
di Stefano Tesi
Quella di Maria Pellegrini e Daniele Della Seta è la classica storia di un cambio di vita che approda nel mondo del vino. E che, sì, se imprime comprensibilmente una svolta netta all’esistenza dei due protagonisti rischia anche – se poi non corroboratada fatti concludenti – di tradursi in un po’ abusato argomento da mero storytelling,come in giro se ne leggono tanti.
Non mi addentrerò troppo, dunque, nella pur bella avventura di lei, vignaiola da generazioni, e di lui, romano di nascita ma con alle spalle un quarto di secolo vissuto da biologo all’Università di Siena, che nel 2000 comprano la proprietà e poi dal 2007, con la costruzione della nuova cantina, iniziano a produrre in proprio con l’etichetta Terra di Seta. Non indugerò nemmeno sul fatto che questa è l’unica cantina in Italia (e in Europa ce ne sono solo due) la cui intera produzione vinicola (circa 50mila bottiglie all’anno) dal 2008 è certificata kosher.
Mi pare molto più importante, in questa sede, sottolineare l’adesione subitanea dell’azienda al biologico, sotto l’ala protettiva di un agronomo-faro in questo settorecome Ruggero Mazzilli, e il ricorso a un enologo di spessore come Enrico Paternoster.
Siamo dunque in Chianti Classico, comune di Castelnuovo Berardenga, versante UGA “Vagliagli”: 46 ettari in tutto, accorpati, di cui 15 di vigneto, in stragrande maggioranza Sangiovese (“ne abbiamo messo 28 cloni diversi”, spiega Daniele) e un po’ di Cabernet Sauvignon, piantati su suoli di macigno, alberese e porzioni di galestro, dove la quota elevata (500 metri slm) tende a stemperare il tipico calore di certi versanti meridionali dell’area.
E’ in occasione di una bella verticale dei Chianti Classico e dei Chianti Classico Riserva aziendali che mi sono imbattuto in questo sontuoso 2009, che include un 5% di Cabernet Sauvignon.
Presentatosi con un bel rubino caldo e l’unghia leggermente aranciata, al naso è penetrante, quasi pungente, con un marcato residuo di frutto, freschezza e screziaturache lo rendono perfettamente pimpante, ma non senza una composta soavità.
In bocca è sapido, ricco e ampio, molto diretto, niente affatto evoluto ed evocatore invece di uno certo stile un po’ antico, familiare, riconoscibile e rassicurante, che emerge soprattutto dai tannini gentilissimi, frutto di legni azzeccati.
Quello che, in definitiva, si potrebbe chiamare i perfetto “fatto concludente” in grado di ridare senso e vigore ad una vicenda dove prevale la story e il telling è ai minimi termini.
Dai un'occhiata anche a:
- Garantito Igp. Vigne Vecchie La Congregazione, il Fiano di Villa Diamante
- Garantito IGP | Skytali, il “testimone” del grande Assyrtiko di Santorini: dove assaggiarlo se non a Panzano?
- InvecchiatIGP: Barolo 2000 Bartolo Mascarello
- Vinerdì | MYÓ Schioppettino Friuli Colli Orientali DOC 2020 Annalisa Zorzettig
- Garantito IGP | L’apofenia del vino
- Invecchiato IGP | Il Torriano Chianti Classico Gran Selezione docg 2015 La sala del Torriano
- VINerdì | Bergamasca Igt Chardonnay “Oro del Ronco” 2024 – Cascina del Ronco
- VInerdì | Franciacorta Extra Brut Riserva Premiere Dame 2016, Biondelli