di Valentina Ruzza
Ad Arquà Petrarca, borgo sospeso tra letteratura e agricoltura, esiste un progetto che va oltre l’ospitalità. Ca’ Dogaressa non è soltanto una dimora panoramica affacciata sui Colli Euganei: è una dichiarazione di stile, un’idea di accoglienza che coniuga paesaggio, cultura materiale e visione imprenditoriale. Con l’apertura de La Segreta, la dependance della villa si trasforma in un laboratorio esperienziale dove l’oleoturismo diventa linguaggio contemporaneo. In un momento storico in cui la parola “esperienza” rischia di svuotarsi di significato, qui assume un peso specifico. L’uliveto che circonda la proprietà non è cornice scenografica, ma centro nevralgico del racconto. È tra questi filari che nasce l’Olio de La Dogaressa, definito “miglior olio novello di Arquà” e selezionato nella guida di Slow Food. Un riconoscimento che, al di là della medaglia, certifica una filiera curata e una precisa scelta qualitativa.
L’olio, in questo contesto, è identità liquida. È memoria agricola e, insieme, leva di posizionamento. L’oleoturismo qui non è degustazione didascalica, ma immersione: assaggi guidati, racconto della raccolta, confronto tra cultivar, dialogo con la cucina. È un modello di valorizzazione territoriale che intercetta una domanda crescente di autenticità consapevole. La regia è di Franca, padrona di casa e set designer, figura centrale nella costruzione dell’immaginario di Ca’ Dogaressa.
La sua visione non si limita all’estetica, ma intreccia artigianato, memoria familiare e cultura mediterranea. L’arredo della Segreta è una stratificazione narrativa: mobili antichi provenienti dalle case dei Pallaro dialogano con elementi recuperati durante viaggi e “salvataggi” di oggetti destinati all’oblio. Porte lignee di una chiesa di Praiano, maioliche di Vietri trasformate in tavolo, un paravento di un teatro veneziano dismesso. Non semplice decorazione, ma drammaturgia dello spazio. La Segreta si articola in tre ambienti distinti: una grande cucina rustica a vista, cuore operativo e simbolico; una sala con camino e bar che restituisce intimità; una cantina restaurata che custodisce le bottiglie più preziose dell’olio, inclusa la versione agrumata realizzata con limoni della Costiera Amalfitana. È qui che il concetto di “segreto” prende forma: non un luogo nascosto, ma uno spazio protetto, dedicato al rito della degustazione. All’esterno, giardino con piscina e uliveto ampliano le possibilità progettuali.
Tavolate sotto le stelle, illuminate da filari di lucine, restituiscono un’estetica rurale raffinata, lontana dalle derive rustiche di maniera. La location è pensata per private dinner, scuole di cucina, eventi aziendali e team building, con una modularità che consente di costruire format su misura. Ogni evento è un allestimento originale, calibrato sulla stagione, sulla luce, sui colori.
Franca Pallaro lavora sulla tavola come su un set cinematografico: lanterne provenienti dalla storica villa di Franco Zeffirelli in Costiera, corredi da picnic, tessuti e ceramiche diventano strumenti per generare emozione visiva prima ancora che gustativa. La proposta gastronomica è affidata a Isabella Guariento, Chef emergente indipendente, vincitrice dell’edizione giovani di Cuochi d’Italia e collaboratrice di Alessandro Borghese nella trasmissione Celebrity Chef. Un profilo mediatico che potrebbe indurre a scelte spettacolari; invece, a La Segreta, Guariento opta per una linea coerente con il contesto: cucina di territorio, tecnica misurata, centralità della materia prima. Il menù si apre con entrée che fungono da manifesto identitario: tartine di polenta con salame fresco flambato al brodo di giuggiole – omaggio diretto al prodotto simbolo di Arquà – affiancate da tartine brisé con mousse di hummus al cavolo nero e prosciutto crudo e da tartine alle noci con formaggio fresco di pecora. È un inizio che gioca su consistenze e richiami agricoli. Negli antipasti, la vellutata di friarielli e puntarelle esprime una vegetalità elegante, mentre il flan di broccolo fiolaro con fonduta di Parmigiano e coppa croccante dimostra come la cucina contadina possa essere tradotta in chiave contemporanea senza perdere profondità gustativa. I primi piatti sono il banco di prova tecnico. I tortelli di zucca e ricotta in salsa di amaretti e salvia si muovono sul crinale dolce-sapido tipico della tradizione veneta, con equilibrio e precisione.
Il risotto con radicchio e provola, impreziosito da tastasale arrostito, costruisce una stratificazione aromatica che alterna amarezza, affumicatura e grassezza controllata.
Il secondo – guancette di maiale stufate al rosso con patate in crema e carote abbrustolite – è un piatto di sostanza, rassicurante ma non banale, dove la lunga cottura valorizza la fibra e restituisce morbidezza. Il millefoglie espresso con crema chantilly chiude con un classico eseguito con pulizia, evitando inutili virtuosismi. Ciò che rende La Segreta interessante per un osservatore del settore non è soltanto la qualità della proposta gastronomica, ma la coerenza sistemica del progetto.
Qui l’ospitalità è costruita come ecosistema: produzione agricola propria, valorizzazione dei produttori locali, narrazione culturale, design esperienziale, cucina identitaria. È un modello replicabile? Probabilmente no, ed è proprio questo il suo punto di forza. In un panorama in cui molte location rincorrono format standardizzati, Ca’ Dogaressa sceglie la densità narrativa. Il lusso non è nell’eccesso, ma nella cura. Non è nell’appariscenza, ma nella profondità. La Segreta si inserisce così nel dibattito contemporaneo sull’ospitalità rurale evoluta, dimostrando che territorio e progettualità possono convivere senza compromessi. E forse il vero segreto sta qui: nella capacità di trasformare un uliveto, una cucina a vista e una cantina restaurata in un’esperienza che parla di identità, tempo e bellezza consapevole. Un indirizzo che, per chi osserva il settore con occhio critico, merita attenzione non per l’effetto sorpresa, ma per la solidità della visione.
Petrarca (PD) – Colli Euganei, Veneto
+ 39 376 1274732
latenutadifranca@gmail.com | Instagram: @ca_dogaressa
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