di Talia Mottola
Nessuno di noi può farcela realmente da solo. Ci si illude spesso di poter contare solo sulle proprie forze, di essere invincibile, indistruttibile ed è così che si alimentano convinzioni che ci portano fuori strada. Una sola strada invece sembra essere piacevole da percorrere e poco tortuosa da intraprendere nella vita, quella condivisa.
Potrebbe forse essere questo il caso di Pasquale Cenatiempo e Federica Predoni, marito e moglie, compagni sia nella vita che nella gestione della Cantina Cenatiempo. Pasquale ha ereditato dal padre Francesco attività e passione, e di padre in figlio è con quest’ultimo che la cantina prende una piega differente passando inizialmente dall’acquisto di uve e mosto dai produttori locali fino a poi possedere una vigna propria seguendo il processo produttivo in tutto il suo iter.
Il vino è stato l’oggetto di incontro tra Pasquale e Federica, lei in vacanza a Ischia si regala un giorno di visita alla cantina, da lì la conoscenza tra i due e la decisione definitiva di trasferirsi da Bologna e di restare a Ischia sposando Pasquale insieme a tutti i suoi progetti.
Sono giornate calde sull’isola, il mare lo preferisco nelle ore pomeridiane, decido così di optare per un giro a Serrara Fontana ai piedi del Monte Epomeo, sede dell’azienda Cenatiempo dedicata all’esperienza in vigna e alle degustazioni. La degustazione è curata proprio da Federica che mi accoglie insieme ad altri visitatori: il gruppo è raccolto, con i numeri giusti, siamo in undici, tra loro anche una coppia di americani e Federica si destreggia benissimo tra italiano e inglese, regalando a tutti noi un momento davvero piacevole iniziato proprio dalla passeggiata in vigna. La vigna che si estende ai piedi dell’Epomeo è un’occasione, come la definisce Federica, che arriva nel 2007 quando i proprietari originari dell’appezzamento propongono a Pasquale di gestirla. Oggi gli appezzamenti di proprietà sono diventati diciotto, sparsi su tutta l’isola in un totale di sei ettari più altri tredici ettari di contadini conferitori dai quali vengono acquistate le uve per una produzione di centomila bottiglie annue tra Forestera, Biancolella e Per’e Palummo.
I terrazzamenti della vigna sono il biglietto da visita della cantina: qui la viticoltura è eroica, interamente manuale. Una delle ultime terrazze che possiamo ammirare confina con il primo insediamento greco dell’isola, il borgo di Kalimera da cui prende il nome il Biancolella Cenatiempo, un omaggio ai greci, primi a portare la vite Biancolella sull’isola.
Il Kalimera nasce qui, a 460 metri di altitudine con una ventilazione costante, un terreno ricco di materiale tufaceo e suolo vulcanico e un’esposizione al sole interessante. Nel cammino in vigna posso sentire l’aria dal mare, osservando i grappoli di Biancolella, ed è particolare pensare che proprio sotto i miei piedi nella parte cementificata del terreno sto praticamente calpestando il solaio dell’antica cantina risalente al 1600 dove oggi sono esposti i vini Cenatiempo insieme alle botti di castagno ritrovate e lasciate in esposizione.
Ci spostiamo proprio lì, nel fresco della cantina dove l’ingresso è rimasto quello delle tipiche cantine d’Ischia, con le caldaie per bollire sui paioli l’acqua piovana raccolta nella cisterna che serviva a sterilizzare tutti gli utensili di cantina e lavare gli ambienti, e il palmento, una vasca chiusa con pareti di mattoni o di calcestruzzo in cui il contadino scaricava le uve raccolte pronte per la pigiatura. Il palmento è una tecnica che arrivava dall’Antica Grecia presente nelle regioni mediterranee, specialmente sulle coste di Sicilia, Calabria e Campania.
La cantina all’interno ha un soffitto altissimo, si attraversano le stanze respirando la storia della viticultura ischitana, nel pieno rispetto del territorio e degli ambienti. Questa cantina è una vera carezza all’anima che ti immerge totalmente nell’immaginare realmente come poteva svolgersi il lavoro quotidiano del contadino nella vigna.
Dopo la passeggiata Federica ci accomoda a tavola: la degustazione inizia proprio con un DOC Ischia Bianco Superiore del 2024 (Biancolella, Forastera e altri vitigni a bacca bianca), per poi andare sul Forastera, e su un Biancolella Kalimera del 2022.
Cenatiempo produce anche un rosso che nella degustazione è accompagnato a capocollo e formaggio forniti come per la maggior parte degli altri prodotti da commercianti e produttori presenti nei pressi della cantina.
Il rosso è il Mavròs che significa “nero” in greco ottenuto principalmente da Piedirosso con piccole percentuali di altre uve rosse locali, tra cui Aglianico. Un vino che sfida lo stereotipo secondo cui a Ischia si fanno solo bianchi: Màvros è un rosso mediterraneo, non troppo alcolico ma di bella struttura, con tannini gentili e quella sapidità che lo rende perfetto con il coniglio all’ischitana.
E il rosato Epomeo IGT, fresco e versatile, che mi è anche piaciuto tanto.
Bruschette al pomodoro, mozzarella di bufala casertana, e olio con il pane locale accompagnano questa degustazione in una tipica tavola tutta italiana. Una degustazione che serve al visitatore per comprendere la storia di Ischia e dei suoi vini, aggiungendo l’ultimo pezzo del puzzle al viaggio tra i vitigni isolani.