
di Luciano Pignataro
Non so se è giusto inserire un Fiano di Avellino di undici anni in questa rubrica. In realtà prove e controprove, studi scientifici anche, verticali e orizzontali, hanno ampiamente dimostrato che questo bianco non solo resiste al tempo ma migliora, si evolve, ed è questa la ragione per cui chi dimentica un Fiano di Avellino in cantina non sbaglia mai perchè lo ritroverà migliorato sempre.
Ormai sono sempre più numerosi i produttori che ci credono e lo presentano ad un anno dalla vendemmia, finalmente la docg ha ammesso la dizione “riserva”, alcuni dopo due come Marsella, altri puntano ormai su tempi più lunghi di uscita come Mastroberardino, Di Meo, Tenuta del Cavalier Pepe.
Uno dei riferimenti di questa docg è sicuramente Colli di Lapio di Clelia Romano. Anche questa azienda, con un po’ di ritardo, ha deciso di lanciare un Fiano dopo un anno dalla vendemmia, il Clelia.
La verità è che la purezza della frutta coltivata in Contrada Arianello del Comune di Lapio ha sempre messo questa azienda un passo avanti alle altre creando un vero e proprio club di appassionati che aspettano diversi anni prima di stappare queste preziose bottiglie in grado di competere con qualsiasi bianco nazionale e internazionale in degustazioni cieche. Ecco perchè durante un pranzo estivo fra amici è spuntata questa magnum assolutamente perfetta. Dodici anni dalla vendemmia, il formato aiuta nella conservazione e nella evoluzione, il Fiano di Lapio si conferma essere assolutamente ricco e pieno. Oltre alla frutta ben evoluta, spezie dolci, note di macchia mediterranea e soprattutto la tipica evoluzione fumè che esalta al naso e in bocca odori e sapori. Al palato la frechezza domina assoluta e rende la beva elegante, pulita, la chiusura è lunghissima, passando dalla sensazione olfattiva tendente al dolce all’acidità rinfrescante sino all’amaro.
Insomma, un vino, lavorato solo in acciaio, che non sta mai fermo e, proprio come un grand epiatto, si muove in continuazione generando nuove sensazioni. Spettacolare anche considerando il fatto che la 2009 non è stata un’annata particolarmente eccezionale, ma è proprio in queste circostanze che si vede il manico dell’enologo.
Infine, una bottiglia che avrebbe potuto ancora resistere per molti anni.
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