Orvieto, il bianco che corre verso il futuro: tradizione, muffa nobile e la nuova frontiera low alcohol

Pubblicato in: I vini da non perdere

di Marina Betto

C’è un filo che unisce l’odore di tufo delle cantine umbre, la luminosità dei calanchi e il riflesso verdolino di un calice: si chiama Orvieto. Una denominazione storica, tra le più riconoscibili del vino bianco italiano che oggi ha imboccato senza esitazioni la strada dell’aggiornamento. La DOC Orvieto ha avviato un percorso di modernizzazione che vuole valorizzare le sue anime mettendo al centro identità, precisione e bevibilità.
Il Consorzio Tutela Vino Orvieto valorizza un patrimonio collettivo, promuovendo qualità e ricerca, rafforzando la riconoscibilità, per costruire anche il futuro di questa che è una delle denominazioni più antiche.
Un mosaico di uve e suoli, dal tufo alla calcare-marnosa dove il profilo dell’Orvieto si costruisce intorno ad un’ossatura fatta di Grechetto e Trebbiano Procanico, con il contributo misurato di varietà storiche complementari. La matrice tufacea e i suoli ricchi di sedimenti marini imprimono freschezza, sale e una florealità sottile, mentre le altitudini e le escursioni termiche garantiscono profumi nitidi e alcol contenuto. Il clima e l’interpretazione stilistica sono molto variegate e chi degusta i vini di Orvieto ha a disposizione una pluralità di proposte.

L’agronomia contemporanea vuole la gestione più fine delle chiome per preservare acidità, raccolte scalari per centrare la maturità aromatica, selezione dei cloni di Grechetto più vocati alla precisione aromatica. In cantina fermentazioni a temperature controllate e un uso calibrato dell’acciaio e talvolta dei legni grandi per dare struttura senza coprire.
Ogni vino è un micro cosmo e le tipologie definite fin dall’inizio sono quelle di secco, abboccato e dolce.

Le anime della DOC: Classico, Muffa Nobile hanno dalla loro la spinta della bevibilità. L’anima classica dell’Orvieto resta un bianco secco dalla tessitura fine con note peculiari di biancospino, pera, agrumi gialli e spesso frutta tropicale, accenni di mandorla, un discreto volume e un finale sapido. E’ il vino della tavola quotidiana e della ristorazione contemporanea con la sua freschezza e versatilità.
La Muffa nobile è invece un gioiello raro, cesellato dalla Botrytis cinerea, favorita da nebbie mattutine e pomeriggi ventilati, sa concentrare gli zuccheri donando complessità di sentori che spaziano dall’albicocca disidratata, miele di castagno, zafferano, caramella d’orzo e donando un’acidità che tiene la dolcezza in asse. Non è solo memoria storica ma un vero e proprio laboratorio di finezza enologica che torna a parlare il linguaggio dei grandi passiti europei, dove il Grechetto guadagna un ruolo da protagonista, offrendo struttura, tono mandorlato e una netta spinta minerale.

La novità è rappresentata dall’Orvieto low alcohol, un vino teso e agrumato, molto piacevole. La spinta internazionale verso vini più leggeri e minor contenuto alcolico trova a Orvieto terreno fertile. Il carattere naturalmente fresco delle uve e il clima collinare consentono infatti di sviluppare versioni low alcohol croccanti, agrumate, tese. Grazie alle tecniche che prevedono raccolte anticipate di parcelle dedicate che appena hanno raggiunto l’acidità voluta si vendemmiano con l’utilizzo di lieviti selezionati e controllo delle temperature per massimizzare i terpeni, con grande attenzione a preservare corpo e texture per un buon bilanciamento gustativo con un’acidità viva, sale e aromi primari senza vuoti a centro bocca. Ma cosa cambia nella denominazione? L’aggiornamento della DOC si muove su due binari: maggiore leggibilità delle categorie (secco, amabile, Muffa Nobile; menzioni e sottozone dove presenti) e incentivi qualitativi legati alle rese, pratiche enologiche e tracciabilità che premiano identità territoriale e coerenza stilistica.
L’Orvieto così parla il linguaggio dell’aperitivo evoluto, lo si può accompagnare tanto alla cucina vegetale quanto a quella di mare; è un bianco di territorio che non è solo piacevole adatto ad una beva quotidiana ma arriva anche all’ eccellenza della meditazione. Il core resta il segmento 8-15 euro sullo scaffale dove l’Orvieto compete per rapporto qualità/ prezzo, le selezioni e i parcella-reserve salgono di gradino offrendo un potenziale di medio invecchiamento. La Muffa Nobile è un’icona, con la sua produzione esigua, prezzi coerenti con artigianalità e rischio vendemmie è un vino perfetto per le carte dessert. Il low alcohol intercetta canali alternativi: wine bar urbani, cocktails list, cavalcando i trend salutistici.
La modernizzazione della DOC Orvieto non è maquillage normativo ma un programma per allineare un grande classico italiano ai gusti e ai ritmi globali senza rinunciare all’impronta che gli dona il territorio. Tra la nobiltà della Botrytis e la freschezza “smart” delle versioni a basso alcol, Orvieto dimostra che innovare si può partendo dal carattere.

www.orvietodoc.it


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