
Stefano Caffarri va avanti e indietro per l’Italia. E gli piace ancora. Mangia bene e scrive meglio. Ecco allora il motivo per cui gli abbiamo chiesto di scrivere per noi questa letterina.
Già partita per la Lapponia al prossimo congresso di chef tra renne e conifere ghiacciate.
Caro Babbo Natale
Sono un ragazzo di campagna molto goloso, e per quest’anno vorrei esprimere un desiderio.
Lo so che sei molto impegnato con tutta la faccenda dei giocattoli dei bimbi di città, ma se riesci a trovare cinque minuti anche per noi golosi, vorrei chiederti di portami una Guida Rossa tutta nuova, perché quella che ho io è del 1756 e non serve più a nulla. E’ tutta piena di forchettine e cucchiaini e casine. Ogni tanto sono stampati qua e là degli strani simboli che assomigliano a margherite, o piccole gerbere. Ho sempre cercato di capire cosa significano, ma siccome sono sparpagliate un po’ a caso non ci sono mai riuscito.
Ecco, per quest’anno ti chiedo una Guida Rossa che si possa leggere anche oggi che è il venti-dieci, che mi dica cosa c’è in quel ristorante o in quella trattoria, cosa si mangia e come si sta. Che mi spieghi perché devo salire fino a Montemerano o a Rivisondoli, o perché dovrei prendere la diligenza per arrivare a Licata o un brigantino per atterrare ad Alghero (in compagnia di uno straniero cit.)]
E vorrei tanto, ti giuro, che mi dicesse quali sono i posti migliori, magari facendomi qualche sorpresa: che so, piantandola lì di segnalare Tavole che potevano fare felice mio papà quando la domenica uscivamo con la Fiat 124 cupè ma che oggi sono attuali quanto i fucili a retrocarica.
E infine, Babbo, puoi finalmente spiegarmi cosa sono quei fiorellini bianchi?
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