
di Tonia Credendino
Per qualche ora, la storia del Barolo è seduta proprio davanti a me. Mauro Mascarello è a Sansepolcro, ospite di B.E.V.I., Borgo Eccellenze Vinicole Italiane, la rassegna che racconta il vino italiano e il suo legame con i territori. Il riconoscimento che gli viene conferito, voluto da Luca Gardini, dall’intera organizzazione di B.E.V.I. e dal Comune di Sansepolcro, celebra in lui un uomo esemplare e una storia che attraversa quella del Barolo. La sala lo accompagna con un lungo applauso, mentre la commozione si fa sentire. Accanto a Mascarello ci sono i suoi Barolo Monprivato 2010 e 2021, protagonisti di una degustazione che mette a confronto due annate e due momenti diversi della vita del vino.
Poterlo ascoltare è un privilegio difficile da restituire soltanto con le parole. Ci sono sessant’anni di vendemmie, una vita in cantina e una scelta destinata a lasciare il segno: vinificare Monprivato come cru e riconoscere a un vigneto il diritto di esprimersi da solo. Il percorso di Mascarello prende forma proprio da questa idea, raccontare il Barolo attraverso la voce precisa del luogo da cui nasce.
La sua storia si intreccia con quella di una famiglia che produce vino nelle Langhe dal 1881. Il legame con Monprivato si consolida nel 1904, quando il nonno Maurizio acquista le prime vigne a Castiglione Falletto. È un vigneto già riconosciuto nel paesaggio viticolo della zona, documentato negli archivi catastali fin dal 1666 e annoverato da Renato Ratti tra i vigneti storici di prima categoria del Barolo.
Nel 1967 Mascarello assume la responsabilità della cantina e realizza i suoi primi vini. L’idea di vinificare separatamente le uve di Monprivato matura anche nel confronto con il padre, che preferisce assemblare uve provenienti da diversi vigneti, secondo l’impostazione allora più diffusa. Ma nella memoria della famiglia c’è già un precedente: il nonno Maurizio vinificava da sole le uve di Monprivato. Nel 1970, in una grande annata, Mascarello riprende quella strada e presenta il vino come bottiglia autonoma. Nasce così il cru che porta il nome del vigneto e che diventa il centro riconoscibile della produzione di famiglia.
La scelta arriva in una stagione in cui il Barolo comincia a interrogarsi sul valore delle singole vigne. Dare un nome autonomo a Monprivato significa affermare che la provenienza può definire il carattere di un vino quanto il vitigno e il lavoro in cantina. È una decisione produttiva precisa, sostenuta dalla conoscenza del vigneto e dalla volontà di rispettarne l’identità.
Monprivato si estende per poco più di sei ettari, a circa 280 metri di altitudine, con esposizione a sud-ovest. Le viti affondano in suoli di origine miocenica, composti da marne limoso-argillose ricche di calcare. Qui il Nebbiolo trova condizioni che accompagnano una maturazione lenta e una lunga evoluzione in bottiglia. La famiglia riserva l’etichetta Monprivato alle annate giudicate eccellenti o ottime; nelle altre, le uve confluiscono nel Barolo o nel Langhe Nebbiolo. Anche questa selezione appartiene all’identità del cru.
Il percorso di Mascarello in cantina unisce curiosità e disciplina. Tra il 1968 e il 1977 sperimenta diverse durate di fermentazione e modalità di gestione del cappello, poi torna alla fermentazione tradizionale lunga, riducendo progressivamente i tempi di macerazione. L’evoluzione tecnica resta legata a un’idea classica del Barolo, nella quale il legno accompagna il vino senza coprire la voce del Nebbiolo e del vigneto.
Il confronto tra Monprivato 2010 e 2021 rende tangibile questa continuità. Il 2010 porta con sé il tempo trascorso in bottiglia, mentre il 2021 è più vicino alla vendemmia e all’inizio del proprio percorso. Degustarli nella stessa occasione, con Mascarello presente, significa accostare due annate e seguire il filo delle scelte che le precedono: la vigna, la selezione delle uve, la vinificazione e l’attesa.
In un tempo che cambia il modo di fare e raccontare il vino, figure come Mascarello custodiscono una continuità rara. Hanno attraversato epoche diverse restando fedeli al lavoro, alla terra e a un’idea esigente del proprio mestiere. La sua umiltà non riduce la statura della sua storia, la rende più evidente. Nei calici di Monprivato 2010 e 2021 e nel modo in cui Mascarello si racconta riconosco il segno di un uomo che ha dedicato la vita a un vigneto, lasciando che fossero il suo lavoro e i suoi vini a parlare.
Azienda Agricola Giuseppe Mascarello e Figlio di Mauro Mascarello & C.
s.s.
Strada del Grosso, 1
12060 Castiglione Falletto, Cuneo
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