
di Roberto Giuliani
Desidero fare una premessa, poiché trovo fondamentale precisare cos’è l’agricoltura rigenerativa od organico-rigenerativa, visto che spesso e volentieri termini come “vino naturale”, “vino biodinamico” suscitano fior di polemiche e inutili battaglie pro o contro, distogliendo l’attenzione dalle vere ragioni per cui è utile che esistano aziende orientate al rispetto dell’ambiente, soprattutto quando lo fanno senza dimenticare lo studio e la ricerca.
Di fatto, e senza polemica, invece di soffermarsi sui termini, basterebbe distinguere fra improvvisazione e conoscenza.
Per fare vini il più possibile liberi da chimica, tecnologie invasive, procedimenti correttivi ecc., ci vuole una conoscenza profonda della materia, bisogna essere preparati, altrimenti si entra nel campo dell’improvvisazione, che è quella che poi dà luogo a vini imprecisi, non puliti, a volte addirittura impresentabili.
Chi sa quello che fa ottiene vini eccellenti, che sono un segnale chiaro che si può fare vino senza danneggiare l’ambiente e la vita che scorre nella terra.
L’agricoltura rigenerativa segue proprio questo principio, abbinando sagge pratiche agricole a moderne conoscenze, promuovendo la ricerca scientifica su fenomeni naturali come la fermentazione e la solubilità degli elementi o la degradazione delle sostanze organiche. Per certi versi si integra con biologico e biodinamico, ma senza le componenti esoteriche di quest’ultimo.
L’azienda Morasinsi di Minervino Murge adotta questa pratica, sia per la produzione di ortaggi e frutta, che in vigna, con un’attenzione assoluta alla vitalità del terreno e all’equilibrio dell’ecosistema. Se si fanno le cose con scrupolosità, attingendo sia ai metodi naturali che usavano i nostri avi, che alle moderne conoscenze e tecniche, si possono eliminare prodotti sistemici, antiparassitari, il diserbo e i concimi chimici, effettuare fermentazioni con lieviti indigeni, non aggiungere solforosa, non chiarificare e non filtrare, senza trovarsi davanti un vino problematico, ma al contrario vitale, sincero, diretto, senza imbellettamenti.
Il Piana dei Sassi è tutto questo, aglianico vinificato e maturato in cemento, il risultato è più che convincente: un vino dal colore buccia di cipolla con accenti granata e un profumo netto di ciliegia, arancia, lampone, melagrana, erbette di campo, camomilla. Al palato è fresco, con un velo tannico a dare incisività al sorso, nessun cenno amaro, grande pulizia espressiva ed eccellente digeribilità, grazie anche a un’alcolicità davvero contenuta (11,5%), unico limite 75 cl sono pochi! Dodici euro in cantina, prezzo assolutamente corretto.
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