Il Pomodoro Pelato di Napoli verso la igp

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La produzione del pomodoro pelato in fabbrica

Il pomodoro è l’ennesimo segnale di come stiano cambiando i gusti dei consumatori. Infatti con l’introduzione di prodotti “innovativi” a base di pomodoro, passata, polpa, pomodorini e datterini, che hanno incontrato il favore dei consumatori soprattutto per la loro alta facilità d’uso e il loro elevato livello di servizio, il pelato intero ha cominciato a perdere quote di mercato, soprattutto in Italia.
Sul mercato interno nazionale il pomodoro pelato, che fino agli anni 90 è stato di gran lunga il prodotto più consumato, rappresentando circa il 50% delle vendite, ha da anni perso la sua leadership. Oggi, infatti, tra il 12 e il 14% dei consumi è rappresentato da pomodoro pelato intero contro circa il 60% di passata. Per questo motivo Il Comitato Promotore IGP Pomodoro Pelato di Napoli, sostenuto dall’ANICAV, da anni sta lavorando per l’ottenimento del riconoscimento dell’IGP per il pomodoro pelato, un prodotto tipico.
Ma come si spiega questo rovesciamento di consumo? In Campania la passata non ha mai avuto una grande fama, il consumatore amava vedere i pomodori interi per essere certo della qualità della scatola che comprava. Con il passare degli anni la qualità della passata è decisamente migliorata, oggi non è più uno scarto della lavorazione, spesso e volentieri vengono ottenuto da pomodoro fresco. Il consumo di pelato ormai è ristretto quasi esclusivamente al consumatore campano ed è venuto quindi il momento di tutelare il prodotto con un marchio europeo, precisamente l’Indicazione Geografica Protetta.
La richiesta della IGP Pomodoro Pelato di Napoli interessa un areale di trasformazione molto vasto identificato in cinque regioni (Campania, Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia) dove si è assistito alla nascita di aziende di produzione di pomodoro pelato che hanno acquisito le specifiche tecniche produttive che caratterizzano la produzione del Pomodoro Pelato di Napoli.
Nel paese dei campanili la denominazione geografica diNapoli aggiunta alla Igp ha conosciuto delle resistenze, ma c’è un motivo preciso per cui si è scelta questa strada: la denominazione “Pomodoro Pelato di Napoli”, è stata scelta dopo numerosi ed approfonditi incontri con gli uffici ministeriali preposti, perchè l’unica a possedere il requisito della storicità richiesto dalla normativa di riferimento (oltre che ad avere un importante impatto comunicativo) essendo documentata – oltre che dall’acquisita e diffusa reputazione del prodotto sui mercati, dove il pomodoro pelato è sempre collegato a Napoli – da etichette storiche utilizzate da diversi produttori su scatole spesso spedite oltre Oceano.
La Igp è richiesta per il prodotto trasformato (barattolo di pomodoro pelato) proprio come è per il San Marzano: il pomodoro non nasce “pelato” dalla pianta, per diventare “pelato” necessita di un processo di trasformazione che elimina la buccia dal frutto. La caratteristica principale attribuibile al Pomodoro Pelato di Napoli per il quale si richiede la IGP è data dalla cernita manuale delle bacche.
Tale tecnica produttiva si è diffusa a Napoli, in Campania e nelle regioni limitrofe e, ancora oggi, la cernita manuale rappresenta la fase più importante e insostituibile nel processo di trasformazione in cui le lavoratrici e i lavoratori con le loro abilità percettive operano la migliore selezione garantendo il mantenimento della forma originale del frutto e dando al consumatore l’idea del pomodoro appena raccolto che preserva sapore, colore e proprietà organolettiche e nutritive.
Il 13 marzo 2021 il Ministero ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Disciplinare di produzione dell’IGP Pomodoro Pelato di Napoli, cui ha fatto seguito la notifica della domanda di riconoscimento ai competenti organi comunitari per la registrazione attraverso l’invio del Documento Unico da parte del Ministero. La Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione Europea, tra il 2021 e il 2023, data l’importanza e il forte impatto che questa IGP andrebbe ad avere, ha presentato in più occasioni al Ministero dell’Agricoltura una serie di osservazioni, emerse a seguito dell’esame della richiesta di registrazione della denominazione “Pomodoro Pelato di Napoli”, cui il Ministero, in piena sintonia con il Comitato Promotore e con la nostra Associazione, ha sempre puntualmente e prontamente dato riscontro.
Si tratta per lo più di argomentazioni che riguardano la denominazione e il legame con Napoli. È utile ricordare che il pomodoro pelato intero, per il quale si richiede l’IGP, è caratteristico dell’Industria italiana del pomodoro e, in particolare, delle aziende del Bacino Centro Sud Italia per cui è difficile immaginare posizioni ostative da parte dei principali Paesi europei competitor (in primis Spagna e Portogallo).
Insomma, la situazione è decisamente favorevole, ma è necessario spingere per la conclusione dell’iter burocratico. Se la Igp passa anche a Bruxelles sarebbe la prima volta che il brand Napoli viene utilizzato ufficialmente in un marchio. Ed è il momento di giocarsi le carte giuste per restare competitivi a livello di comunicazione in modo efficace. Se approvata, la IPG Pomdoro Pelato Napoli diventerebbe una delle più importanti in Italia andando a rafforzare il sistema dei marchi europei nell’agroalimentare.


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