
di Lorenzo Colombo
Il vitigno
Il Solaris è uno tra i più conosciuti vitigni a bacca bianca della famiglia dei PIWI, creato, come altri vitigni appartenenti a questa famiglia, nel 1975 presso l’Istituto Statale di Friburgo dal professor Norbert Becker che l’ha ottenuto tramite una serie ripetuta di incroci incrociando infine il vitigno Merzling per (Zarya Severa per Muskat Ottonel).
Il vitigno è caratterizzato da una precocità in tutte le sue fasi di sviluppo, germoglia e fiorisce presto, e matura molto in anticipo rispetto ad altre varietà, inoltre accumula rapidamente zucchero questo fa si che sia adatto ad essere coltivato in zone molto fredde e/o ad altitudini elevate per evitare d’avere vini troppo grassi ed alcolici.
I suoi sentori, olfattivi e gusto-olfattivi rimandano alla frutta gialla ed alla frutta tropicale oltre che a fiori ed erbe aromatiche e a secondo dell’annata può assumere caratteristiche organolettiche che lo rendono in certi versi somigliante a Riesling e/o Sauvignon blanc, cosa che abbiamo personalmente riscontrato in due dei vini degustati.
La sua superficie vitata sino a pochi anni fa era molto limitata, nel 2016 ne risultavano circa 120 ettari in tutto il mondo, la maggior parte dei quali in Germania mentre negli ultimi anni la sua diffusione è molto cresciuta ed attualmente alcune fonti parlano di circa 1.500 ettari diffusi principalmente nei paesi del Nord Europa, Germania, Polonia, Svezia, Danimarca, Regno Unito, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Austria e Italia.
Nel nostro paese purtroppo non ci sono fonti ufficiali che ne certifichino gli ettari vitati, se ne possono unicamente stimare circa un centinaio d’ettari, una sessantina dei quali in Trentino-Alto Adige, poco meno d’una ventina in Friuli-Venezia Giulia, poco più di una decina in Veneto e poco meno in Lombardia e qualche unità in altre regioni del Nord Italia.
Unico dato da considerarsi ufficiale è quello fornito dal Registro Nazionale delle Varietà di Vite il quale fornisce il numero di barbatelle prodotte negli anni (vedi grafico) che risultano essere nel 2023 circa 103.000.
In Italia il vitigno è stato inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel luglio 2013 e può essere utilizzato nella produzione di una decina di vini ad Indicazione Geografica (i vitigni PIWI non sono al momento autorizzati per la produzione di vini a DOC) in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto.
Lieselehof
Werner Morandell è il proprietario dell’azienda Lieselehof, situata a Caldaro, e stata fondata nel 1993 ed è attualmente condotta unitamente ai figli Julian e Maximilian, oltre che produttore di vini –la sua azienda è certificata BIO sin dal 1995- è anche un vivaista ed un cultore delle varietà di vite tanto che ha una collezione di oltre 340 diversi vitigni provenienti da diverse parti del mondo messi a dimora in quello che ha chiamato “Museo dei vitigni”.
Nel 2000 ottenne 300 barbatelle di Solaris dall’Istituto Statale di Friburgo e ne iniziò la sperimentazione ponendole dapprima a 500 metri d’altitudine dai quali è poi salito a 700 e poi ancora a 900 metri sino a metter a dimora un piccolo vigneto sul passo della Mendola a 1.250 metri.
Il vino
Il Vino del Passo viene prodotto da uve provenienti da quel piccolo vigneto di 1.500 metri quadri nel quale trovano spazio 1.100 ceppi di Solaris che giace su un suolo composto da argilla ferrosa e calcarea di colore rosso, leggermente disseminata di ghiaia, ovviamente la resa è bassissima (40 q.li/ha).
La prima vendemmia è stata effettuata nel 2008, mentre nel 2009 tutta l’uva è stata rubata durante una notte.
Pur essendo un vitigno a maturazione precoce, l’altitudine alla quale è situato il vigneto fa sì che la vendemmia venga effettuata nella seconda metà del mese d’ottobre.
Durante Vinaltum, evento tenutosi a Bolzano, presso Castel Mareccio gli scorsi 17 e 18 maggio, abbiamo partecipato ad una degustazione guidata da Werner Morandell produttore del vino e dal giornalista Nereo Pederzoli durante la quale si sono potuti degustare sei annate di questo raro vino.
Eccole:
2024 – Color paglierino-dorato luminoso.
Di media intensità olfattiva, delicato, elegante, presenta note floreali e di frutta a polpa bianca e gialla, leggeri accenni di confetto.
Fresco e verticale, sapido, di media struttura, spiccata la vena acida, citrino, accenni di limone, piccante, con sentori di pepe bianco, buona la sua persistenza.
2023 – Paglierino luminoso.
Buona la sua intensità olfattiva, il vino presenta note idrocarburiche, sentori di frutta tropicale e accenni vanigliati.
Di media struttura, piccante, anche in questo vino si colgono i sentori di pepe bianco, citrino, con spiccata vena acida e buona persistenza.
In quest’annata si è optato per la vinificazione in legno.
2021 – Color paglierino-verdolino.
Mediamente intenso al naso, presenta sentori agrumati di pompelmo e leggeri accenni vegetali.
Fresco e verticale, con buona vena acida, vi ritroviamo le note di pompelmo, lunga la sua persistenza.
2020 – Tra il paglierino luminoso ed il dorato chiaro.
Discretamente intenso al naso, accenni idrocarburici e sentori di pompelmo maturo.
Dotato di discreta struttura, elegante, fresco, sapido e verticale, vi ritroviamo i sentori di pompelmo.
2019 – Color tra il giallo dorato e l’oro antico.
Al naso si colgono sentori di mela matura, buccia di mela, note di paglia e accenni ossidativi.
Alla bocca percepiamo mela cotogna e zenzero.
L’età si fa sentire (o forse è la bottiglia), certo che tra la 2020 e la 2019 sembra passato ben più di un anno.
2015 – Si presenta con un color oro luminoso e molto intenso.
Buona la sua intensità olfattiva dove emergono sentori di frutta tropicale essiccata e di albicocca disidratata.
Discretamente strutturato, al palato cogliamo sentori piccanti di zenzero.
Un vino ancora vivo dopo dieci anni dalla vendemmia.
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