
La critica spacca il capello in quattro su vini da 5.000 bottiglie ed è bello che sia così. Ma sarebbe anche bello occuparsi di vini che fanno agricoltura ed economia, perché per produrre 800mila bottiglie di Falanghina del Sannio, altrettante di Greco di Tufo e 600mila di Fiano servono oltre duecento ettari vitati.
Ecco perché noi abbiamo sempre prestato attenzione ai base dei Feudi e delle aziende più significative: ci dicono davvero come è andata l’annata e cosa dobbiamo aspettarci.
Bene, abbiamo provato la Falanghina del Sannio (i Feudi sono i maggiori produttori e fanno parte di questo Consorzio), il Greco di Tufo e il Fiano insieme a Pierpaolo Sirch. Parliamo di vini che non superano i 7 sette euro franco cantina.
Vini molto diversi, profumata la Falanghina, di carattere il Greco, elegante il Fiano, ma con alcune caratteristiche comuni.
1-L’annata 2014, nei nostri primi assaggio, no è stata affatto tragica per i bianchi campani. Sinora abbiamo trovato ottime espressioni in zone anche molto diverse fra loro e questo ci fa ben sperare su risultati a sorpresa come è stato per la 2002.
2-I tre i vini sono verticali, ossia non cercano rotondità dolci, ma sono segnati da una forte vena acida che rinfresca il palato e porta a rinnovare la beva.
3-Sono tutti da abbinamento (a Milano si dice food friendly) e ancora acerbi. Dovrebbero essere consumati dopo l’estate.
I bianchi base dei Feudi ci sono sempre piaciuti molto perché hanno sempre avuto questo stile. Con Pierpaolo Sirch la ricerca della mineralità e della freschezza è accentuata anche se, visti i numeri, si sta ben attenti a non fare vini estremi. Proprio per questo, invece, si potrebbe osare di più sulla gamma Cutizzi, Campanaro, Pietracalda e Serrocielo puntando a ritardare le uscite (con il Campanaro siamo comunque a 2013) e lasciare la freschezza a briglia sciolta. Un po’ come si è fatto con Studi.
In conclusione, una bella bevuta, anche grazie al pane burro e alici del mitico Angelo Nudo.
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