
di Carmen Autuori
I social, quando vengono usati nel modo giusto – e non voglio dilungarmi qui sulle storture di queste piattaforme, perché non è questo il luogo – possono ancora offrire la possibilità di imbattersi in storie che vale la pena di essere ascoltate e raccontate. È quello che è capitato a me attraverso un video Instagram di Paola La Corte, che ha raccolto moltissime visualizzazioni, grazie al quale ho conosciuto Ilenia Papa, 26 anni, giovane contadina di Lungro, in provincia di Cosenza, paese noto per essere uno dei centri della cultura arbëreshe in Calabria.
In una terra dal quale la maggior parte dei giovani parte alla ricerca di un futuro, lei ha deciso di costruire il proprio tra le terre ereditate dalla famiglia e quelle che, nel tempo, ha scelto di acquistare. Ma c’è soprattutto un frutto che è il centro della sua storia: il fico.
Ilenia è partita da questo frutto che rappresenta il Mediterraneo per trovare la sua voce, e lo ha fatto trasformando la terra ricevuta in eredità in un progetto personale, che parla innanzitutto di ostinazione e poi di studio e sperimentazione, confrontandosi con le diverse cultivar di fico e sperimentando su alcune varietà autoctone, già presenti nella sua azienda di famiglia, vari innesti di Dottato.
«Mi definisco una contadina perché sento di avere un legame con ogni singola pianta, con ogni centimetro della mia terra».
La parola che sceglie per raccontarsi è contadina, non imprenditrice agricola e neppure produttrice, perché il suo rapporto con la campagna le regala, ogni giorno, sensazioni che vanno oltre la dimensione produttiva, dalle radici familiari ai ricordi d’infanzia, alla curiosità per le erbe spontanee che per secoli hanno sfamato chi abitava quelle terre.
Ma è il fico, nella sua storia, a raccontare un percorso di riscatto in un ambiente nel quale, ancora oggi, una giovane donna che guida un trattore, pota un olivo, lavora il terreno e coltiva l’orto può apparire come un’eccezione. Riscatto dalle perplessità di chi non comprende la scelta di restare in un piccolo paese quando la strada apparentemente più semplice sembra quella della partenza. Riscatto, infine, dalla necessità di dimostrare con i fatti che restare in quella terra, la sua, non è un ripiego, ma una possibilità.
«Da donna non è stato facile farmi accettare in agricoltura; eppure, non c’è stato un giorno che ho pensato di mollare», racconta.
E poi c’è il silenzio che la giovane contadina ha scelto come compagno. Attenzione, però, il silenzio di Ilenia non è stato quello di chi si arrende, ma quello necessario per ascoltare i ritmi della natura, per capire quando intervenire, riconoscere una varietà, osservare una pianta, aspettare il momento giusto.
Il fico diventa così molto più di una coltura, è il frutto che tiene insieme passato e futuro, la memoria delle terre familiari e la volontà di fare di quell’eredità una scelta di vita.
Dal suo ficheto arriva anche una preparazione della tradizione contadina e familiare: il Pallone di fichi secchi, “paddruni i ficu” nel dialetto locale, un modo antico per conservare il frutto oltre la stagione e trasformare il raccolto in una riserva per i mesi nei quali la campagna non era così generosa.
Si tratta di uno dei prodotti più antichi della tradizione cosentina e conserva la memoria di un’economia rurale nella quale il frutto della terra aveva anche un valore di scambio: un tempo infatti veniva utilizzato come forma di pagamento per i braccianti agricoli.
Per prepararlo si utilizzano fichi freschi della varietà Dottato, morbidi e ricchi di polpa, che dopo la raccolta e la previa cottura in forno, vengono conservati avvolti nelle stesse foglie di fico e, talvolta, di agrumi.
È una ricetta che Ilenia mi ha regalato insieme alla sua storia e che trovo particolarmente significativa proprio perché parte dal fico.
Il Pallone, in fondo, è un’altra forma di quella stessa pazienza che Ilenia ha imparato dalla terra: aspettare, trasformare, conservare.
E se oggi la giovane contadina di Lungro porta sui social il suo lavoro, mostrando senza retorica cosa significhi vivere di agricoltura, è anche grazie ai suoi fichi che può dare voce a una storia di terra e radici. E, per chi ha il coraggio di osare, di speranza.
Pallone di fichi secchi
Di Ilenia Papa
Ricetta raccolta da Carmen Autuori
Tempo di preparazione: 20 minuti
Tempo di cottura: 40 minuti
Ingredienti per 6 persone
- 2 kg di fichi freschi della varietà Dottato
- Noci
- Cannella
- Foglie di arancio
- Foglie di fico
- Bucce d’arancia conservate durante l’inverno
Preparazione
Dopo la raccolta, sistemare i fichi freschi della varietà Dottato in apposite teglie e cuocerli in forno per diverse ore.
Una volta cotti, lasciarli riposare in contenitori idonei per almeno 10-15 giorni, così da completarne l’asciugatura.
Prendere quindi i fichi e pressarli fino a formare una palla compatta, da cui deriva il nome Pallone.
Inserire all’interno di ciascun fico una noce, quindi aromatizzare il composto con scorze di arancia e cannella.
Avvolgere la palla di fichi nelle foglie di arancio e di fico, quindi legarla con un filo di rafia per mantenerla ben compatta.
A questo punto il Pallone è pronto per una seconda cottura in forno per circa 40 minuti a 180 gradi, necessaria per asciugarlo ulteriormente, lasciandolo però morbido e intensamente aromatico.
Si gusta piacevolmente da solo, a fine pasto, oppure accompagnato a formaggi stagionati, come il pecorino oppure a formaggi caprini e ricotta.
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