Il Fiano di Torre Le Nocelle

Pubblicato in: I vini del Mattino

Ancora una volta abbiamo verificato la profonda verità di vecchi adagi contadini, come quello di bere Greco e Fiano almeno due anni dopo la vendemmia. Certo, i ritmi commerciali hanno ragioni diverse, ma gli appassionati possono benissimo comprare le bottiglie e conservarle con cura, soprattutto lontano dalla luce, e aprirle al momento opportuno. Proprio come abbiamo fatto noi con un paio di Faius 2003 dell’azienda I Capitani di Ciriaco Cefalo. Le abbiamo spese a Ferragosto a Cetara sulla terrazza del Convento per abbinarlo con il patron Pasquale alla parmigiana di alici, al carpaccio di polipo e pesca, al tortino di scarola con la bottarga e alla mitica pasta con la genovese di tonno. Dobbiamo dire, quanto più il piatto era complesso, saporito e sapido, tanto più il bianco si esaltava grazie alla sua piena maturità: parliamo di un blend antico, ossia di greco di tufo moderato da un 15 per cento di coda di volpe fermentati inizialmente in acciaio e poi in barrique. Il confronto non è stato facile con il concorrente altoaltesino, il Manna 2001 di Franz Haas, che giocava di naso grazie al traminer e al gewuztraminer dell’uvaggio, grandissimo vino i cui profumi sono esaltati dal freddo e dalla sapienza. Ma quanto a freddo l’Irpinia non scherza ed è il motivo per cui i varietali di Greco e Fiano sono così ben definiti, qui il rosso ben fatto è una conquista tutto sommato recente mentre i due bianchi davvero fanno parte del patrimonio contadino di tutto il territorio. Perciò il Taurasi ha interpretazioni molto diverse fra loro, mentre è sempre possibile invece trovare il filo conduttore varietale che lega il Greco e il Fiano di una grande azienda a quelli dell’ultima nata. A due anni, il Faius ha un bel colore giallo paglierino, al naso è intenso e ancora floreale con note mandorlate mentre in bocca ha grande vivacità, freschezza, struttura, mineralità, sapidità, con il legno perfettamente integrato al frutto. Il finale è lungo, pulisce benissimo il palato. I Capitani è una di quelle cantine che a noi piacciono proprio tanto: appena trentamila bottiglie nel cuore della docg, qui si produce il Bosco Faiano, la vigna ben organizzata a spalliera, esposta sul versante meridionale della collina di fronte a Taurasi con un venticello incaricato di tenere sana la frutta. Ma non basta, Ciriaco, ingegnere cultore delle tradizioni di famiglia e del territorio, nei suoi dodici ettari, è anche produttore di olio da ravece e ogliarola lavorate al suo frantoio mentre la moglie Assunta cura l’ospitalità: sì, al momento I Capitani è una delle poche aziende vitivinicole e olivicola campane che lavora anche come agriturismo completo.


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