
Invidie, gelosie e interessi da sempre dividono la critica, le critiche. È così anche nel settore del cibo e del vino dove esistono inimicizie intense e persistenti spesso motivate solo da un diverso punto di vista sulla mineralità:-)
C’è però una differenza fondamentale in Italia difficile da spiegare. Questa: al di là dei gusti e dei differenti punti di vista, nel settore dei ristoranti c’è una gerarchia di chef e di locali riconosciuta da tutti coloro che contano e che non contano nel mondo della critica.
Punto più, punto meno, cappello o due cappelli, stella o tre stelle, insomma, siamo lì. Nel vino invece no, per dirla leggera, quelli dei vini naturali pensano, e sostengono, che chi fa agricoltura convenzionale è una sorta di criminale dell’ambiente mentre, al contrario, vengono definiti in modo sprezzante produttori di cattivi odori.
C’è poi il partito della morbidezza contro quello dell’acidità, della barrique e del legno grande mentre all’estrema sinistra c’è il cemento, l’anfora è extraparlamentare. Quelli della Borgogna, oggi fighi, e quelli di Bordeaux, e, ancora, quelli dei vitigni autoctoni ad oltranza e quelli dei vitigni internazionali. Solfiti e non, alcol e poco alcol, rosso concentrato e bianco carta, macerati e filtrati. Insomma, state sicuri che se un vino piace agli uni dagli altri sarà definito una schifezza.
Mi sono chiesto cosa ci sia all’origine di questa situazione amplificata proprio dal 2.0 e alla fine mi sono dato questa risposta: in Italia c’è una maturità gastronomica profonda e diffusa tra tutti i ceti sociali e in tutte le regioni che porta ad una condivisione mediamente accettata da tutti di ciò che è buono e di ciò che non lo è, nel vino la viticoltura di qualità ha una percezione di solo 25 anni e diventa perciò impossibile avere dei riferimenti davvero condivisi e metabolizzati da più generazioni.
Insomma, com’era prima con l’olio, ognuno pensa che il vero sia nella sua elaborazione mentre orecchia e annusa l’aria che tira. Nella attesa e nella speranza di una giusta maturazione generale, io mi bevo un Taurasi Radici 1999.
Dai un'occhiata anche a:
- Panettoni artigianali? Sì, ma diamoci una calmata e facciamo attenzione
- Due giorni alla ricerca di cose buone ma cosi proprio non va
- Oasis di Vallesaccarda e la formula della felicità: prima il cliente poi l’ego dello chef
- Gli uffici stampa servono davvero? E come sceglierli per spendere bene i propri soldi?
- Ho mangiato male perchè non esiste piu la trattoria
- A Carnevale la Cucina Italiana è senza maschera perchè spesso è Carnevale negli altri 364 giorni
- Ora facciamo il Museo della Pizza a Napoli prima che..
- Iolanda Busillo (Coldiretti): il digitale per far sopravvivere la cucina italiana nel futuro