di Tommaso Esposito
Non si scherza.
La giuria è severissima.
Lello Esposito, Antonio Tubelli e chi scrive.
Non si scherza proprio con la pizza fritta.
Un must.
Un cult.
Ogni qualvolta si decida di andare in una delle pizzerie storiche napoletane si deve assaggiarla.
Perché al pari della Margherita riassume tratti identitari della tavola napoletana.
Il friggitore una volta, in principio ora non più, affiancava il pizzaiolo.
Gli faceva da spalla, ma spesso era un comprimario.
Stessa pasta.
Stesso olio.
Stessa mano per riempirla.
Con ricotta.
Provola o fiordilatte.
Cicoli.
Salame.
Pepe.
Talvolta nu poco ‘e pummarola.
E poi via nell’olio.
Sorvegliata a vista.
Sgridata.
Battuta.
Girata.
Rigirata .
Fatta rigonfiare come il ventre di una gravida.
Levata.
Adagiata sul colatoio.
Poi sulla carta paglia.
Sventrata.
Odorata.
Infine divorata.
Famelicamente.
Questo il percorso.
Gara importante perciò questa della pizza fritta.
Non tutti l’hanno capito.
E si sono cimentati a prepararla .
Messa in gioco per gioco.
Ma a che gioco giochiamo?
Niente pazzijèlle!
Cu ‘a pizza fritta nun se pazzèja.
E così soltanto uno, due su tanti son riusciti a farcela assaggiare.
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