
di Roberto Giuliani
Non è un Amarone, non è un Valpolicella Classico Superiore Ripasso, non è neanche un Valpolicella Classico Superiore. Quello nel calice è un “semplice” Valpolicella Classico 2007 (Classico perché le uve provengono dagli appezzamenti di Marano e Negrar), chiuso con tappo sintetico e destinato solitamente al consumo entro 2-3 anni. Probabilmente Pier Paolo e Stefano Antolini non sanno fino a che punto possa tenere un vino del genere, a meno che non abbiano avuto il pensiero di conservarne in cantina un certo numero di bottiglie per pura curiosità.
Io l’ho fatto e ora posso dire che ci fa una gran bella figura, con i suoi 12,5 gradi alcolici e un uvaggio classicissimo di corvina, corvinone e rondinella, dimostrando che quando si raccolgono buone uve e non si fanno errori in cantina, le sorprese possono essere decisamente piacevoli.
Ora è ovvio che non mi trovo davanti un vino dove la freschezza di frutto può essere quella di quando è stato messo in vendita, ma a 14 anni dalla vendemmia non possiamo pretendere miracoli; eppure non solo non è morto ma quel frutto ha mantenuto integrità, non c’è ossidazione bensì una naturale maturità, evidenziata nella confettura di ciliegie e amarene, nelle sfumature di tabacco e fiori appassiti, nel timbro terroso e di sottobosco.
Al gusto conserva ancora una buona vena acida, la frutta composita è accompagnata da piacevoli espressioni speziate di pepe e cardamomo, è diventato un Valpolicella adulto, più profondo e complesso, con una dolcezza di frutto davvero piacevole. Una piacevole sorpresa.
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