La quadratura del rombo e la critica gastronomica in calze a rete, il post non sarà visibile in fascia protetta

Pubblicato in: Curiosità
Rombo, lato A

di Marco Galetti

Premessa: la quadratura del rombo e la critica gastronomica in calze a rete non è un opera di fantasia, è una convinzione, che potrebbe benissimo stare in piedi da sola in tubino nero su bianco, anche senza quell’accenno di colore dato dalla licenza poetica, seppur conseguita a fatica.

La critica gastronomica, in tacchi a spillo e calze a rete, credendosi Belen, faceva vasche a farfallina in Viale Ceccarini, Riccione, alla ricerca di un pezzo di costume.

Ancheggiando per il Viale, nel tramonto rosato come un vino salentino, della perla verde dell’Adriatico, ripercorreva col pensiero gli innumerevoli (se non si possono numerare saranno di poco conto) piatti “subiti” lungo l’arco temporale primavera estate duemiladiciotto… avendo perso qualche certezza si interrogava circa le scelte culinarie più recenti, mentre il suo culo in aria disegnava trame ipnotiche.

Ho degustato piatti pensati per critici dal volto di allodola che si rimirano nelle salse a specchio, basi di accostamenti arditi, si ripeteva a mezza voce quando la vidi, fiera del suo viso da maiala e del suo corpo sinuoso.

Ferma davanti alla vetrina in allestimento di un temporary store pensava ai mediocri che non possono osare e osano, mentre chi può volare altissimo chi può ergersi sfidando la gravità come il suo seno, mantiene fortunatamente in carta la seppia col suo nero (Uliassi), il panino con la mortadella (Cedroni), il risotto ai frutti di mare (Vittorio), l’agnello, le rane, il risotto ai funghi e formaggi e il gelato alla crema (Philippe), altro che puttan@te incomprensibili… prodotti eccellenti, tecnica, lavoro e passione danno vita a piatti buoni, comprensibili e vincenti.

La critica gastronomica amava il pesce, tanto da sognarselo anche di notte, pensava ad un pesce come si deve mentre la stragrande maggioranza delle volte le veniva proposto pesce sfilettato, camuffato, imbustato… come dice Davide Scabin “Il pesce non esiste più, è una scaloppa a forma di parallelepipedo appoggiata a qualcosa, la differenza tra gli chef sta in quel qualcosa su cui appoggiano la scaloppa”

Ma come, proprio a me un pesce abbattuto di temperatura mentre la mia temperatura sale per il caldo e per la voglia di pesce…farneticava ferma sui suoi tacchi, ma non nei buoni propositi, quando osai fermarla giocandomi la carta della sincerità.

Mi è sembrato di capire tu abbia voglia di pesce, ma prima vorrei portarti al ristorante, le dissi.

Ci accomodammo all’aperto sulle panche in legno, mentre i riccionesi di madre lingua e di padre pescatore le sbavavano addosso, Massimo, l’affidabilissimo cameriere Dei Mille, nell’omonimo viale, ci portò in visione il rombo delle foto d’apertura, lui che per me ha sempre avuto un occhio di riguardo, con l’altro continuava a sbirciare nella scollatura della critica in libera uscita, poi, dimenticando per un attimo le pere, tornò in sé e al pesce, dicendoci che ce lo avrebbe fatto preparare al forno con patate e pendolini.

Lei, che non aveva mai assaggiato un pesce così grosso, sorrise, avendo finalmente un termine di paragone, ripensò alle microporzioni falsificate al limite della querela per circonvenzione di critica incapace.

Dei Mille, Riccione, rombo al forno con patate e pendolini, quando la sabbia dell’Adriatico fa certi regali, bisogna approfittarne, qui ai Mille, portano il pesce intero per due persone che vogliono godere non solo dopo… come disse Totò alla Fallaci, “forse vi sono momenti minuscolini di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza”

Le storie di una notte finiscono all’alba, mentre i gabbiani galleggiavano nell’acqua immobile dell’Adriatico, la critica gastronomica in calze a rete mi lasciò di sasso dopo tanto sesso… lasciami il tuo numero, mi disse piano, se ho voglia di pesce adesso so dove trovarlo.

 


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