Favolosa: la nuova cultivar salva xylella

Pubblicato in: Storie di Olio di Fabiola Pulieri
Olive

di Fabiola Pulieri

L’olio d’oliva italiano in particolare in Puglia e Salento, negli ultimi anni è stato flagellato dalla Xylella Fastidiosa, un batterio sconosciuto in Europa fino al 2013 che attacca le piante di olivo e ne provoca rapidamente l’essiccazione.

Molto probabilmente è arrivata da noi importata dal Centro America con un carico di piante ornamentali transitate dall’Olanda ed ha attaccato soprattutto le piante di ulivo al sud d’Italia e successivamente in Francia, Spagna e Portogallo.

In particolare in Puglia sono stati colpiti 50mila ettari di uliveti e sono state distrutte oltre 5 milioni di piante. L’antidoto che si sta rivelando efficace contro la desertificazione degli uliveti è la varietà Favolosa che è stata ottenuta attraverso la selezione di semi della cultivar Frantoio. La prima sperimentazione risale agli anni ‘70 e a condurre il progetto di ricerca è stato il professor Giuseppe Fontanazza già direttore dell’Istituto di ricerca sull’olivicoltura del CNR di Perugia. La Fs-17, ormai conosciuta coma Favolosa, è una varietà auto fertile, con rametti fruttiferi piuttosto lunghi, flessibili e carichi di drupe spesso a grappolo. Si distingue per l’elevata attitudine alla propagazione per talea, il rapido accrescimento in campo con inizio di fruttificazione già al secondo anno di piantagione e l’evoluzione rapida di incremento produttivo a regime ottimale dal quarto al sesto anno di piantagione. Dalla sua molitura si ottiene un olio extravergine di oliva caratterizzato da un fruttato medio intenso, con piccante che prevale sull’amaro e note di erba tagliata, pomodoro fresco e sentore leggero di carciofo.

L’interesse per la Favolosa è cresciuto negli ultimi tempi per la sua accertata resistenza al batterio Xylella fastidiosa risultato superiore a quella verificata per la varietà Leccino.

Con la varietà Favolosa si possono inoltre ridurre i costi di gestione, anticipare i tempi di raccolta e ottenere elevate produttività perché ha una particolare attitudine alla meccanizzazione delle attività, dall’impianto all’allevamento, dalla potatura alla raccolta.

 


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