
di Ornella Buzzone
C’è un momento, nella vita di chi ama davvero il cibo, in cui tutto cambia forma. Non è più solo gusto, non è più solo estetica, non è più nemmeno racconto. Diventa presenza. Diventa incontro. Diventa verità. È esattamente lì che si colloca la storia di Giovanni Mele, per molti conosciuto come Jovaebbasta.
Una storia che nasce dietro uno schermo, ma che trova senso soltanto quando quel vetro scompare e resta il contatto umano, diretto, sincero.
Giovanni nasce come food blogger, ma presto comprende i limiti di un mondo fatto spesso di apparenze: faccine messe per inerzia, entusiasmi costruiti, opinioni che seguono la massa. E allora si pone una domanda semplice: che senso ha parlare di cibo senza guardare negli occhi chi lo mangia?
Prima di tutto questo, Giovanni è un chimico farmaceutico. Lavora nella ricerca, studia, costruisce un percorso apparentemente lontano dai fornelli. Ma la cucina è sempre stata dentro di lui: trasmessa dalla madre, dalla nonna, dalle tavolate di famiglia dove il cibo era collante e linguaggio.
Viaggi, esperienze, cultura gastronomica: Francia, Spagna, Grecia, Portogallo. Sempre con un denominatore comune, il cibo come scoperta. Così il piacere di mangiare si trasforma in desiderio di cucinare, poi in studio, poi in scelta. Arrivano gli eventi. Le serate. Il contatto diretto. Giovanni vuole vedere le persone mentre mangiano, leggere le loro espressioni. Perché il cibo, per lui, è come il teatro: vivo, reale, condiviso. L’occasione decisiva arriva con un incontro importante quello con Leonardo De Luca. Da lì nasce un progetto che prende forma in pochissimo tempo. Il locale cambia volto, cambia anima, cambia nome. Nasce Maredizione. Una trattoria di mare che guarda alla tradizione napoletana ma anche oltre, con contaminazioni intelligenti e una forte identità. Oggi Giovanni non è più solo ai fornelli. C’è una brigata. Giovani, affamati, capaci. Lui coordina, assaggia, rifinisce, impiatta. Ma soprattutto lascia spazio.
Perché la cucina, quando è vera, non è mai un monologo. E i risultati parlano da soli: recensioni spontanee, entusiaste, sincere. Non richieste. Non forzate. Proprio come piace a lui. Un luogo dove non conta il nome dello chef, ma l’esperienza. Dove il protagonista è il piatto, non chi lo firma. La carta dei vini accompagna questo percorso con una selezione attenta ai territori campani: Falanghina, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Biancolella di Ischia. Vini che raccontano il territorio con autenticità e accompagnano ogni piatto con equilibrio.
La degustazione inizia con il tagliere Maredetto: salumi di pesce che sorprendono per tecnica e gusto. Guanciale di ricciola, prosciutto di tonno, simmental di mare, accompagnati da burri aromatizzati che evocano il mare. Un inizio emozionante, capace di rompere gli schemi e stupire al primo assaggio.
Poi pane, burro e alici del Cantabrico: semplicità assoluta, ma eseguita con precisione. Un piatto che dimostra come la grande cucina sia spesso essenziale, ma mai banale.
Il soffritto “maredetto” è un colpo di genio.
Un piatto che affonda le radici nella tradizione napoletana, ma che viene attraversato dal mare. Non stravolto. Non forzato. Trasformato.
E funziona. Eccome se funziona.
Il bocadillo de calamares porta in tavola un dialogo tra Napoli e Spagna: potato bun soffice, calamari fritti, maionese al limone e pepe. Un morso equilibrato, croccante e sorprendente.
I primi piatti sono il cuore: la zuppa maredetta avvolgente e profonda, e la genovese di tonno, intensa e memorabile.
Quest’ultima, in particolare, resta impressa: un piatto che riesce a rispettare la tradizione reinventandola con intelligenza e gusto. Davvero buonissima.
Si chiude con un tiramisù vero. Mascarpone, uova, equilibrio. Nessuna sovrastruttura. Solo quello che serve. Come a casa. Ma fatto bene.
Oggi, da food blogger e proprietaria e chef di un locale, mi ritrovo profondamente nelle parole di Giovanni. L’ho seguito per tanto tempo sui social, ho acquistato anche un suo libro, e incontrarlo dal vivo ha confermato tutto ciò che trasmetteva.
Perché sì, è bello comunicare attraverso i social. Ma è ancora più bello incontrarsi, guardarsi negli occhi, percepire davvero ciò che si fa. Le emozioni, i profumi, le consistenze, il tatto: tutto ciò che uno schermo non potrà mai restituire.
In questo mi rivedo completamente. Come lui, amo gli eventi, amo stare tra la gente, amo osservare le persone mentre mangiano. È lì che capisci davvero se quello che fai arriva.
E la cosa più bella è proprio questa: ciò che vedi online, qui lo ritrovi nel piatto. Non è scontato. Non è da tutti essere bravi nella comunicazione e poi esserlo davvero anche in cucina. Ma quando succede, è qualcosa di raro e prezioso.
Maredizione è un posto in cui tornerei, sia per una pausa pranzo che per una cena tra amici. È un luogo che consiglio a chi cerca una vera trattoria di mare, fatta di sostanza, verità e passione.
Maredizione
Corso Italia, 46 Cardito – Na
Cell: 3313341405
Lunedi riposo settimanale
Costo medio 35€
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