Con il passare degli anni nel vino apprezzo sempre più quello che mi piace anche nelle persone: l’eleganza. In entrambi i casi vuol dire equilibrio, nel portamento come nell’impatto olfattivo, nel colpo d’occhio come nel sorso, nel ricordo che spinge a cercare, la persona e il vino. L’eleganza nell’Aglianico non è facile da trovare, ma è possibile quando non si va in sovraestrazione e surmaturazione, in una parola, quando si percorre una direzione inversa a quella seguita con ostinazione negli anni ‘90 e nei primi cinque, se anni del nuovo millennio. Una delle massime espressioni di eleganza è il Grave Mora di Fontavecchia, dai profumi integrati di frutta e legni, con i tannini ben levigati ma presenti nel sorso, nell’acidità addomesticata in questo caso da dieci anni di attesa, nella chiusura energica ma tranquilla, che spinge a bere, a bere, a bere. Magnifico sul pollo all’ischitana di Peppe Guida.
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