
La neo lingua è infarcita di inglesismi e di acronimi adottati un po’ per snobismo ma soprattutto per spegnere il cervello all’altare dei miti della banalità e delle velocità: così la Giornata del Pizzajuolo fissata il 17 gennaio in onore di Sant’Antonio Abate diventa WPD, alias World Pizza Day nella valanga di comunicati stampa che segnalano migliaia di iniziative sulla pizza che intasano le mail e i social questa settimana.
Lo so, è una osservazione da boomer, ma se facessimo il sondaggio oggi, ad appena nove anni di distanza dalla sua istituzione, il 99 per cento delle persone impegnate nella prima euforia di comunicazione non saprebbe rispondere alla domanda “perchè il 17 gennaio”. La risposta, l’abbiamo accennata, è che oggi si festeggia il santo protettore di coloro che lavorano con il fuoco, dai vigili ai panettieri, fino ai pizzaioli. E’ il giorno in cui si accendono i fuochi, un vecchio capodanno pagano sopravvissuto nei millenni di civiltà rurale e di cui restano tracce anche nel cuore della città. Il fuoco distrugge e purifica, ci prepara alla nuova stagione, sono innumerevoli gli studi sul rapporto con la religione e i riti animistici.
I pizzaioli hanno ancora molti motivi per festeggiare: sono l’unico settore gastronomico in espansione anche se alcuni scriccolii si avvertono qua e la, tutto sta diventando, come sempre succede, qualcosa da legare alla pizza per fare notizia. Aspettiamo un bel libro, dopo quello sulla cucina, intitolato la pizza napoletana non esiste, giusto per fare un po’ di rumore.
Si festeggia anche il riconoscimento Unesco ben consapevoli però che questo risultato non è per sempre perchè se sparisce l’Arte del Pizzaiolo Napoletano come patrimonio immateriale dell’Umanità addio reputazione. I forni elettrici e a gas, la propaganda di alcuni mulini del Nord, le mode che esaltano il crunch come se le pizze fossero patatine fritte, la scomparsa dei fornai, quasi tutto sta andando in questa direzione. Per fortuna comanda il mercato e segnaliamo il ritorno alla ruota di carro e all’impasto diretto come tratti essenziali che proprio le giovani generazioni richiedono. Ma non basta: serve, seguendo i dettami del protocollo Unesco come ben sanno i protagonisti della gloriosa cavalcata del 2017, favorire la nascita di una comunità che tuteli quest’arte.
L’esempio di Torino sul Museo del Cioccolato
L’idea che il neo assessore al Turismo Maraio riprende in questo inserto, quella di un Museo della Pizza, è una iniziativa in linea con questo ragionamento. A Torino una storica pasticceria ha creato con gli specialisti uno spettacolare Museo del Cioccolato che stacca circa 20mila biglietti l’anno. Ci auguriamo che Napoli si confermi culla e capitale della pizza individuando spazi adeguati e impostando un discorso concreto sulla sostenibilità. Siamo sicuri che sarebbe un altro asse motivazionale per venire a visitare Napoli.
Non vorrei assistere alla tarantella delle proteste perchè qualcuno poi lo realizza in America. Non possiamo pretendere, nella vita in generale, di stare fermi e poi di lamentarci se altri realizzano quello che avremmo dovuto fare noi