Con un post su Instagram 50Best annuncia la decisione di escludere ristoranti e bar russi dalle classifiche a seguito della invasione della Ucraina.
Per fare l’annuncio è stata proposta una grafica in cui il cuore sostituisce lo Zero.
Il post
Il post ha preso al momento 6500 like, decisamente al di sotto della media e forse il motivo di questo scarso entusiasmo lo possiamo ricavare dagli oltre mille commenti la cui stragrande maggioranza è schierata contro questa decisione.
Motivazioni che ci trascinano fuori dalla narrazione unica di uno scontro fra il male e il bene e ci restituiscono una visione del mondo decisamente molto più articolata in cui le ragioni dell’Occidente non sono considerate un valore unico.
Basta partire dalla critica più diffusa.
1- Se si dovesse adottare questo principio di esclusione, va esteso a tutti, per esempio agli Stati Uniti e i loro alleati quando bombardarono l’Iraq adducendo la falsa prova delle armi di distruzione di massa inventata all’epoca di sana pianta dall’amministrazione Bush. Oppure sulle nazioni europee quando hanno abbattuto il regime di Gheddafi schierandosi con una delle due parti in guerra e violando i confini di uno stato sovrano
2- La colpa dei leader non può ricadere sui ristoratori. Questa decisione trasforma le sanzioni in una guerra di civiltà spostando il piano dello scontro dalla politica di un leader a quello culturale.
Moltissimi cuochi e giornalisti stanno intervenendo del dibattito con varie argomentazioni (c’è chi sostiene la decisione)
In campo anche Gaggan, uno dei beniamini della 50 Best Restaurant, ch esprime amicizia ai ristoranti russi inseriti sinora nella classifica.
Il tema è sicuramente divisivo, il nostro modesto punto di vista è che eliminare tutto ciò che è russo per il semplice fatto che è russo non c’entra niente con le sanzioni e con la necessità di fermare la guerra.
Bannare è sempre un errore perché interrompe un dialogo e senza dialogo tutto è possibile. Farlo poi in gastronomia non ha alcun senso, come abbiamo sostenuto anche quando scoppiò il caso di Gorini e gli occhi a mandorla che trasformo qualche critico gastronomico in giudice supremo al Giudizio Universale.
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