Fontanavecchia di Libero Rillo a Torrecuso

Pubblicato in: Cantine e Produttori di Vino

Ettari vitati: 12 di proprietà e 6 in fitto
Enologo: Angelo Pizzi
Agronomi: Tiziana De Gennaro
Allevamento e densità di impianto: Guyot mono (i nuovi) e bilaterale per l’aglianico. 4000 piante per ettaro
Composizione chimico-fisica del terreno: argilloso con marne calcaree, povero di potassio
Concime: organico
Antiparassitari: sistemico
Produzione kg/pianta: kg 1,5 ca (aglianico), 2 kg la falanghina.
Esposizione vigne: Il corpo aziendale vicino all’azienda (sei ettari) da sud est a nord est. L’impianto di 3,2 ettari a Foglianise a est, 1 ettaro a Torreuono a sud est, il resto a est.
Epoca di impianto delle vigne: gli impianti più vecchi a spalliera risalgono al 1996, gli ultii nel 2010.
Altezza media: da 200 ai 350
Lavorazione del terreno:  solo trinciatura
Conduzione:convenzionale
Lieviti: selezionati
Mercati di riferimento: Italia 70%, Estero (30%). Germania, Svizzera, Olanda, Canada, Usa, Polonia

Bottiglie totali prodotte: 160.000
Percentuale di uve acquistate:  25%
Uve coltivate:aglianico, falanghina, fiano, coda di volpe

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LA STORIA
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Fatte le dovute proporzioni, Fontanavecchia sta all’Aglianico del Taburno come Mastroberardino all’Aglianico d’Irpinia. E non solo perché  è l’unica azienda che dispone di uno storico abbastanza profondo per le degustazioni. Un vecchio registro di epoca borbonica rivela infatti che oltre 160 anni fa solo due famiglie si distinguevano per la produzione di vino a Torrecuso, l’arcigna sentinela che guarda dall’alto Benevento di origine longobarda: Ianella e Rillo. Libero, ultima generazione al lavoro, è figlio di questa tradizione. Il primo ad imbottigliare il vino, era il 1990, che  si vendeva sfuso è stato il padre Orazio. Il progressivo successo di questa azienda è il risultato della perfetta combinazione degli equilibri familiari e del rapporto con l’enologo sannita Angelo Pizzi a cui si deve la riscoperta della Falanghina insieme a Leonardo Mustilli e Gennaro Martusciello e il rilancio dell’Aglianico del Taburno.
Angelo in cantina, Orazio in vigna e Libero impegnato nella commercializzazione e nel tessere i rapporti giusti per far conoscere i suoi vini in Italia e all’estero. Il segreto di questa azienda, che poi ha dettato la cifra a tutte le altre che sono nate dopo, è nell’aver scelto con largo anticipo solo due vitigni su cui investire tutto, l’Aglianico e la Falanghina. E dunque, insieme a un bel gruppo di pionieri nati negli anni ’90, ha determinato una svolta progressiva nel Sannio dove la confusione su questo tema era incredibile e causa stessa di una progressiva perdita di terreno rispetto alla vicina Irpinia. Ora queste distanze si stanno riequilibrando, anche grazie alla nascita e  al buon funzionamento del Consorzio Vini Sannio presieduto proprio da Libero Rillo e diretto da Nicola Matarazzo. Ci sono voluti circa dieci anni per completare la cantina, oggi completa e funzionale, mentre è stata appena terminata la sala degustazione, molto bella, sopra le quali sono organizzate le stanze per la foresteria con spettacolare affaccio sulle vigne.

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LE VIGNE
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Fontanavecchia conduce circa 18 ettari di vignetto di cui 12 di proprietà. Il principale corpo aziendale è attorno alla cantina, il secondo corpo per dimensione è a Foglianise, a pochi chilometri di distanza, mentre gli altri sono sparsi più a valle.

Le caratteristiche climatiche del Taburno sono abbastanza simili a quelle del’Irpinia anche se non si raggiungono i picchi estremi di freddo dell’inverno. Leggermente più continentale, con inverni secchi ed estati asciutte. La qualità dell’agricoltura è data dalla composizione del terreno, prevalentemente argillosa, e dalle forti escursioni termiche che comunque caratterizzano il Taburno.
Nel corso degli ultimi vent’anni è stato completato anche reimpianto con l’abbandono della pergola tradizionale e l’introduzione della spalliera. La conduzione è di tipo convenzionale, ma sicuramente non invasiva.

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I VINI
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Falanghina del Sannio Taburno doc

Uva: falanghina
Fermentazione e lavorazione: acciaio
Prezzo 8 euro
Bottiglie prodotte: 55.000

Questo bianco parte sempre con una spiccata acidità per riassestarsi a un anno circa dalla vendemmia. Adesso che il gusto delle commissioni sta virando verso la freschezza lasciandosi alle spalle il mito dei vini bianchi morbidi e pronti subito, viene presa più seriamente in considerazione. Si trata di uno dei migliori vini d’ingresso italiani, dalla buona longevità e che comunque consegliamo di bere a due anni dalla vendemmia esattamente come il Fiano e il Greco in Irpinia.

Facetus Taburno Falanghina

Uva: falanghina
Fermentazione e lavorazione: acciaio e legno
Prezzo: 12,5 euro
Bottiglie prodotte 4000
Il nome è il risutato dell’ingenuità tutta meridionale di complicare le etichette con rimandi latini e greci che in questo caso si aggiungono a un vino praticamente impronunciabile per la maggior parte dei clienti stranieri. E il taglio con il legno è figlio tipico degli anni ’90 quando, appunto, si cercava morbidezza. La Falanghina però ha dimostrato di sopportare bene il legno quando ben dosato e nel corso degli anni il Facetus si è alleggerito e, dunque, arricchito grazie una buona fusione tra frutto e legno. Più di una verticale di Facetus  ne ha confermato la longevità.

Fiano Sannio doc

Uva: fiano
Fermentazione e lavorazione: acciaio
Prezzo: 8 euro
Bottiglie prodotte: 6.500
Non riesce ad avere la complessità del Fiano irpino perché messo troppo giovane sul mercato. Resta comunque un ottimo bianco, fresco e profumato che potrebbe dire molto di più nel corso degli anni.

Greco Sannio doc

Uva: greco
Fermentazione e maturazione: acciaio
Prezzo: 8 euro
Bottiglie prodotte: 4.000
Un bianco potente, efficace sul cibo ben strutturato, molto interessante anche grazie alle note agrumate. Grande corpo, lunghezza e soprattutto freschezza.

2001

Uva: falanghina
Fermentazione e lavorazione: acciaio  e legno
Prezzo: 18 euro
Bottiglie prodotte: 2000
Nasce quasi per gioco, da una partita di Facetus che non era stata più spedita in Usa e riprovata per gioco qualche anno dopo. Il bianco era eccellente e così Libero ha pensato a una nuova etichetta e ala ritappatura. La dimostrazione della grande longevità della Falanghina. Era il 2008 e questo vino ha poi retto tantissimo. All’epoca fu una rivoluzione perché mai nessuno aveva pensato di poter vendere una Falanghina così vecchia, ma i fatti hanno dato ragione a Rillo che adesso la ripropone anche in annate successive (la prossima è 2007).

Piedirosso Sannio doc

Uva: piedirosso
Fermentazione e lavorazione: acciaio
Prezzo 7, 50
Bottiglie prodotte: 6.500

Ecco una bottiglia che a noi piace molto: è un Piedirosso che guarda allo stile Flegreo, fine e delicato. Grande bevibilità, freschezza, paicevoli note di geranio e di frutta rossa. Da aprire e da stappare senza neanche aspettare molto tempo, entro e comunque non oltre un paio di anni dalla vendemmia proprio per godere di queste caratteristiche. Un Piedirosso non è un Aglianico. Per fortuna, aggiungiamo.

Aglianico del Taburno rosato docg

Uva: aglianico
Fermentazione e lavorazione: acciaio
Prezzo: 7,5
Bottiglie prodotte: 6.500

Si deve alla felice intuizione di Enzo Ricciardi il successo di questo vino che fu premiato come miglior rosato da Bibenda. Fresco, non ruffiano, di buon corpo. Davvero una bella bottiglia da consumare entro l’anno su gran parte della cucina moderna. Colpisce, come negli altri vini, la sapidità.

Aglianico del Taburno docg

Uva: aglianico
Fermentazione e lavorazione: acciaio e legno
Prezzo: 8,50 euro
Bottiglie prodotte:50.000

Classico. Difficile trova un termine che sintetizzi meglio questo Aglianico di stile tradizionale, di buona frutta al naso, sapido e fresco al palato dove si sentono soprattutto i tanni sempre ben risolti. Un classico per l’abbinamento tradizionale.

Vigna Cataratte Aglianico del Taburno riserva docg

Uva: aglianico
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno
Prezzo: 18 euro
Bottiglie prodotte: 6.500

Un rosso che racconta il tempo, cugino giovane del Taurasi Radici di Mastroberardino per la sua capacità di sempre fedele a se stesso. Con gli anni si evolve maturando bei sentori terziari, note di cenere, sempre con una freschezza indomabile e di lunga portata che detta i tempi della beva sin dall’ingresso in bocca. Quasi un vino da meditazione, da spiluccare con un pecorino davanti al camino nelle sere d’inverno

Gravae Mora Aglianico del Taburno riserva docg

Uva: aglianico
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno
Prezzo: 30 euro
Bottiglie: 4000

Era partito all’inizio dello scorso decennio con l’obiettivo di riscaldare il cuore agli amanti dei vini concentrati e più equilibrati. In realtà, pur mantenendo l’eleganza come parametro distintivo, questo vino si sta rivelando una vera sorpresa a patto che venga bevuto dopo almeno dieci anni, quando torna ad essere un rosso non spinto, tradizionale e rassicurante. Da conservare per decenni.

Orazio Beneventano igt

Uva: aglianico e cabernet sauvignon
Fermentazione: acciaio e legno
Prezzo: 18 euro
Bottiglie 4000

Un rosso figlio dell’epoca in cui al vitigno autoctono andava abbinato quello internazionale per poter essere sdoganato. Potrebbe anche essere tolto: anche se conserva un suo pubblico, è una discrasia rispetto alla coerenza logica del progetto enologico dell’azienda.

Nudo Eroico Spumante Falanghina

Uva: falanghina
Fermentazione e maturazione:metodo charmat
Prezzo: 8,50 euro
Bottiglie prodotte 8.000
Fresco, immediato, gaudente. In grande rapporto tra qualità e prezzo.

Principe Lotario Metodo Classico Rosato

Uva: aglianico
Fermentazione e maturazione: metodo classico
Prezzo: 17 euro
Bottiglie prodotte: 4.000

Buona interpretazione dell’aglianico in versione spumante. Leggende rurali dicono di vagoni che partivano per il Nord quando si diffuse la fillossera. Un dato è certo: il risultato è più che gradevole.

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CONCLUSIONI
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Fontanavecchia al momento è l’unica azienda dalla quale non si può prescindere se si vuole entrare nel territorio del Taburno. La grande esperienza di Angelo Pizzi si vede nei risultati, sempre netti e puliti, e l’emozione arriva per Aglianico e Falanghina con il passare degli anni. Una indicazione ci sentiamo di darla, e va nella direzione di una diminuzione del numero di etichette che così come si presenta obbedisce a logiche sempre più vecchie e meno preparate, segnatamente a quelle dei ristoratori che vogliono di tutto un po’. Va invece ulteriormente caratterizzato l’impegno sulla Falanghina e sull’Aglianico.
Sicuramente una azienda leader, con bottiglie da collezione per i veri intenditori.

 


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