La febbre del sabato sera in pizzeria: fare cassa, la pizza da Nord a Sud a volte lascia l’amarognolo in bocca

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista
Saturday night fever

di Marco Galetti 

Milano, sabato sera, non esco nemmeno più.

Salerno, sabato sera, esterno notte,  le luci d’artista accendono la movida, il desiderio di trasgressione, il piacere di condividere, il piacere della carne e la mia voglia di pizza.

Scelgo un orario poco milanese pensando di essere furbo come una volpe ma  non basta, sono già passate le 23 e  c’è ancora gente in coda (non di volpe) per un tavolo, mi metto in lista, d’attesa non dovrei farne troppa, nel giro di un quarto d’ora vengo fatto gentilmente accomodare, dopo qualche minuto un cameriere viene a prendere l’ordinazione e ventinove secondi dopo (mezzo minuto sembrava eccessivo) arrivano le birre.

Dopo un’attesa di circa mezz’ora, assolutamente comprensibile con questa Saturday Night Fever campana e resa accettabile da una buona birra e dalle sedute davvero  comode, arrivano le pizze e le mie perplessità.

Se non ho nulla da eccepire quanto a location, accoglienza, pulizia, gusto e digeribilità, non posso evitare di segnalare qualche difetto di troppo che messo sulla bilancia insieme agli aspetti positivi non mi consente di poter esprimere un giudizio da milanese soddisfatto.

Il cornicione, in alcuni punti un po’ bruciato, non è cotto bene, segno di temperatura inadeguata e di troppa fretta di sfornare, una delle rare volte nella mia vita nelle quali ho avanzato parte del cornicione, così come hanno fatto molti altri clienti in questo sabato salernitano che si è presentato col tutto esaurito in ogni ordine di posto e in tutti i locali.

Ma l’errore davvero imperdonabile, perché evitabile, è un altro, la temperatura di servizio è assolutamente inadeguata e una pizza non bollente, raffredda i bollenti spiriti e il mio spirito di adattamento.

Caro responsabile di sala e caro titolare di pizzeria, invece di sparecchiare un tavolo, di portare un conto, di far arrivare le birre prima possibile cosi che io beva di più, accertati che il prodotto arrivi bollente al tavolo, al cliente le palle girano già leggermente per l’attesa ma girano vorticosamente ad elica se dopo l’attesa anche l’aspettativa è disattesa.

Esco con l’amarognolo in bocca lasciato in parte da una buona birra.

Faccina triste, come la mia, rassegnato, non ho chiesto nemmeno che la cambiassero, ma è già mezzanotte, domani è un altro giorno…

Considerazioni: se sabato, comprensibilmente, è un giorno difficile per tutti, perché cari pizzaioli non provate a migliorare l’unico parametro migliorabile sul quale possiate intervenire?

Dato per scontato che aspettare un tavolo è inevitabile e dato per scontato che, dopo averlo conquistato, sarà inevitabile aspettare sia per l’ordinazione che per la pizza, perché non provate a considerare un concetto facile facile: il tempo che passa da quando la pizza esce dalla bocca del forno a quando arriva alla bocca del cliente è tempo perduto e cliente perduto.

 


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