusto, leggeri nell’impasto e nulla affatto unti nonostante la frittura, croccanti nel morso quel tanto da stimolare la sensazione di piacere fino all’affondo lussurioso nel latticino caldo e succulento.
Nel mio recente soggiorno napoletano ho chiesto, ovviamente, a mia madre di fare la “coficchielle” e così, solerte e fedele al ricordo di zia Elvira e zia Maria, tra un dadino di salame napoletano, la ricotta da stemperare ed il fior di latte del giorno prima da consumare (perché in cucina non si butta mai niente, oggi più che mai principio cardine contro lo spreco alimentare) abbiamo prodotto quei piccoli scrigni di gioia. Le varianti per imbottirli sono lasciate alla fantasia di ognuno di voi, noi abbiamo provato anche con le melanzane a funghetti, con i friarielli o la scarola. Sbizzarritevi, il risultato è garantito!

Cofecchie

Di Fabiola Quaranta

Ingredienti per 4 persone

Preparazione

Con la farina create la classica fontana su una spianatoia, aggiungete uova, sale olio e lievito, lavorate fino ad ottenere un impasto che dovrà avere la consistenza della pasta frolla. Quindi lasciatelo riposare per un’oretta.
Stendete con il matterello la pasta e con un coppapasta di piccole dimensioni create tanti cerchi che imbottirete. Chiudete con cura i piccoli fagottini e friggeteli in olio bollente.


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